Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 11 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
L’Iran ha dislocato una decina di mine nello Stretto di Hormuz, una scelta che probabilmente complicherà la riapertura del canale, fondamentale per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto. Lo riporta il Times of Israel, citando fonti a conoscenza della questione. Le esportazioni di petrolio e Gnl attraverso il punto strategico lungo la costa iraniana sono state di fatto bloccate dalla guerra lanciata 12 giorni fa da Stati Uniti e Israele, contribuendo a provocare un’impennata dei prezzi mondiali dell’energia. Il comando militare iraniano ha affermato oggi che il mondo dovrebbe prepararsi al fatto che il prezzo del petrolio raggiungerà i 200 dollari al barile.
Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che le forze di difesa del Paese stanno attualmente combattendo contro un’ondata di droni e missili lanciati dall’Iran. “Il ministero conferma che i suoni uditi in aree sparse del Paese sono il risultato dell’intercettazione di missili balistici da parte dei sistemi di difesa aerea, nonché dell’intercettazione di droni e munizioni vaganti da parte dei caccia”, ha affermato in una dichiarazione su X.
“A più di dieci giorni dall’inizio dell’ultima escalation del conflitto in Medio Oriente, i sistemi sanitari di tutta la regione sono sotto pressione a causa dell’aumento di feriti e sfollati, dei continui attacchi all’assistenza sanitaria e dell’aumento dei rischi per la salute pubblica”. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) torna a lanciare l’allarme sull’aggravarsi della crisi sanitaria in Medio Oriente. “Le autorità sanitarie nazionali segnalano oltre 1.300 morti e 9mila feriti in Iran, mentre in Libano almeno 570 morti e oltre 1.400 feriti. In Israele, le autorità segnalano 15 morti e 2.142 feriti”, elenca l’agenzia Onu per la salute che fa il punto anche sugli attacchi al settore sanitario.
L’Fbi ha avvertito i dipartimenti di polizia della California che l’Iran potrebbe reagire agli attacchi degli Stati Uniti lanciando droni contro la costa occidentale. Lo ha riferito Abc News, citando informazioni del ‘bureau’, secondo cui dal mese scorso l’Iran “aspira a condurre un attacco a sorpresa, utilizzando aerei senza pilota da una nave non identificata” al largo delle coste statunitensi. Nell’alert, diffuso alla fine di febbraio, l’Fbi ha affermato di non avere “ulteriori informazioni sui tempi, sui metodi, sugli obiettivi o sugli autori di questo presunto attacco”.
L’Iran è stato colpito “più duramente di quanto sia mai stato colpito qualsiasi altro paese nella storia”, ma “non abbiamo ancora finito”. Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti, dopo che lo stesso presidente americano ad Axios ha sostenuto che “non è rimasto quasi più niente da colpire” e che “la guerra finirà presto”. Cosa ci vuole perché si concluda? “Ancora di più – ha risposto ai giornalisti – Hanno perso la loro marina. Hanno perso la loro aeronautica. Non hanno alcun sistema di difesa antiaerea. Non hanno radar. I loro leader non ci sono più. E potremmo fare molto di peggio”.
Israele sarebbe pronta a una potenziale “significativa escalation” degli attacchi da parte dell’Iran e di Hezbollah. Lo riferiscono alla Cnn due fonti israeliane. Ci sarebbe un terzo soggetto pronto ad attaccare: gli Houthi in Yemen, sostenuti dall’Iran. Qualora ciò accadesse, sarebbe una novità assoluta per la guerra in corso.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione dei massimi responsabili politici e della sicurezza israeliani per discutere gli ultimi sviluppi e preparare la strategia in caso di ulteriori attacchi.
L’Iran accusa gli Stati Uniti del doppio attacco con missili Tomahawk contro la scuola di Minab. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, parla di un attacco che “ha massacrato 168 piccoli angeli iraniani” e “un crimine di guerra imperdonabile e grave che non deve restare impunito”.
La Romania, Paese della Nato, ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare le basi aeree sul suo territorio per rifornire di carburante gli aerei coinvolti nella guerra contro l’Iran. Il via libera è arrivato dal Parlamento, che ha votato a larga maggioranza a favore della proposta presentata dal Consiglio di Difesa Nazionale.
