Roma, 21 lug. (askanews) – Sul grano duro “servono regole chiare e prezzi legati ai costi. La filiera non può vivere sottocosto”. E’ la posizione di AGCI AgroIttico, che oggi ha partecipato al Masaf al tavolo ministeriale sul grano duro, convocato dal ministro Francesco Lollobrigida, in cui è stata ribadita la volontà del Governo di mantenere un confronto “costante e costruttivo” con le associazioni e di proseguire con “azioni concrete e una visione strategica, quella che è mancata negli ultimi decenni”.
AGCI AgroIttico ha portato al tavolo la voce delle cooperative cerealicole presenti nelle principali aree produttive del Paese, evidenziando una situazione che, nonostante gli strumenti messi in campo dal Ministero, resta critica: prezzi che non coprono i costi, volatilità internazionale, importazioni non sempre allineate agli standard italiani e una frammentazione dell’offerta che penalizza i produttori non aggregati.
La delegazione AGCI, costituita da Antonello Capua e Alessio Ciaccasassi, rispettivamente presidente del Dipartimento Agroalimentare e responsabile del settore Agroalimentare di AGCI Agroittico, ha presentato cinque proposte operative: innanzitutto rafforzare la CUN Grano Duro rendendo il prezzo di riferimento un parametro obbligatorio nei contratti; ampliare i contratti di filiera, superando il tetto dei 50 ettari per le imprese cooperative; costituire riserve di stoccaggio strategico, anche a livello europeo. E ancora, potenziare i controlli alle frontiere e garantire piena reciprocità delle regole, oltre a valorizzare la cooperazione come infrastruttura di filiera, con accordi pluriennali che assicurino programmazione e prezzi minimi legati ai costi reali.
“Il grano duro non è una commodity qualsiasi: è pasta, è export, è identità italiana – ha detto Capua – Oggi i numeri ci dicono che si produce sottocosto anche nello scenario migliore. Per questo chiediamo strumenti che non siano solo termometri, ma cure: prezzi indicizzati ai costi reali, contratti di filiera che includano davvero le cooperative, controlli di frontiera che garantiscano reciprocità. La cooperazione è pronta a fare la sua parte, ma servono regole chiare e tutele concrete per chi produce qualità”.

