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Acque reflue Sicilia, 251 agglomerati sotto infrazione comunitaria

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Acque reflue Sicilia, 251 agglomerati sotto infrazione comunitaria

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lunedì 22 Marzo 2021 - 12:35

Questi e altri numeri sconfortanti emergono da un documento redatto dal dipartimento economia del Partito democratico siciliano sulla depurazione delle acque reflue in Sicilia.

Secondo quanto riportato dal Mattm (oggi ministero della Transizione ecologica), a giugno del 2020 in Italia c’erano circa 900 agglomerati sotto infrazione comunitaria, di cui 251 in Sicilia e 188 in Calabria.

Questi e altri numeri sconfortanti emergono da un documento redatto dal dipartimento economia del Partito democratico siciliano sulla depurazione delle acque reflue in Sicilia.

Nonostante le risorse stanziate e le speciali strutture istituite uno dei più gravi problemi siciliani non è stato completamente risolto, contribuendo così all’inquinamento delle acque interne e del mare e danneggiando il turismo e le finanze pubbliche.

Secondo quanto riportato da Arpa Sicilia, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, ad oggi esistono 463 impianti di depurazione, di cui il 17% circa non attivi. Di questi, soltanto il 17,5% opera con regolare autorizzazione allo scarico. Quindi, solo il 61% della popolazione residente è servita da impianti più o meno funzionanti e più o meno regolari.

La Sicilia, in Italia, non è l’unica regione ad essere afflitta da queste problematiche. Anche la Calabria e la Lombardia ne soffrono. L’Unione Europea, negli corso degli anni ha avviato nei confronti dell’Italia quattro procedure di infrazione: la 2004/2034 che riguarda gli agglomerati con più di 15 mila abitanti equivalenti serviti; la 2009/2034 che riguarda gli agglomerati con più di 10 mila abitanti equivalenti serviti e le 2014/2059 e 2017/2181 che riguardano agglomerati con più di 2 mila abitanti equivalenti serviti, che scaricano in aree sensibili.

Secondo il Mattm, a giugno del 2020 c’erano in Italia circa 900 agglomerati sotto (infrazione comunitaria, di cui 251 in Sicilia e 188 in Calabria. Le prime tre procedure (2004/2034, 2009/2034 e 2014/2059) si sono già concluse con una prima condanna per l’Italia e l’obbligo di ripagare all’UE (Unione Europea) sanzioni per circa 30 milioni di euro ogni semestre.

A giugno 2020 la sanzione si è alleggerita fino a 23,9 milioni ogni semestre e il 59% è a carico della Sicilia. Dopo un periodo affidato ai commissari regionali, nel 2016 il governo nazionale ha istituito una struttura nazionale denominata “Commissario straordinario unico per la depurazione”, con l’obiettivo di gestire gli interventi necessari a far uscire dalle procedure di infrazione ed entrare in regolare attività i 900 agglomerati in tutta Italia, avendo a disposizione circa 4,3 miliardi di euro.

A presiedere la struttura sono stati i professori Rolle e, in seguito, Giugni. In questo momento vi sono anche due sub commissari (Riccardo Costanza e Stefano Vaccari).

Secondo le stime fornite dalla struttura, ad oggi sono stati resi conformi 13 agglomerati con  circa un milione e 500 mila abitanti serviti ed una spesa di 13 milioni circa. Sono in corso interventi in 75 agglomerati.

Dall’insediamento della struttura, sono state indette gare per lavori per 180,9 milioni di euro e 60,9 milioni di euro per servizi, conclusi contratti di lavori per un importo di 79,6 milioni di euro e contratti di servizi per un importo di 35,3 milioni di euro.

Per quanto riguarda la Sicilia, la struttura commissariale ha ereditato l’Apq (Acccordi di programma quadro) per la depurazione dei reflui stipulato all’inizio del 2013 e finanziato con la delibera Cipe n. 60/2012, per un totale di 96 interventi e una spesa ipotizzata di 1.161 milioni di euro.

Dei fondi stanziati sono già stati erogati alla Sicilia circa 950 milioni di euro. Degli interventi individuati nell’Apq del 2013, 11 erano classificati come cantierabili per 66,6 milioni, i rimanenti erano classificati ancora non cantierabili per 1.091 milioni di euro.

Successivamente, alla Sicilia sono state assegnate ulteriori risorse per circa 350 milioni di euro. “Sarebbe quanto mai necessario che da parte della struttura del commissario unico, Mattm e assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente, venissero forniti dati aggiornati e disaggregati sullo stato di avanzamento delle procedure e dei (pochi) lavori già in cantiere – commenta il responsabile economia del Pd Sicilia, Franco Piro – Va fatta ancora una annotazione: secondo quanto asserito dal Mattm a giugno del 2020, la Regione Siciliana aveva comunicato di non essere in grado di precisare, con riferimento a ben 131 agglomerati, quando saranno resi conformi”.

Mario Catalano

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