Nel corso del video-collegamento con i leader G7 sulla crisi iraniana, la premier italiana Giorgia Meloni “ha riaffermato l’impegno per favorire un ritorno alla diplomazia che conduca a soluzioni per la stabilità della regione e l’importanza della solidarietà del G7 verso le Nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani”. Così recita una nota di Palazzo Chigi.
Non si ferma il disastro umanitario scatenato dalla guerra in Iran e nel Golfo iniziata da ormai 12 giorni. Il Ministero della Salute conferma in conferenza stampa il pesante bilancio: 634 morti, più di 800mila sfollati (circa 126.000 quelli ospitati in rifugi collettivi), circa 1.500 feriti. E il dato peggiore: tra le vittime ci sono anche 91 minori.
“Non stanno collaborando affatto. Sono stati pessimi. Potremmo interrompere gli scambi commerciali con la Spagna”. Queste le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, prima di partire per il Kentucky.
“Sono stati pessimi con la Nato. Vengono protetti, ma non vogliono pagare la loro quota giusta… Il popolo spagnolo è fantastico, ma la leadership non è così buona”, aggiunge.
Le forze armate iraniane minacciano di colpire i porti della regione del Golfo in caso di attacchi di Israele e Stati Uniti verso i loro. “Se i nostri porti e i nostri bacini portuali saranno minacciati, tutti i porti e i bacini portuali della regione saranno nostri obiettivi legittimi”, la dichiarazione trasmessa dalla tv di Stato.
La società britannica di consulenza Deloitte ha chiesto al suo personale di evacuare gli uffici di Dubai dopo le minacce iraniane di colpire “centri economici e banche“.
Anche la società di consulenza PwC chiude per il resto della settimana le sue sedi in quattro Paesi del Golfo – Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait – “a scopo precauzionale”.
“L’Iran ha lanciato più di dieci missili con testate a grappolo contro Israele dall’inizio della guerra”. Lo sostiene Doron Lavi, capo dell’unità artificieri della polizia israeliana. Secondo funzionari israeliani e l’analisi di filmati verificati dal New York Times, l’Iran avrebbe utilizzato munizioni a grappolo – armi ampiamente vietate a livello internazionale – contro diverse aree del Paese, compresi centri abitati.
Questo tipo di munizioni costituiscono un grave rischio per i civili e dal 2008 una convenzione internazionale ne impedisce l’uso. Né Israele né l’Iran, però, hanno aderito. Per diversi esperti legali, il loro utilizzo in aree popolate costituirebbe una violazione del diritto internazionale umanitario.
Macron si mostra contrario alla revoca delle sanzioni alla Russia a causa della delicata situazione dello Stretto di Hormuz. La situazione attuale dello stretto, per il presidente francese, “non giustifica in alcun modo la revoca delle sanzioni”. “Nelle conclusioni” è emerso il “consenso nel dire che non dobbiamo cambiare la nostra posizione nei confronti della Russia e che dobbiamo mantenere lo sforzo per l’Ucraina”, afferma.
Il New York Times rivela che un’indagine preliminare sulla strage seguita all’attacco che ha colpito una scuola elementare nella città iraniana di Minab conferma che ad agire e a provocare la morte di almeno 175 persone (molte di loro bambine) è stato un missile Tomahawk americano. L’attacco, spiega ancora il NYT, sarebbe stato il risultato di un errore nell’individuazione del bersaglio: l’obiettivo era colpire una vicina base della Marina dei Guardiani della Rivoluzione, ma le coordinate generate da dati obsoleti forniti dalla Defense Intelligence Agency avrebbero portato gli USA a colpire la scuola.
L’indagine è ancora in corso e dovrà chiarire perché le informazioni non siano state verificate prima dell’attacco. Pentagono e Comando centrale statunitense avrebbero rifiutato di commentare in attesa dei risultati definitivi dell’inchiesta.
Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) avverte i civili iraniani affinché stiano lontani dai porti lungo lo Stretto di Hormuz, che “il regime sta usando per condurre operazioni militari che minacciano la navigazione internazionale”. “Questa azione pericolosa mette a rischio la vita di persone innocenti. I porti civili utilizzati per scopi militari perdono lo status protetto e diventano obiettivi militari legittimi secondo il diritto internazionale – fa sapere il Centcom in un post su X -. Il comando esorta i civili in Iran a evitare immediatamente tutte le strutture portuali dove operano le forze navali iraniane. I lavoratori portuali iraniani, il personale amministrativo e gli equipaggi delle navi commerciali dovrebbero evitare le navi e le attrezzature militari iraniane”.
Secondo il comando americano, le forze navali iraniane avrebbero “posizionato navi e attrezzature militari all’interno di porti civili che servono il traffico marittimo commerciale”.
“Sebbene anche l’esercito statunitense non possa garantire la sicurezza dei civili all’interno o in prossimità delle strutture utilizzate dal regime iraniano per scopi militari, le forze americane continueranno a prendere ogni precauzione possibile per ridurre al minimo i danni ai civili“, è l’assicurazione del Centcom.
Ai leader del G7 – agli USA di Trump, in particolare – arriva l’appello di Emmanuel Macron “a coordinarsi per ristabilire chiaramente la libertà di navigazione al più presto possibile” nello Stretto di Hormuz. Parlando in apertura della videocall, il capo dello Stato francese ha poi esortato gli altri Paesi ad “astenersi da ogni restrizione alle esportazioni di petrolio e gas che potrebbe destabilizzare i mercati”.
Citigroup fa evacuare i suoi dipendenti dagli uffici a Dubai “a causa delle crescenti preoccupazioni per la sicurezza” dopo la minaccia iraniana di colpire le banche legate agli Stati Uniti e a Israele come rappresaglia per l’attacco israelo-americano contro una banca in Iran. Lo rende noto una fonte all’Afp, citando fonti anonime.
I paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) hanno concordato all’unanimità di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve di emergenza per compensare l’impatto sui mercati derivante dalla guerra in corso e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. “I paesi membri dell’Aie hanno deciso all’unanimità di avviare il più grande rilascio di riserve petrolifere di emergenza nella storia della nostra agenzia”, annuncia il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol.
La quantità di barili rilasciati è più del doppio di quella rilasciata all’inizio della guerra in Ucraina. Nonostante il rilascio, Birol sottolinea che la cosa più importante per ripristinare la stabilità dei flussi di petrolio e gas “è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz“.
QUI L’APPROFONDIMENTO SULLE RISERVE DI PETROLIO
Nuovo attacco con droni contro l’Oman. Fonte della sicurezza citate da Oman news agency hanno riferito che diversi droni sarebbero stati intercettati e abbattuti. Alcuni avrebbero colpito i serbatoi di carburante nel porto di Salalah, nel sud. Non si segnalano vittime. “Le autorità competenti stanno impiegando tutte le risorse disponibili per monitorare e contrastare questi attacchi malevoli, nel fermo impegno a preservare la sicurezza della nazione, dei suoi cittadini e residenti”, sottolinea l’agenzia.
Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema dell’Iran, avrebbe riportato una frattura a un piede, un ematoma attorno all’occhio sinistro e lacerazioni al viso a causa del raid aereo israelo-americano che lo scorso 28 febbraio ha ucciso suo padre, l’Ayatollah Ali Khamenei, e altri cinque membri della sua famiglia. Lo afferma la Cnn citando una propria fonte ben informata. In precedenza una fonte israeliana aveva dichiarato alla Cnn che il secondogenito dell’Ayatollah Khamenei era rimasto ferito la scorsa settimana e da giorni circolano voci sul fatto che sia rimasto ferito. La nuova Guida Suprema non è mai apparsa in pubblico, né ha rilasciato dichiarazioni dopo la sua nomina di domenica. Il figlio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Yousef, ha dichiarato stamattina di aver saputo che Khamenei era rimasto ferito, ma che ora è “al sicuro, sano e salvo”. Lo riporta Adnkronos.
