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Accise mobili sul carburante, cosa sono e quanto potrebbero abbassare il prezzo di benzina e gasolio

Accise mobili sul carburante, cosa sono e quanto potrebbero abbassare il prezzo di benzina e gasolio
distributori benzina, foto d’archivio

La misura Introdotta nel 2023 modificava una norma del 2007 e prevede la possibilità di attuare un taglio delle accise sui carburanti quando il prezzo aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento

Guerra in Iran, crisi in Medio Oriente e il prezzo del petrolio sale alle stelle con conseguenti aumenti del carburante con rincari continui. Il Governo Meloni vuole correre ai ripari ed è pronto ad attivare il meccanismo delle accise mobili per calmare questi rincari. L’esecutivo potrebbe quindi attivare la misura introdotta nel 2023 che servirebbe a dare un taglio alle accise.

Due le domande che si pongono gli italiani, cosa sono le accise mobili? E quanto permetteranno di risparmiare ai cittadini?

Le accise mobili sulla benzina

La misura serve per contenere l’impatto sui consumatori finali dell’aumento dei prezzi, il Governo valuta di praticare un’accisa mobile.

Introdotta nel 2023 modificava una norma governativa del 2007 e prevede la possibilità di attuare un taglio delle accise sui carburanti quando il prezzo aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento.

Dunque, il parametro da prendere in considerazione è quello fissato dall’ultimo Def, anche se non viene specificata la soglia di aumento per intervenire (in passato era fissata al 2%). Proprio questo dettaglio dovrebbe ora essere disciplinato.

È doveroso specificare che sul prezzo di benzina e diesel incidono tre fattori fondamentali:

  • il costo del petrolio (ed è questo il motivo principale che spingerebbe l’esecutivo a intervenire);
  • l’Iva al 22%;
  • le accise a litro (tasse fisse).

L’accisa mobile che il governo introdurrebbe si applicherebbe anche grazie al maggior gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi: l’Iva è un’imposta ad valorem (in percentuale) sul prezzo finale, diversamente da quanto avviene per le accise che sono sostanzialmente fisse.

Grazie al maggior gettito Iva (il cui importo chiaramente sale insieme al prezzo della materia prima) l’esecutivo andrebbe quindi a intervenire per ridurre le accise e ottenere una riduzione del prezzo alla pompa.

Con l’intervento il valore del carburante alla pompa dovrebbe mantenersi stabile o, almeno, non subire scossoni troppo evidenti.

Il possibile utilizzo delle Accise mobili

Tuttavia, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha specificato che non è ancora certo che si applichi il meccanismo delle accise mobili. Questo è previsto soltanto nel caso in cui i prezzi salgano in modo stabile. Al momento la benzina “servita” dovrebbe essere ancora quella acquistata precedentemente all’attacco Usa e Israele all’Iraq del 28 febbraio e proprio per questo c’è chi denuncia una speculazione dietro i rincari degli ultimi giorni.

Nella giornata dell’8 marzo l’associazione di consumatori ha sottolineato la necessità di contenere i prezzi dei carburanti. L’Unione nazionale consumatori, invece, evidenzia un altro dato allarmante:

Massimiliano Dona, presidente dell’Unc, l’unione nazionale consumatori (tutela consumatori in Italia), osserva: “Nonostante di domenica i distributori self service non cambino solitamente il prezzo, secondo la nostra elaborazione dei dati Mimit, in Calabria tra sabato e domenica il prezzo del gasolio è schizzato di 2,1 cent al litro, pari a 1 euro e 5 cent per un pieno di 50 litri, regione che detiene il record anche per il maggiore balzo giornaliero della benzina, decollata in 24 ore di 35 centesimi a rifornimento»

Accisa mobile, quanto si risparmierebbe sui carburanti

L’introduzione delle accise mobili sul carburante vorrebbe dire, di fatto, un taglio sul costo di benzina e gasolio. Il quesito a questo punto è il più semplice: quanto si risparmierebbe? Secondo quanto richiesto dalle associazioni dei consumatori servirebbe un intervento che porti a una riduzione di circa 10-15 centesimi al litro per calmierare il prezzo e riportarlo al livello precedente al conflitto.

Differenza tra accise fisse e mobili

La differenza tra le accise fisse e mobili va ricercata nella loro capacità di stabilizzazione del prezzo dei carburanti alla pompa.

Le accise fisse sono quelle standard che pesano su ogni singolo litro di benzina e diesel: non variano al mutare del prezzo industriale del carburante e rimangono costanti garantendo entrate stabili allo Stato.

Le accise mobili, di contro, sono un meccanismo automatico che consente al governo di ridurre il peso delle accise compensandole con l’aumento dell’Iva. Quando i prezzi del carburante superano determinate soglie, l’extra gettito dell’Iva (che sale con il prezzo) viene utilizzato per abbassare l’accisa fissa consentendo al prezzo finale di scendere. Per farla breve, l’accisa mobile è una tutela per i consumatori dai rincari eccezionali.

Quando entrano in gioco le accise mobili

L’accisa mobile è un meccanismo che si applica in casi di emergenza: quando le variazioni del prezzo del greggio sono importanti. In questo caso lo Stato incassa più Iva (si parla di extra gettito proprio per questo) dovuta al prezzo più alto: con il sistema delle accise mobili, introdotto originariamente nel 2007 e reso più efficace con i provvedimenti del 2023, il governo ha deciso di utilizzare questo guadagno aggiuntivo per ridurre proporzionalmente la quota delle accise.

Si raggiunge in questo modo una compensazione che dovrebbe mantenere il prezzo finale di diesel e benzina invariato rispetto ai momenti prima della crisi in Medio Oriente.

Evitare le speculazioni

Se il governo decide di rinunciare a parte del gettito per aiutare i consumatori finali, bisogna fare anche in modo che il taglio delle accise non diventi un guadagno extra per chi sta speculando sui prezzi. Erano stati annunciati dei controlli per evitare tali speculazioni. Diventa fondamentale in questo momento che venga effettuato un monitoraggio sulla trasparenza dei prezzi da parte del Mimit

Dopo il primo attacco congiunto di Usa e Israele all’Iran e la conseguente risposta della Repubblica Islamica sui Paesi del Golfo come ritorsione, alcune stazioni di servizio hanno aumentato i prezzi di oltre il 15%. Intervento speculativo visto che una crisi ha sempre bisogno di alcune settimane prima di produrre aumenti di questa portata sul costo dei carburanti.

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