Agricoltura e clima, "Innovazione fondamentale per produrre in modo sostenibile" - QdS

Agricoltura e clima, “Innovazione fondamentale per produrre in modo sostenibile”

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Agricoltura e clima, “Innovazione fondamentale per produrre in modo sostenibile”

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sabato 26 Febbraio 2022 - 11:18

Intervista a Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

Antonio Leo e Biagio Tinghino |venerdì 18 Febbraio 2022 – 06:30

Gli eventi estremi mettono a rischio le colture. La produzione agricola sarà sempre più variabile e in Sicilia alcune specie e varietà attualmente coltivate in una determinata area sono a rischio. Intervista a Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

“Il caos climatico compromette le produzioni agricole, ma allo stesso tempo la produzione, distribuzione e consumo di cibo lavorano sono cause dirette del cambiamento climatico: basti pensare che il sistema alimentare contribuisce per circa il 37% alle emissioni di gas serra, di cui ben un terzo è legato agli sprechi alimentari, fenomeno in costante crescita”. è la denuncia contenuta nel rapporto “2021 Effetto clima. L’anno nero dell’agricoltura italiana”, in cui il Wwf sottolinea come se da una parte i coltivatori siano vittime del climate change, al tempo stesso abbiano responsabilità nella crescita delle emissioni inquinanti. Abbiamo chiesto al presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in che modo gli agricoltori stanno affrontando la transizione ecologica.

L’agricoltura subisce fortemente gli effetti del cambiamento climatico, ma ci sono responsabilità da individuare?
“Per produrre in modo sostenibile, l’innovazione in agricoltura è fondamentale. Oggi le nostre imprese sono strette fra gli effetti del cambiamento climatico che non risparmiano nessun comparto della produzione agroalimentare, e il rincaro delle materie prime e dei costi energetici. Le avversità causano perdite di produzione, di reddito e danni ingenti alle strutture. Negli ultimi anni alcune imprese agricole siciliane, spinte anche dai cambiamenti climatici in atto, hanno scelto di convertire alcune produzioni per avere nuove prospettive di mercato”.

Qual è il ruolo dell’agricoltura di domani nella transizione ecologica indicata dall’Ue?
“Il nostro settore ha un ruolo da protagonista nella transizione ecologica – ha precisato Giansanti -. Per questo, mi sono rivolto direttamente alla Commissione Ue per evidenziare l’importanza che la cattura del carbonio riveste ai fini dello sviluppo di un’economia verde. È una sfida ambiziosa, ma che può essere vinta grazie alla rete di imprese professionali aperte alle innovazioni tecnologiche e in grado di far fronte agli investimenti necessari per la sostenibilità ambientale. L’agricoltura è impegnata a garantire l’assorbimento di 310 milioni di tonnellate di gas ad effetto serra entro il 2030 e la neutralità climatica cinque anni dopo. I boschi e le foreste sono strategici per l’ambiente, l’economia, la salvaguardia del pianeta e la lotta ai cambiamenti climatici. Sono circa 9 milioni di ettari le foreste, mentre quasi 2 milioni di ettari sono formati da boscaglie e macchia mediterranea. Oltre due terzi di queste aree è di proprietà privata, gestito da agricoltori e silvicoltori per fornire risorse rinnovabili fondamentali per lo sviluppo della bioeconomia e benefici alla collettività. Un patrimonio che va sorvegliato per evitare fenomeni dolosi degli incendi boschivi. I sistemi digitali portano all’ottimizzazione dei sistemi produttivi, rendendoli più efficienti, e quindi con un impatto ambientale più contenuto. La transizione ecologica e digitale ha bisogno anche di imprenditori giovani: loro sono certamente una risorsa che può incidere in questo processo perché sono aperti all’innovazione e attenti alla sostenibilità”.