Gli Stati membri dell’Ue devono mantenere scorte di emergenza di petrolio sufficienti per “novanta giorni” e ora i depositi “sono pieni”. Lo assicura la portavoce della Commissione Europea per l’Energia Anna-Kaisa Itkonen, a Bruxelles, annunciando una riunione domani per discutere del loro possibile utilizzo.
I prezzi del petrolio sono in rialzo e il Brent a Londra si attesta di nuovo sopra i 90 dollari, dopo il picco di oltre 100 dollari di pochi giorni fa e il leggero calo di ieri. Germania e Giappone puntano sullo sblocco delle riserve per gestire la crisi e gli effetti della volatilità dei mercati.
“Il governo ha preso le distanze e condannato l’attacco alla scuola iraniana, sono disponibile a un tavolo con opposizioni a Palazzo Chigi, per affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni anche per le vie brevi, tutte le volte che sarà necessario”. A dirlo la premier Giorgia Meloni, nelle sue repliche in Senato.
L’Iran rivendica di aver colpito diverse basi americane in Kuwait e Bahrein nei primi 12 giorni di guerra. “Infrastrutture chiave della base statunitense nel porto di Mina Salman, il centro nevralgico della Quinta Flotta degli Stati Uniti… sono state colpite da missili e droni iraniani”, dichiarano i Guardiani della Rivoluzione sul loro sito web Sepah News, riferendosi alle installazioni statunitensi in Bahrein.
“Contemporaneamente Camp Patriot (in Kuwait), inclusi hangar per le attrezzature, alloggi e centri di raccolta per i soldati americani nelle basi navali di Mohammed Al-Ahmad e Ali Al-Salem, ha subito anche pesanti perdite”, aggiungono.
Tre persone sono state uccise e altre quattro sono rimaste ferite in un raid aereo israelo-americano contro la città di Tabriz, nel nordovest dell’Iran. Lo scrive l’agenzia di stampa Tasnim.
L’Iran accusa Stati Uniti e Israele di aver colpito una nave ambulanza su un’isola nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce l’agenzia di stampa Mehr, che ha anche diffuso anche delle immagini dell’evento. “In seguito agli attacchi statunitensi e sionisti di questo pomeriggio, un’idroambulanza attraccata al molo dell’isola di Hormuz è stata colpita da missili”, si legge. Il mezzo, si legge, viene utilizzato per trasportare pazienti in emergenza dall’isola di Hormuz alla città portuale di Bandar Abbas.
Fonti governative avrebbero confermato all’Afp lo sblocco di parte delle riserve di petrolio della Germania per rispondere ai rincari dei prezzi dovuti alla guerra in Iran e nel Golfo. Stessa decisione, ma a partire da lunedì, per il Giappone. Il primo ministro giapponese Sanae Takaichi conferma che il Governo manterrà i prezzi al dettaglio della benzina intorno ai 170 yen al litro, o anche meno, in media a livello nazionale.
La guerra in Medio Oriente “deve essere fermata prima che diventi più grande e travolga completamente la regione nelle fiamme”. Lo afferma il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, sostenendo che tutta l’area coinvolta dal conflitto iraniano è “ancora una volta avvolta da un odore di sangue e polvere da sparo“. Erdogan fa un appello all’uso della diplomazia per porre fine a una guerra “insensata, illegale e irregolare”, dagli elevati costi in termini umani, di proprietà ed economici.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sottolinea che la Russia è in contatto costante con la leadership iraniana. Peskov aggiunge anche che, “come ha affermato il presidente Putin, la Russia è sempre pronta a dare il suo contributo per ripristinare la pace e la stabilità nella regione” del Medio Oriente e del Golfo.
Sono almeno 570 le persone che sono state uccise negli attacchi israeliani in Libano dallo scorso 2 marzo: 439 uomini, 45 donne e ben 86 bambini. Lo conferma il Ministero della Salute di Beirut.
Una nave cargo thailandese – la Mayuree Naree, partita da un porto degli Emirati Arabi Uniti – sarebbe stata attaccata durante il transito nello Stretto di Hormuz e ci sarebbero 3 dispersi. Lo rende noto la Marina militare thailandese, precisando che finora sono stati messi in salvo 20 membri dell’equipaggio.
