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Abusi, fondo regionale per le demolizioni già esaurito: i Comuni siciliani che non abbattono devono restituire i soldi

Abusi, fondo regionale per le demolizioni già esaurito: i Comuni siciliani che non abbattono devono restituire i soldi

In una terra dove, ancora oggi, le vie clientelari sono le migliori per interfacciarsi con la PA, obbligare a demolire le abitazioni abusive si rivela tra le cose più complicate da fare

Fare una gettata di cemento, tirare su un pilastro, a poco a poco farne una casa, il tutto senza avere alcuna autorizzazione, è molto più semplice di cancellare le ferite inferte al territorio. Lo dice l’esperienza e lo dicono i documenti. Anche quando la politica e le istituzioni provano a mettere in campo misure a favore del contrasto all’abusivismo edilizio, gli iter finiscono per essere lunghi e tortuosi. Il diritto – legittimo – dei proprietari di difendere le proprietà, ricorrendo ai tribunali per far valere le proprie ragioni, dilatano i tempi di intervento ma a incidere sono anche la penuria di risorse – sia finanziarie che di personale – dedicate al tema e, non per ultimo, la consapevolezza che si va a toccare un tema molto sensibile. Anche dal punto di vista elettorale.

Abusivismo edilizio in Sicilia: un fenomeno ancora difficile da contrastare

In una terra come la Sicilia, dove ancora oggi le vie clientelari sono le migliori per interfacciarsi con la pubblica amministrazione ma anche le più efficaci per chi intraprende la carriera politica e dunque vive la quotidianità cercando il consenso, obbligare a demolire le abitazioni costruite illegittimamente si rivela tra le cose più complicate da fare. E per quanto rispetto al passato il sentimento comune è più maturo, gli elementi che raccontano come la strada da fare sia ancora tantissima ci sono. A inizio anno a far discutere era stata la decisione della Regione di stanziare due milioni di euro per rinnovare il fondo di rotazione a cui i Comuni possono attingere per effettuare demolizioni in danno ai privati. Il dibattito non si era animato per l’iniziativa in sé, da tutti considerata necessaria tenendo conto delle difficoltà finanziarie in cui versano gli enti locali e al contempo la necessità di dimostrare come il pubblico non ceda davanti all’anarchia dei privati, bensì per la portata della misura: due milioni sono stati ritenuti una cifra troppo esigua per affrontare in maniera seria il fenomeno dell’abusivismo edilizio nell’isola.

A metterlo in chiaro, tra i primi, c’era stata Legambiente Sicilia, che a febbraio con una nota aveva fatto notare che “sebbene i due milioni di euro previsti rappresentino la cifra più alta stanziata dal fondo di rotazione dalla sua istituzione nel 2021, grazie anche alla denuncia di Legambiente e Anci Sicilia, che in sede di sessione di bilancio 2026 ne avevano segnalato l’azzeramento, non possiamo che ritenerli insufficienti”.

Fondo demolizioni già esaurito: le richieste dei Comuni siciliani

Per capire quanto la riflessione degli ambientalisti non sia campata in aria, basta guardarsi attorno. È recente la notizia del protocollo che a Napoli è stato siglato dal Comune e da procura guidata da Nicola Gratteri. Nell’ambito dell’accordo, in cui l’autorità giudiziaria darà il proprio contributo nella individuazione degli immobili a cui dare priorità di abbattimento, è stato stanziato un fondo da quattro milioni e mezzo. Oltre il doppio di quello che i 391 Comuni della Sicilia hanno a disposizione. “Riteniamo necessario che il fondo abbia una dotazione stabile di almeno cinque milioni di euro, per sostenere concretamente i Comuni nel contrasto alla piaga dell’abusivismo edilizio. Se l’edilizia illegale continua a crescere è anche perché non si interviene con le demolizioni, alimentando di fatto un clima di sostanziale impunità”, aveva dichiarato a inizio anno il presidente di Legambiente Sicilia Tommaso Castronovo.

La questione culturale si riflette anche nei numeri: negli anni scorsi, l’Istat ha prodotto lo studio Bes, sul benessere equo e sostenibile in Italia, da cui è emerso che nel 2022 nel Mezzogiorno la piaga dell’abusivismo era diffusissima: 42,1 abitazioni su cento realizzate senza nulla osta nel Sud, mentre il dato aggregato relativo a Sicilia e Sardegna segnava il 36,3 per cento.

A oggi non esistono dati ufficiali sullo stato di utilizzo dell’ultimo fondo di rotazione da parte dei Comuni siciliani. Tuttavia, il Quotidiano di Sicilia è riuscito a contattare una fonte all’interno della pubblica amministrazione regionale, che ha rivelato che le risorse finanziarie sono state già esaurite. Nello specifico, all’assessorato al Territorio e Ambiente sarebbero arrivate circa un centinaio di istanze di finanziamento delle quali quasi una novantina ritenute adeguate nella forma alle richieste che la Regione fa per emettere le erogazioni dei fondi. Non è possibile, per adesso, dire quali siano stati i Comuni da cui sono partite le istanze e, di conseguenza, quali gli immobili che si vogliono abbattere.

Comuni siciliani: restituzione dei fondi per le demolizioni non eseguite

Il fondo di rotazione, per sua natura, è costituito da risorse che vengono concesse sotto forma di anticipazioni senza interessi sui costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive e di ripristino dello stato dei luoghi. Sulla carta le stesse risorse, dovrebbero tornare in pancia alla Regione una volta che i Comuni riescono a rivalersi in danno sui proprietari. I tempi per ottenere ciò sono però spesso molto lunghi e così capita molto più di frequente che l’assessorato rientri in possesso delle somme per altri motivi. Come per esempio, la richiesta di restituzione fatta agli stessi Comuni che l’hanno chiesto.

Il motivo di ciò sta nel decreto con cui nel 2021 fu istituito il fondo di rotazione: le regole prevedono che “gli interventi di demolizione vengano conclusi dai comuni entro dodici mesi dall’assegnazione del finanziamento, prorogabili di ulteriori sei mesi con provvedimento motivato, pena la revoca”. L’ultimo caso di restituzioni si è verificato nel mese di giugno e ha interessato tre Comuni in altrettante province: Gela, a Caltanissetta; Bolognetta, nel Palermitano, e Misiliscemi, in provincia di Trapani.

In totale sono stati otto i decreti di revoca partiti dal dipartimento regionale all’Urbanistica. La metà interessa Gela, che dovrà restituire oltre 170mila euro per somme stanziate nel 2024. Quasi 185mila euro è invece la cifra che l’amministrazione comunale di Bolognetta aveva ottenuto per tre differenti interventi nell’ambito dell’esercizio finanziario 2022, ma senza che gli stessi siano stati portati a compimento. Infine circa 89mila euro per una demolizione erano andati a Misiliscemi. Anche in questo caso, la procedura ha sforato i termini e i soldi dovranno ritornare a Palermo, a meno che i Comuni non facciano ricorso al Tar.

In tutti i provvedimenti di revoca si legge che “è stato chiesto al Comune di relazionare sullo stato dell’iter procedurale relativo all’intervento di demolizione riferito al finanziamento”. Richieste che, nonostante i solleciti, sono cadute nel vuoto. “Il Comune non ha fornito alcun riscontro alle suddette note”, è la presa d’atto che si ripete nei decreti partito dal dipartimento all’Urbanistica.