Antonio Leo e Biagio Tinghino |venerdì 18 Febbraio 2022 – 06:30

“Per produrre in modo sostenibile fondamentale l’innovazione”. “Ma la transizione ecologica ha bisogno di imprenditori giovani”

ROMA – “Il caos climatico compromette le produzioni agricole, ma allo stesso tempo la produzione, distribuzione e consumo di cibo lavorano sono cause dirette del cambiamento climatico: basti pensare che il sistema alimentare contribuisce per circa il 37% alle emissioni di gas serra, di cui ben un terzo è legato agli sprechi alimentari, fenomeno in costante crescita”. è la denuncia contenuta nel rapporto “2021 Effetto clima. L’anno nero dell’agricoltura italiana”, in cui il Wwf sottolinea come se da una parte i coltivatori siano vittime del climate change, al tempo stesso abbiano responsabilità nella crescita delle emissioni inquinanti. Abbiamo chiesto al presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in che modo gli agricoltori stanno affrontando la transizione ecologica.

L’agricoltura subisce fortemente gli effetti del cambiamento climatico, ma ci sono responsabilità da individuare?
“Per produrre in modo sostenibile, l’innovazione in agricoltura è fondamentale. Oggi le nostre imprese sono strette fra gli effetti del cambiamento climatico che non risparmiano nessun comparto della produzione agroalimentare, e il rincaro delle materie prime e dei costi energetici. Le avversità causano perdite di produzione, di reddito e danni ingenti alle strutture. Negli ultimi anni alcune imprese agricole siciliane, spinte anche dai cambiamenti climatici in atto, hanno scelto di convertire alcune produzioni per avere nuove prospettive di mercato”.

Qual è il ruolo dell’agricoltura di domani nella transizione ecologica indicata dall’Ue?
“Il nostro settore ha un ruolo da protagonista nella transizione ecologica – ha precisato Giansanti -. Per questo, mi sono rivolto direttamente alla Commissione Ue per evidenziare l’importanza che la cattura del carbonio riveste ai fini dello sviluppo di un’economia verde. È una sfida ambiziosa, ma che può essere vinta grazie alla rete di imprese professionali aperte alle innovazioni tecnologiche e in grado di far fronte agli investimenti necessari per la sostenibilità ambientale. L’agricoltura è impegnata a garantire l’assorbimento di 310 milioni di tonnellate di gas ad effetto serra entro il 2030 e la neutralità climatica cinque anni dopo. I boschi e le foreste sono strategici per l’ambiente, l’economia, la salvaguardia del pianeta e la lotta ai cambiamenti climatici. Sono circa 9 milioni di ettari le foreste, mentre quasi 2 milioni di ettari sono formati da boscaglie e macchia mediterranea. Oltre due terzi di queste aree è di proprietà privata, gestito da agricoltori e silvicoltori per fornire risorse rinnovabili fondamentali per lo sviluppo della bioeconomia e benefici alla collettività. Un patrimonio che va sorvegliato per evitare fenomeni dolosi degli incendi boschivi. I sistemi digitali portano all’ottimizzazione dei sistemi produttivi, rendendoli più efficienti, e quindi con un impatto ambientale più contenuto. La transizione ecologica e digitale ha bisogno anche di imprenditori giovani: loro sono certamente una risorsa che può incidere in questo processo perché sono aperti all’innovazione e attenti alla sostenibilità”.

La sostenibilità non dovrebbe essere anche economica per preservare la competitività?
“Per rimanere competitiva, l’agricoltura italiana dovrà puntare ulteriormente su tecnologia e scienza applicata, quindi è necessario che ci sia un raccordo tra le misure programmate dal Pnrr con quelle dei Psr, con l’attenzione puntata sull’agricoltura professionale. Ma per i comparti più danneggiati dalla nuova Pac si dovranno necessariamente trovare interventi compensativi all’interno delle politiche di sviluppo rurale. Pertanto si deve lavorare a una programmazione nazionale senza perdere le peculiarità territoriali che necessitano di integrazioni rispetto ai tagli della Pac”.

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