Per risolvere la questione dello Stretto di Hormuz occorre far ricorso ad un “multilateralismo che mette d’accordo gli interessi di quasi tutti, anche Paesi che non si parlano da anni. Non è una nave italiana che risolve il problema di Hormuz, ma l’Italia può essere uno degli attori che mette insieme tutte le energie di tutto il mondo per affrontare un tema che coinvolge la possibilità di importazione di energia da parte di tutto il mondo, in primis la Cina”. Lo afferma il ministro della Difesa, Guido Crosetto, parlando con i giornalisti in Senato dopo l’intervento della premier Meloni.
“Lo stretto è un problema che coinvolge non gli Stati Uniti, non Israele, non solo i Paesi del Golfo, non solo l’Italia, ma, ripeto, il mondo. Quindi il fatto di minare Hormuz o di sminare Hormuz -conclude Crosetto- diventa un problema di una comunità finalmente internazionale che, ripeto, magari attraverso meccanismi multilaterali, ne cito uno, l’Onu, di cui non parliamo neanche più, o altri sistemi, affronta questo tema”.
“Stiamo valutando accise mobili nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile”, conferma Meloni durante le sue comunicazioni in Senato.
“Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra“, ribadisce Meloni, sottolineando che al momento non è giunta all’Italia alcuna richiesta di utilizzo cinetico delle basi militari NATO e USA presenti sul territorio nazionale. E, nel caso ciò accadesse, il Governo concederebbe la decisione al Parlamento.
Giorgia Meloni esprime la “ferma condanna” del Governo italiano per la strage delle bambine della scuola di Minab in Iran. La premier auspica che presto si verifichino le responsabilità di questa tragedia.
“Se da una parte, la leadership iraniana ha sempre negato di volersi dotare di un’arma nucleare, dall’altra la Repubblica Islamica procede ad arricchire l’uranio fino a una purezza del 60%, un livello che qualsiasi esperto riconosce superiore a quello necessario per qualsiasi uso civile del nucleare e molto vicino a quello che serve per fabbricare una bomba atomica“. Così la premier Meloni durante le comunicazioni al Senato.
“Non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso dell’arma nucleare unita a una capacità missilistica che potrebbe essere presto in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa. Ancora di più perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione e darebbe vita a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale”, aggiunge.
Giorgia Meloni delinea il delicato contesto internazionale che ha portato all’attacco di USA e Israele contro l’Iran, riconducibile – secondo la premier – a quell’attacco di Hamas che ha dato inizio all’orrore di Gaza – ma specifica: “L’Italia non prende parte e non intende prendere parte all’attacco degli USA e di Israele contro l’Iran“.
“Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali e al venir meno di un ordine globale condiviso”, spiega Giorgia Meloni. E indica come data d’inizio dell’attuale crisi nel Golfo il 7 ottobre 2023, giorno “del folle attacco barbaro al territorio israeliano da Hamas”, supportato – specifica la presidente del Consiglio – anche dall’Iran.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Madama, dove è stata accolta dal presidente del Senato Ignazio La Russa. A breve le comunicazioni sulla crisi iraniana e sul prossimo Consiglio europeo.
Mojtaba Khamenei sarebbe vivo ma ferito. La nuova Guida Suprema dell’Iran, nominata 3 giorni fa, non è apparsa in pubblico né in video. Fino a ora, non avrebbe diffuso neanche comunicazioni scritte. Si sospetta, quindi, – riferisce il New York Times – che sia rimasto ferito durante gli attacchi su Teheran e che sia stato trasferito in un luogo sicuro per non essere localizzato.
In un messaggio di Yousef Pezeshkian, figlio del presidente iraniano e consigliere del governo, si legge che Khamenei è “sano e salvo“, nonostante le ferite. La nuova Guida Suprema, però, si nasconde. Israele lo ha già identificato come obiettivo dichiarato, gli USA sono più misteriosi rispetto ai piani per il figlio di Ali Khamenei, anche se Trump ha apertamente sostenuto di non aver gradito la scelta.
