Pontida (Bg), 20 set. (askanews) – Al Generale risponde il Capitano. Alla fine Matteo Salvini non diserta la Pontida dei giovani, e proprio mentre Roberto Vannacci sta chiudendo il suo intervento, a sorpresa il segretario leghista fa il suo ingresso nel tendone che ospita l’evento della giovanile. Per l’ora precedente il protagonista indiscusso era stato proprio l’europarlamentare: prima l’assalto dei cronisti, poi quello dei militanti, che lo hanno accolto sul palco col coro “C’è solo un generale”. Ma se di sfida si vuole parlare, l’applausometro lo vince ancora il segretario: “Un capitano, c’è solo un capitano”, intonano gli stessi giovani che rifiutano il dualismo: “Abbiamo dimostrato che la Lega è una, e nessuno la potrà mai dividere”, tira le somme il coordinatore dei Giovani Luca Toccalini, prima della foto con i due protagonisti, tutti insieme ai piedi del palco.
Superata dunque anche la colica renale che in mattinata aveva indotto il segretario leghista ad annullare l’impegno, ma alla fine il richiamo di Pontida è più forte: “Questo è il mio riposo”, scherza il segretario. Che dal palco rassicura i militanti sull’evoluzione del partito, dopo che Vannacci oggi aveva spiegato in una intervista che il Carroccio “non è più quello del ’92”. Salvini invece scandisce: “La Lega di oggi è la Lega di 30 anni fa”. Ma in questa chiave: “Tv, radio, giornali ce l’hanno con noi. Baroni universitari, collettivi degli studenti, i grandi finanzieri, le grandi banche, i grandi sindacati, ci vedevano come un corpo estraneo da cancellare 30 anni fa, ci vedono come un imprevisto da cancellare anche oggi. Non ci sono riusciti 30 anni fa, non ci riusciranno oggi, e non ci riusciranno mai. La Lega è la Lega, se serve soli contro tutti, ma la Lega è la Lega”. I temi sono quelli classici del sovranismo e della destra: contrasto all’immigrazione clandestina, “remigrazione”, la Canzone del Piave della Grande guerra intonata per il suo “non passa lo straniero”. Addirittura “Vannacci è un moderato, noi no”, è lo slogan dei giovani leghisti.
E il simbolo scelto da questa Lega è Charlie Kirk: le magliette dei giovani, il minuto di silenzio per ricordarlo, e Vannacci che tra gli applausi dice: “Dobbiamo essere i suoi eredi”. Nella retorica dell’influencer americano ci sono tutte le parole d’ordine dei giovani leghisti: la remigrazione invocata dai veneti (arrivati in drappello e maglietta nera) e condivisa da Vannacci, la lotta al woke, quella all’ambientalismo, e le radici cristiane: “L’Europa è cristiana, non musulmana”, scandiscono i giovani della Lega.
Che anche stavolta non rinunciano alla polemica con Forza Italia, anche se non diretta come l’anno scorso, quando il destinatario dei “vaffanculo” leghisti fu il segretario Tajani. Adesso il bersaglio è Calenda, ma l’obiettivo sono sempre gli azzurri: “Scelgano da che parte stare, se con noi o con Azione”.

