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Dalla Sicilia parte la sfida dell’uva italiana: più innovazione per resistere alla concorrenza estera

Dalla Sicilia parte la sfida dell’uva italiana: più innovazione per resistere alla concorrenza estera
Il taglio del nastro al momento dell’inaugurazione di Luv 2026 (bg)

Si alza il sipario a Bari sulla manifestazione europea dedicata alla filiera. Il 35% della produzione nazionale arriva dall’Isola. Il project manager Mirko Sgaramella: “Vogliamo rendere la kermesse un punto di riferimento per il Mediterraneo”

BARI – Si è alzato ufficialmente il sipario su Luv, la prima fiera europea interamente dedicata alla filiera dell’uva da tavola, ospitata negli spazi della Nuova Fiera del Levante. Un appuntamento in cui la Sicilia recita un ruolo da protagonista. Promosso da Fruit Communication con il supporto della Nuova Fiera del Levante, Apeo, Commissione Italiana Uva da Tavola e dell’Associazione Uva da Tavola Siciliana, l’evento nasce per rispondere a uno scenario complesso, segnato dall’aumento dei costi di gestione, dalle difficoltà nel reperimento della manodopera e da una crescente competizione globale.

Luv, la fiera europea dell’uva da tavola con la Sicilia protagonista

Luv nasce per promuovere il dialogo tra territori, imprese, tecnologie e grande distribuzione, con una visione mediterranea e aperta alle evoluzioni dei mercati internazionali. L’uva da tavola è tra i simboli dell’agroalimentare italiano nel mondo, con un export che sfiora il miliardo di euro, destinato per il 90% ai mercati europei (in testa Germania, Francia e Polonia). In questa mappa produttiva, l’Italia difende le proprie quote grazie a due motori trainanti, la Puglia, che concentra il 65% della produzione nazionale, e la Sicilia, a cui spetta ben il 35%. Un peso specifico cruciale per l’Isola, presente a Bari con una rappresentanza nutrita per consolidare le relazioni commerciali.

Tra i 15 mila metri quadri della fiera e i 192 espositori totali, la presenza siciliana è emersa con forza fin dalle battute d’avvio. A confermarne la centralità è stato Mirko Sgaramella, project manager di Luv. “Due anni fa avevamo l’obiettivo di dare un luogo a un comparto capace di guardare oltre i confini regionali – ha dichiarato Sgaramella -. Luv nasce in Puglia, ma l’uva ha due protagonisti, Puglia e Sicilia. La filiera siciliana è fondamentale per questa manifestazione e per il rilancio del settore. Vogliamo fare di Luv la capitale europea dell’uva da tavola e un punto di riferimento per l’intero bacino del Mediterraneo, coinvolgendo anche Paesi produttori come Spagna, Egitto e Turchia. Il nostro compito è quello di creare le condizioni perché tante individualità possano ritrovarsi, relazionarsi e crescere. Aggregazione significa anche disporre di uno spazio e di un tempo nei quali incontrarsi per fare business, intessere nuove relazioni e approfondire tendenze ed evoluzioni della ricerca”.

Uva da tavola italiana, innovazione e ricerca per competere sui mercati

Un concetto condiviso da Gaetano Frulli, presidente della Nuova Fiera del Levante, che ha sottolineato la volontà di portare il valore di un prodotto simbolo all’attenzione dei buyer mondiali. Oltre agli aspetti commerciali, la sfida si gioca sull’innovazione agronomica e scientifica. Tra gli interessanti panel che si sono susseguiti durante l’intera giornata nelle due aree dedicate alle conferenze, vi è stata la relazione sul “vigneto del futuro” di Rosario Di Lorenzo, professore ordinario del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo, tra i massimi esperti del settore. “Per garantire efficacia produttiva, sostenibilità e competitività non è sufficiente cambiare cultivar – ha sottolineato Di Lorenzo -. La componente genetica è soltanto l’anello di una catena che comprende portinnesto, ambiente, gestione del vigneto e obiettivi di mercato. Se il clima impone un forte adattamento, esso può anche ampliare le possibilità di programmazione della produzione e dilazionare i calendari di offerta. Nella gestione irrigua, l’obiettivo deve essere ottimizzare la risorsa idrica sulla base della risposta fisiologica della pianta, sapendo che più acqua non significa automaticamente una risposta migliore o una maggiore conservabilità”.

“Il dato genera valore solo quando viene interpretato, trasformato in decisione e tradotto in un’azione agronomica – ha concluso Di Lorenzo -. Le sperimentazioni condotte in Sicilia, come quelle sull’efficienza irrigua a Canicattì e sugli innesti, confermano il ruolo guida dell’Isola nell’agricoltura di precisione”.

Uva da tavola di Canicattì Igp, qualità e tutela del prodotto siciliano

Tra gli stand della fiera abbiamo incontrato Marsello Lo Sardo, presidente del consorzio di tutela dell’uva da tavola di Canicattì Igp. “Portare l’eccellenza dell’uva da tavola di Canicattì Igp in una vetrina europea di questa rilevanza è una fonte di immenso orgoglio per la nostra comunità – ha detto al QdS Lo Sardo. In questa occasione siamo al fianco delle principali realtà pugliesi e di Mazzarrone, dimostrando come la sinergia tra territori diversi per microclima e caratteristiche geografiche sia la vera forza dell’uva da tavola italiana. Mantenere viva un’attività agricola come la nostra richiede un notevole sforzo finanziario e tanto coraggio, parliamo di una produzione a cielo aperto che, fino all’ultimo momento di raccolta, resta alla mercé di sbalzi termici, piogge improvvise e folate di vento. Ecco perché la certificazione Igp rappresenta una garanzia imprescindibile per orientare i consumatori verso un acquisto consapevole e tracciabile. Su questo fronte, nell’ultimo anno, abbiamo profuso ingenti risorse in campagne di comunicazione per far conoscere le qualità uniche della nostra uva e intercettare nuove fasce di mercato, difendendoci al contempo dalla concorrenza sleale dei prodotti esteri”.

Uva siciliana, le richieste del settore agricolo alle istituzioni

“Tuttavia, la promozione da sola non basta se manca un sostegno istituzionale solido – ha aggiunto Lo Sardo -. Auspico da sempre una maggiore tutela da parte dello Stato, ma la realtà dei fatti ci dice che spesso il settore agricolo viene lasciato a se stesso. I cinque giorni di fermo persi a causa dello sciopero dei trasportatori ne sono la prova evidente e testimoniano una preoccupante mancanza di garanzie per chi lavora”. Il programma del Luv entra adesso nel vivo con i focus tecnici dedicati al post-raccolta, al packaging e alle soluzioni innovative per la difesa del vigneto, preannunciando un’edizione ricca di contenuti per gli operatori dell’Isola presenti in fiera.