Quanto mettiamo in evidenza non è frutto di ricerche scientifiche o rielaborazione di pensieri di altri, bensì di osservazioni di ciò che accade. Da parte mia ritengo che la cultura dell’osservazione di ciò che accade abbia dignità e, sovente, garantisce l’originalità.
In base all’osservazione di ciò che accade è facile constatare che si è ritornati al tempo di “piove governo ladro” di alcuni decenni fa. Adesso la denigrazione dei politici e della politica è diventata uno sport nazionale, con l’utilizzo di sessismo, razzismo e altro ancora. Tutto ciò è certamente una prova tangibile di degrado.
Il paradosso, invece, consiste nella massificata disponibilità a tutti i livelli, sociale e culturale, di diventare soggetti politici, rivestendo ruoli istituzionali. Ciò a partire dal ruolo di consigliere di quartiere o comunale, alla carica di parlamentare nazionale o addirittura, per pochi eletti, di diventare membri del Governo e figure apicali delle varie Autorità e società collegate alla politica.
Inoltre, a livello di essere nominati e/o di candidarsi per il Parlamento nazionale e per le altre figure apicali sopra citate, ritengo che la disponibilità di assumere questi ruoli è notevole; certamente il fenomeno è meno evidente per il limitato numero di componenti del Governo nazionale dei due rami del Parlamento, etc.
La prova di quanto sopra è data da alcuni esponenti di altre Istituzioni, che fanno parte del Parlamento nazionale, di rivestire la carica di sindaco nelle grandi città, di rivestire ruoli nelle Autorità. Tutto ciò è certamente paradossale e, peraltro, massificato.
Come superare il paradosso politico: etica e cultura
I rimedi ipotizzabili per contenere il paradosso evidenziato possono essere: etici o culturali. I rimedi sul piano dell’etica presuppongono tempi lunghi. I rimedi culturali, invece, possono produrre effetti in tempi brevi. A tal riguardo, ci soffermiamo soltanto su questi due aspetti: la cultura e l’intelligenza di fare opposizione; la metodica per valutare l’attività del Governo centrale, dei provvedimenti della Regione, dei sindaci.
Il valore dell’opposizione intelligente per la democrazia
In particolare, per quanto riguarda la cultura e l’intelligenza di fare opposizione, è ovvio che non può esistere la democrazia in assenza dell’opposizione. L’opposizione deve essere intelligente e selettiva. Ciò nell’interesse di chi fa opposizione e del ritorno in tema di cultura del consenso. Opporsi su tutto non è intelligente in quanto il tutto è nulla ed ancora gli atti del Governo del Paese o del Comune, sono in buona parte di comune amministrazione e soltanto una minima parte hanno un contenuto ideologico. Opporsi su tutto vanifica l’opposizione sugli atti con ideologia e, come tali, legittimamente meritevoli di opposizione.
Per quanto riguarda invece la metodica per valutare l’attività del Governo, è necessario diffondere, allo scopo di formare i cittadini, che la valutazione del Governo, sia nel caso dello Stato che degli enti territoriali minori, va sommata alla valutazione dell’attività dell’opposizione. L’opposizione se intelligente e selettiva diventa, in punto di fatto, attività di governo, selezionando le attività promosse da chi governa.
Le riforme degli anni Settanta e il valore della politica condivisa
Senza entrare nell’analisi storica, seppure contemporanea, su quanto sopra, diventa utile soffermarsi sugli anni dal 1970 al 1980. Anni critici per il terrorismo di sinistra e di destra, e la presenza di poteri forti, ma produttivi di sei riforme, che ancora a distanza di circa sessant’anni, continuano a caratterizzare l’attuale momento storico. Mi limito ad elencare le sei riforme: fiscale, statuto dei lavoratori, istituzione del servizio sanitario, aborto, divorzio, manicomi.
Certamente uno dei motivi che ha consentito la condivisione per tali riforme è la struttura dei politici del tempo. Per completezza è sufficiente citarne alcuni: Moro, Craxi, Berlinguer, Panella, Almirante, Nicolosi, Tatarella, Andò, Andreotti (citati senza alcun ordine logico). Il modello consociativo di quegli anni va studiato, perché è risultato utile. Tale modello, a sessant’anni da allora, non ha certamente offuscato l’attività politica della Dc né il ruolo del Pci che, nei fatti, svolgeva il ruolo di opposizione nelle piazze e anche, in diverse circostanze, di contribuire alle riforme. Anche le altre formazioni di opposizione hanno svolto, con minore evidenza, le citate due funzioni.
La politica italiana e la necessità di selezionare i migliori
Ė augurabile che le opposizioni, di sinistra o di destra, presenti nel sistema Italia, possano acquisire questa nuova cultura nel fare opposizione, ed è, altresì, auspicabile che si avviino meccanismi per selezionare i migliori, emulando le figure politiche apicali degli anni Settanta.
Antonio Pogliese
Dottore Commercialista