La UKMTO, United Kingdom Maritime Trade Operations, ha riferito una segnalazione su una nave mercantile nello Stretto di Hormuz colpita da un “proiettile non meglio identificato“. La nave avrebbe riportato danni, ma non risultano fortunatamente dispersi.
Due droni sono caduti nei pressi dell’aeroporto internazionale di Dubai e hanno provocato il ferimento di quattro persone. “Le autorità confermano che due droni sono caduti poco fa nei pressi dell’aeroporto internazionale di Dubi (DXB), provocando ferite lievi a due cittadini ghanesi e a un cittadino del Bangladesh e ferite moderate a un cittadino indiano”, ha fatto sapere l’ufficio stampa del governo di Dubai, precisando su X che il traffico aereo è regolare.
La nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei sarebbe “sano e salvo” malgrado le ferite riportate. Lo ha dichiarato il figlio di Masoud Pezeshkian, il presidente della Repubblica islamica.
Diverse esplosioni sono state avvertite a Doha, la capitale del Qatar. Ne da notizia France Presse, nel dodicesimo giorno della guerra scatenata dall’offensiva congiunta di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Il ministero degli Interni del Qatar aveva segnalato poco prima un “livello di minaccia alla sicurezza elevato” e invitato gli abitanti a non uscire e a tenersi lontani dalle finestre.
Il ministero della Difesa del Qatar ha reso noto che le forze armate del Paese hanno intercettato un nuovo attacco missilistico diretto contro lo Stato del Golfo. L’attacco è avvenuto poco dopo che le autorità avevano diffuso un avviso di minacci alla sicurezza definita “elevata”. Successivamente all’intercettazione, le autorità qatariote hanno comunicato che “la minaccia alla sicurezza è stata eliminata e la situazione è tornata alla normalità”
Forti esplosioni sono state osservate nella notte nei pressi dell’aeroporto Mehrabad di Teheran, secondo filmati verificati dall’emittente televisiva Al Jazeera. Le immagini mostrano esplosioni successive e colonne di fumo che si alzano nell’area dell’aeroporto.
L’Italia è in campo per una de-escalation nella crisi nell’area del Golfo. Come intende agire è il tema al centro delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni davanti alle Camere previste nella giornata di oggi. Oltre che della guerra in Iran, la presidente del Consiglio parlerà anche del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo.
Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie
L’alba del 12esimo giorno dall’inizio dell’operazione Epic Fury di Israele e USA contro l’Iran arriva, purtroppo, con poche prospettive di pace. La Casa Bianca ha chiarito che unica condizione per arrivare alla pace è la “resa incondizionata” dell’Iran. E a decidere quando ci sarà questa resa sarà il presidente USA Donald Trump. Tale resa ci sarà – ha spiegato la portavoce Karoline Leavitt – quando “le minacce iraniane non saranno più supportate da un arsenale di missili balistici che li protegge nella costruzione di armi nucleari nel loro Paese” e l’Iran “non rappresenterà più una minaccia credibile e diretta” per gli Stati Uniti e i suoi alleati. In Libano è già crisi umanitaria e presto potrebbe esserlo anche in altri territori sensibili, che includono – oltre allo stesso Iran – anche l’Iraq e tante aree di un Medio Oriente da sempre tormentato dalla guerra.
Nel frattempo l’attenzione è massima sui prezzi del petrolio, che hanno superato i 100 dollari a barile due giorni fa. Nella serata del 10 marzo, il petrolio ha chiuso in calo (a New York Wti a 83,45 dollari, a Londra Brent a 87,80) ma l’allarme non è passato. La crisi geopolitica, infatti, rischia di travolgere gran parte dell’economia globale.
Anche per l’Italia la giornata dell’11 marzo è molto importante, parlando della difficile situazione nell’area del Golfo. La premier Giorgia Meloni, infatti, è attesa alle Camere per discutere sia del caso Iran che del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. Le comunicazioni, molto importanti, chiariranno la posizione dell’Italia nel conflitto ma apriranno anche alle risposte e al dibattito delle varie voci politiche italiane.
