CATANIA – “Si rinnova l’invito ai sindaci soci al 51 per cento della Sie, nonché gli organi societari della medesima compagine, ad attivarsi per garantire il preminente interesse pubblico”. Da qualche settimana, questa frase chiude le note con cui Fabio Mancuso, presidente dell’Assemblea territoriale idrica di Catania, replica alla Sie, la società che nel 2024 ha firmato – dopo vent’anni di battaglie giudiziarie – la convenzione per acquisire la gestione del servizio idrico sull’intera provincia ma che è ancora lontana dal prendere in mano impianti e reti in tutti i 58 Comuni. Da tanti anni, invece, Sie opera nell’area del Calatino, la stessa oggetto di un finanziamento da quasi 17 milioni di euro che il Pnrr ha destinato per interventi utili a ridurre le perdite. I fondi però, come raccontato più volte in questi mesi dal Quotidiano di Sicilia, sono seriamente a rischio.
Piano d’ambito e manovra tariffaria al centro della diatriba
Al centro di tutto c’è una diatriba che si trascina da oltre un anno e che contrappone l’Ati alla società che ha nell’imprenditore Sergio Cassar l’amministratore delegato. Per Sie, le opere finanziate non possono partire finché l’Ati non approverà il nuovo piano d’ambito, con annesso piano economico-finanziario, e la nuova manovra tariffaria; tali requisiti sono ritenuti imprescindibili per evitare il rischio che il ministero delle Infrastrutture possa revocare il finanziamento. Un’evenienza che da Roma fino a oggi non è mai stata esclusa in maniera chiara: il ministero, infatti, dopo avere archiviato la procedura di revoca del contributo pubblico, precedentemente aperta per lo stallo che mal si conciliava con i tempi di rendiconti del Pnrr, ha comunque confermato la necessità di mantenere i requisiti di accesso al finanziamento.
Una posizione un po’ nebulosa che per Sie è la prova della fondatezza dei propri timori mentre per l’Ati significa tutt’altro: Mancuso, da presidente dell’Assemblea, ha ricordato anche nelle scorse settimane che “gli interventi di rilievo, distrettualizzazione, ricerca perdite e sostituzione contatori oggetto di finanziamento erano previsti nel piano d’ambito posto a base dell’affidamento del 2005. Se tali interventi non fossero stati previsti nel piano d’ambito tutt’ora vigente, la Sie in sede di gara per l’affidamento del servizio idrico integrato non avrebbe potuto offrire di effettuarli in via diretta”. A ciò si aggiunge il fatto, per Mancuso, che Sie “ha previsto l’esecuzione di tali interventi secondo il metodo tariffario MTI3, approvato da quest’Ati con delibera del 7 giugno 2022”. Come dire che non è necessario attendere l’approvazione della nuova manovra tariffaria.
Progetto, integrazioni e criticità segnalate dall’Ati
Nell’infinito botta e risposta, a inizio mese ha trovato posto anche un nuovo affondo da parte di Mancuso. “Va qui soltanto ulteriormente ribadito riguardo all’avvenuta trasmissione del progetto, onde rimuovere ogni tentativo di mistificazione da parte di codesto gestore e per definitiva chiarezza, che il progetto completo è stato trasmesso per la prima volta con la pec dell’1 febbraio 2026. La precedente versione incompleta del progetto è stata trasmessa con la nota del 13 settembre 2025; incompletezza segnalata dall’Ati con la nota 12 novembre 2025”, si legge in una missiva della scorsa settimana, visionata da questa testata.
A essere state integrati sono diversi documenti tra relazioni, capitolati tecnici ed elaborati. Tuttavia, secondo l’Ati, alcune criticità rimarrebbero. “Si rileva che il progetto risulta ancora privo del visto di conformità al progetto sottoposto alla procedura di verifica”, si legge. I quasi 17 milioni di euro dovrebbero essere utilizzati per effettuare indagini e rilievi, e successivamente interventi, nelle reti idriche di Caltagirone, Grammichele, Militello in Val di Catania, San Michele di Ganzaria, San Cono, Vizzini e Licodia Eubea, ovvero tutti Comuni in cui Sie opera da prima della firma della convenzione del 2024 per subentrare nell’intera provincia. Le attività da realizzare vanno dal recupero delle documentazioni tecniche e dalle indagini mediante induzione elettromagnetica per mappare le tubazioni esistenti all’implementazione di un modello matematico per simulare il comportamento idraulico nella rete, fino a interventi strutturali che comporterà l’apertura di cantieri per l’esecuzione dei lavori di distrettualizzazione.
Quadro economico e rischio revoca dei fondi Pnrr
Il quadro economico presentato da Sie prevede lavori per circa 14 milioni di euro, ripartiti così: 1.549.012,82 euro per rilievo reti idriche, catalogazioni su database e rappresentazione tramite gis, 423.599,10 euro per monitoraggio e modellazione numerica, 872.867,18 euro per distrettualizzazione e monitoraggio permanente delle reti, 4.188.685,76 euro per sistema di supervisione e controllo e sistema smart metering, 6.727.624,12 euro per interventi di recupero delle dispersioni idriche, più circa 248 mila euro per costi di sicurezza. Sulla necessità che i lavori vengano effettuati dubbi non ce ne sono, tanti invece sono quelli riguardanti la possibilità che gli stessi siano finanziati con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il ministero, infatti, è stato chiaro: a meno di non ricevere segnali chiari riguardanti il superamento dei contrasti resta fermo il termine – impossibile da raggiungere, se si considera che soli i lavori durerebbero circa un anno – del 31 marzo per rendicontare le opere.
L’appello ai sindaci soci di maggioranza
In questo contesto di evidente precarietà, l’appello di Mancuso ai sindaci. “A oggi non sono mai stati sottoscritti patti parasociali tra i soggetti pubblici, in modo da presentarsi compatti nelle interlocuzioni con Sie. Forse tutti dovremmo ricordarci che la Città metropolitana e i Comuni sono i soci di maggioranza di Sie, mentre i privati sono i soci di minoranza”, commenta uno dei primi cittadini al Quotidiano di Sicilia.
Anche su questo punto a fine gennaio è arrivata una replica di Cassar: “Davvero stupisce l’invito alle amministrazioni comunali ad adottare non meglio precisati provvedimenti volti a costringere la Sie ad avviare le dette iniziative (e, quindi, ad assumere ulteriori oneri a carico della finanza pubblica), pur sapendo – si legge in una nota del 16 gennaio – che, allo stato, l’eventuale erogazione di somme (peraltro sospesa) è passibile di revoca, con conseguente obbligo di restituzione proprio a causa dell’assenza degli atti regolatori che peraltro devono essere approvati proprio dalle citate amministrazioni comunali socie di Sie e facenti parte dell’Ati”.

