Home » Province » Catania » Acque reflue, pronti oltre 24 milioni per il depuratore di Pantano d’Arci

Acque reflue, pronti oltre 24 milioni per il depuratore di Pantano d’Arci

Acque reflue, pronti oltre 24 milioni per il depuratore di Pantano d’Arci

CATANIA – Oltre 24 milioni da spendere nell’arco di due anni, con l’obiettivo di superare le criticità che rallentano le prestazioni del depuratore di Pantano d’Arci e impediscono il collegamento tra il nuovo collettore fognario di Aci Castello e la rete fognaria catanese. Ammonta a tanto l’importo dell’accordo quadro che Sidra, società partecipata del Comune di Catania, proverà a stipulare con imprese private. La pubblicazione della gara segue il mandato dato dal Commissario unico per la depurazione Fabio Fatuzzo. Quest’ultimo nelle scorse settimane aveva dichiarato pubblicamente la volontà di affidare a Sidra l’incarico di occuparsi della procedure per superare i problemi che finora hanno reso vano l’investimento nell’infrastruttura realizzata nell’ultimo decennio lungo la statale 114.

Acque reflue a Catania: gli interventi previsti sulla rete fognaria

Quest’estate la questione della cattiva depurazione dei reflui e dei tanti scarichi che finiscono direttamente in mare è tornata al centro dell’attenzione, per le polemiche di chi va al mare e finisce per non poter fare un tuffo per via dell’acqua sporca. L’obiettivo è quello di individuare tre imprese a cui assegnare i lavori che si riterranno necessari e di cui esiste già un quadro di massima all’interno della documentazione di gara. La rete fognaria gestita da Sidra si sviluppa lungo 488 chilometri. Di questi 82 raccolgono solo la pioggia, 148 sono dedicate agli scarichi civili mentre 258 sono di carattere misto: dentro ci finiscono sia acque meteoriche che reflui.

Le criticità della rete fognaria di Catania

Tra i problemi sulla rete fognaria che vengono riportati nella relazione illustrativa del progetto e che dovranno essere risolti, ci sono l’assenza di disconnessione idraulica tra l’allacciante e l’impianto di depurazione, la presenza di sedimenti, per lo più sabbie vulcaniche, lungo tutto il percorso ma soprattutto nel tratto compreso tra l’incrocio tra via Di Giacomo e via Reitano e il depuratore, e poi la presenza di tratti in contropendenza che generano fenomeni di sedimentazione – incidendo sul funzionamento degli scaricatori di piena – ma anche infiltrazioni da acque di falda nel tratto compreso tra piazza San Francesco e via Castello Ursino. Al riguardo in passato è stata rilevata un’interferenza all’altezza del teatro greco-romano di via Vittorio Emanuele, con una portata di 200 litri al secondo proveniente dal fiume Amenano.

Altre criticità riguardano il restringimento in corrispondenza dell’incrocio tra via Sangiuliano e via Etnea, che causa una limitazione della portata smaltibile; il carico dello sfioratore di piazza Giovanni XXIII e la presenza di sedimenti nel tratto a monte di piazza Manganelli, con particolare riferimento alle vie Crispi, D’Amico, Africa e corso Martiri della Libertà. Non mancano i tratti e i giunti ammalorati che dovranno essere ripristinati e problemi di controprendenza – per esempio il punto a valle del sifone Galatea – che rischiano di creare fenomeni di rigurgito a monte.

Depuratore di Pantano d’Arci: interventi per aumentare la capacità dell’impianto

“Il collettore Vecchio Allacciante costituisce l’asse portante storico di tale sistema: raccoglie i reflui – e, nei tratti a rete mista, anche le acque meteoriche – provenienti dal centro storico e dalle zone urbane di Catania, convogliandoli verso il depuratore di Pantano d’Arci”, viene ricordato nella relazione, sottolineando come il suo recupero sia fondamentale per consentire al nuovo collettore proveniente di Aci Castello di operare in maniera efficiente. I lavori verranno eseguiti anche sul depuratore di Pantano d’Arci. Anche qui i problemi non mancano. “L’impianto, di tipo biologico a fanghi attivi, è ubicato nell’area industriale a Sud della città e serve attualmente parzialmente solo il Comune di Catania, anche se progettato per servire anche i Comuni di Gravina di Catania, San Giovanni la Punta, Sant’Agata li Battiati, Tremestieri Etneo e San Gregorio”, si legge.

Il depuratore lavora sotto la capacità prevista

Sulla carta il depuratore dovrebbe servire a processare i reflui prodotti da 250 mila abitanti, ma in realtà attualmente lavora soltanto su una capacità di 70 mila. “L’impianto – si legge nella relazione – sorge in un’area pianeggiante a Sud-Ovest del territorio comunale, all’interno della zona industriale e a lato del Canale Buttaceto, su una superficie di circa 23 ettari. A causa delle attuali condizioni di manutenzione, l’alveo del Canale Buttaceto nel tratto adiacente all’impianto risulta inadeguato a smaltire portate di piena anche con tempo di ritorno inferiore a tre anni”. Tra il 2017 e il 2021, per esempio, ci sono stati quattro allagamenti che hanno reso parzialmente inagibile l’impianto, specialmente per quanto riguarda la linea di trattamento dei fanghi.