BARI – Si è chiusa con un bilancio ampiamente positivo la seconda edizione di Luv, la prima fiera interamente dedicata alla filiera dell’uva da tavola. Un appuntamento cruciale che ha riacceso i riflettori su uno dei comparti trainanti dell’agricoltura del Mezzogiorno, della Puglia e della Sicilia. Se la Puglia detiene circa il 65% della produzione nazionale, l’Isola la segue con il suo 35%, confermandosi un pilastro per volumi e qualità delle sue produzioni certificate.
Uva da tavola in Sicilia, una risorsa per il turismo enogastronomico
Tuttavia, accanto ai successi commerciali e alle sfide della grande distribuzione, dal salone fieristico è emersa una nuova prospettiva inespressa, ossia la trasformazione dell’uva da tavola da semplice prodotto ortofrutticolo a potente attrattore turistico.
A tracciare le linee guida di questa transizione è stata Donatella Privitera, docente del corso di Scienze del Turismo all’Università degli Studi di Catania, intervenuta nel convegno “Uva da tavola e territorio: tra agricoltura, turismo ed enogastronomia”. Secondo l’esperta dell’Ateneo catanese, un prodotto di qualità come l’uva da tavola non può vivere isolato dal contesto geografico in cui nasce.
“La parola chiave è sinergia – ha dichiarato Privitera – Serve una rete integrata che metta in connessione il lavoro dei campi con gli operatori del turismo, dell’accoglienza e della ristorazione, creando percorsi esperienziali capaci di intercettare i nuovi trend del viaggiatore contemporaneo. L’uva da tavola ha un’identità fortissima, ma da sola non basta, occorre infatti legarla al territorio e farla dialogare con altre forme di fruizione turistica”.
Cicloturismo e cammini tra i vigneti siciliani
“Un esempio concreto arriva dai segmenti in rapida espansione, come il cicloturismo e il turismo dei cammini o di matrice religiosa, settori che in Sicilia stanno registrando tassi di crescita rilevanti – ha sottolineato l’esperta -. Inserire le aziende agricole negli itinerari ciclistici o pedonali significa consentire al visitatore di conoscere l’uva dall’origine al consumo, vivendo un’esperienza immersiva nel paesaggio rurale. Ma il percorso non deve fermarsi alla campagna, infatti la sfida è portare il grappolo nelle città, coinvolgendo confezionatori, distributori e consorzi di tutela”.
Uva di Mazzarrone e Canicattì, il valore dei marchi Igp
“Un nodo centrale riguarda il posizionamento dei marchi di qualità geografica – ha aggiunto Privitera -. La Sicilia vanta eccellenze riconosciute dal marchio di Indicazione Geografica Protetta, come l’Igp di Mazzarrone e l’Igp di Canicattì. Se il consumatore italiano individua con facilità queste denominazioni legate ai territori d’origine, il turista straniero spesso ne ignora la storia e il valore intrinseco. Per colmare questo divario informativo, la risposta risiede nel potenziamento del turismo enogastronomico ad ampio spettro. Così come l’enoturismo ha saputo costruire un racconto redditizio attorno al calice di vino, allo stesso modo l’uva da tavola può integrarsi nell’offerta ristorativa locale, dall’abbinamento nei taglieri di salumi fino alle proposte nei menu territoriali. Per compiere questo salto di qualità occorrono però infrastrutture dedicate e una visione organizzativa strutturata”.
La Strada dell’Uva da Tavola in Sicilia: il progetto per attrarre visitatori
Tra le proposte più incisive lanciate durante il convegno spicca la creazione di una vera ‘Strada dell’Uva da Tavola’ in Sicilia, sul modello delle già affermate strade del vino. L’ispirazione deriva da casi di successo dell’agroalimentare italiano, come quello della mela in Trentino, capace di trasformare la filiera in un itinerario di scoperta culturale e turistica.
Un’esigenza confermata dagli stessi produttori locali. “Il Consorzio Igp di Mazzarrone ha infatti evidenziato come, a fronte di un’indiscussa maestria nella coltivazione e commercializzazione, l’integrazione con il comparto ricettivo sia ancora a uno stadio embrionale – ha rivelato la docente -. Creare una Strada dell’Uva da Tavola significherebbe cucire insieme una rete di soggetti eterogenei, dalle aziende agricole alle dimore storiche, dai musei del cibo agli eventi tematici a carattere sportivo o culturale, come maratone e corse amatoriali tra i vigneti. In questo processo di attrazione, un ruolo decisivo spetta all’innovazione digitale. L’uso dei canali digitali e delle piattaforme social rappresenta uno strumento formidabile per ingaggiare il turista prima della partenza e raccontare le peculiarità delle vallate siciliane”.
“Tuttavia, la comunicazione digitale rischia di rimanere un guscio vuoto se non viene supportata da servizi di accoglienza efficienti e da una reale cultura dell’ospitalità in grado di soddisfare il visitatore sul posto”, ha concluso Donatella Privitera -.
Turismo dell’uva da tavola, la Sicilia punta sulla crescita economica
La terza giornata del Luv si chiude dunque lasciando in eredità alla Sicilia una tabella di marcia chiara. Con il suo 35% di produzione nazionale e una biodiversità agroalimentare unica, l’Isola possiede tutte le carte in regola per diventare la capitale del turismo legato all’uva da tavola. La palla passa adesso alle istituzioni regionali, ai consorzi e al tessuto imprenditoriale, chiamati a fare squadra e a trasformare una risorsa agricola d’eccellente valore in un volano strategico di crescita economica, occupazionale e d’immagine per il territorio siciliano.

