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Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025: il bilancio fra ritardi, errori e molti rimpianti

Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025: il bilancio fra ritardi, errori e molti rimpianti
Da sinistra: Micciché, Cucinotta, Scarpinato e Biondi

Si è concluso con un pizzico di amaro in bocca l’anno che avrebbe dovuto rilanciare la città e il territorio

AGRIGENTO – Una festa per salutare un anno che ha portato la città alla ribalta nazionale e formalizzare il passaggio di consegne con L’Aquila, città che per il 2026 si fregerà del titolo di Capitale italiana della Cultura. Una festa che è servita per fare un punto su ciò che il 2025 ha portato al territorio e che, inevitabilmente, ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Agrigento ha ufficialmente concluso il suo percorso da Capitale italiana della Cultura 2025 nella suggestiva cornice del Teatro Pirandello, che ha ospitato la cerimonia con il passaggio del titolo a L’Aquila. A ufficializzare questo passaggio sono stati il sindaco di Agrigento Francesco Micciché, la presidente della Fondazione Agrigento 2025, Maria Teresa Cucinotta e l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Scarpinato, che hanno passato il testimone al primo cittadino del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi.

Il bilancio del sindaco Micciché tra difficoltà e risultati

Tra i primi a commentare i risultati raggiunti durante il 2025 c’è stato il sindaco della Città dei Templi, che non ha nascosto le difficoltà incontrate sottolineando però come i frutti del lavoro svolto potranno essere colti anche nel prossimo futuro. “Le critiche ci sono sempre – ha detto Micciché – e guai se in democrazia non ci fossero. Sentendo altri colleghi di città che sono state in passato Capitali della Cultura, mi hanno raccontato che ancora oggi subiscono critiche. Abbiamo avuto degli alti e dei bassi, però il bilancio è più che positivo. Agrigento ha piantato le basi per qualcosa di eterno. Il riconoscimento come Capitale italiana della Cultura – c’è servito per coinvolgere l’intera comunità, riqualificare i quartieri, aprire spazi da tempo chiusi ed essere conosciuti a livello internazionale”.

“A L’Aquila – ha concluso il sindaco agrigentino – faccio un grosso in bocca al lupo. È un territorio che ha subito tanto e penso che per loro questo riconoscimento rappresenti una grande rinascita”.

Il ruolo della Fondazione Agrigento 2025 e le difficoltà organizzative

Estremamente realistico anche il quadro tracciato da Maria Teresa Cucinotta, presidente della Fondazione Agrigento 2025. Un ruolo molto difficile, accettato alla fine di gennaio dello scorso anno, a evento già in corso, dopo le dimissioni del predecessore Giacomo Minio con un percorso che si è dimostrato subito in salita. “Quando sono arrivata – ha spiegato – non avevo sede, non avevo personale, c’erano soltanto delle idee che abbiamo dovuto far diventare progetti concreti e che siamo riusciti a portare a conclusione. Progetti che hanno riguardato non soltanto Agrigento ma anche Lampedusa, per esempio. Tutto ciò ha richiesto un grande impegno da parte nostra e da parte degli artisti che hanno messo in campo il tutto. Sono soddisfatta, ma anche stanca”.

Una stanchezza che ha fatto sorgere spontanea una domanda, anche alla luce delle numerose critiche arrivate sull’organizzazione dell’evento: si è pentita di aver accettato questo difficile incarico? “Qualche pentimento l’ho avuto. Ma mi ritengo una donna di Stato e per me era una questione importante non desistere e mettere tutta me stessa, reggendo fino alla fine per portare a casa questo risultato importante non soltanto per Agrigento ma per tutta la nazione. Non finisce tutto qui. Eventi, attività e iniziative continueranno a rafforzare il percorso intrapreso anche nel 2026”.

Le criticità evidenziate dalla Corte dei Conti

Alti e bassi dunque, lungo il percorso di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, certificati qualche mese fa anche dalla Corte dei Conti, che in un’apposita relazione ha evidenziato numerosi profili di criticità nella realizzazione dell’evento, fra ritardi e incertezze contabili. Per gli organizzatori alla fine il risultato è stato portato a casa, mentre i più critici continuano a parlare di un’occasione sprecata. Si poteva fare effettivamente di più? L’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, ha preferito non sbilanciarsi: “La Regione Siciliana è stata al fianco del Comune e di tutti i protagonisti. Abbiamo dato cuore e anima. Abbiamo lavorato con abnegazione, impegno e sacrificio per dare il massimo e rendere grande Agrigento, la Sicilia e tutti i Comuni”.

La delusione di cittadini e operatori economici

Eppure, in molti cittadini continua a rimanere la sensazione che la città sia arrivata a questo appuntamento impreparata e che per questo non sia riuscita pienamente a cogliere la grande opportunità che le si è presentata. Commercianti, albergatori, ristoratori sono quelli che maggiormente attendevano questo evento per rilanciare le proprie attività, ma anche qui, alla fine, sembra essere rimasto soltanto l’amaro in bocca.

“Un’occasione – ha commentato Calogero Firetto, ex sindaco e oggi consigliere comunale di opposizione – amaramente sprecata. Non è tempo di esultanze, né di processi sommari. È tempo, più semplicemente, di verità. Si è spesso proceduto per aggiustamenti tardivi, per tentativi di rimediare a ciò che richiedeva cura preventiva, metodo, governo del tempo. C’è amarezza. Perché questa occasione si poteva giocare diversamente. E perché, mentre si rincorreva l’emergenza, la corsa verso il baratro diventava sempre più difficile da arrestare. Ora restano i cocci. Raccolti con dignità, senza retorica. Ripartire è possibile solo così: con onore, con lucidità, e con la consapevolezza che le città non si salvano con gli slogan, ma con la responsabilità. E con il coraggio di chiamare le cose con il loro nome”.

Le valutazioni di Confesercenti e Federalberghi

Per Vittorio Messina, presidente di Confesercenti Sicilia, “Agrigento Capitale italiana della Cultura ha certamente rappresentato un’occasione importante, ma va letta con realismo. Da un lato una parte degli imprenditori ha probabilmente sopravvalutato l’impatto immediato che l’evento avrebbe potuto avere sul proprio giro d’affari, aspettandosi un ritorno automatico e rapido in termini di fatturato. Dall’altro lato, la politica ha invece sottovalutato la necessità di accompagnare questo appuntamento con strumenti adeguati: infrastrutture, promozione continuativa e una strategia di medio-lungo periodo a sostegno di commercio e ricettività. L’effetto positivo, sia pure al di sotto delle aspettative, c’è stato, soprattutto in termini di visibilità, flussi turistici e indotto per ristoratori, albergatori e attività commerciali, ma non è stato uniforme né sufficiente per tutti. Senza un coordinamento più forte e senza politiche di supporto strutturali, il rischio è che un grande evento resti un picco temporaneo, anziché diventare un volano stabile di sviluppo economico per il territorio”.

In attesa dei dati ufficiali sui pernottamenti, le previsioni non parlano di numeri in aumento rispetto agli anni precedenti, tanto che gli operatori locali hanno un po’ sofferto, anche a causa della contemporanea crisi idrica che ha colpito il territorio. “Va detto con chiarezza – ha affermato Francesco Picarella, presidente di Federalberghi Agrigento – la città ha espresso solo in minima parte il potenziale legato al titolo di Capitale italiana della Cultura. Le condizioni di partenza erano straordinarie: patrimonio, notorietà, attrattività turistica. Ma questa grande potenzialità è rimasta in larga misura inespressa, senza riuscire a tradursi in un reale e diffuso incremento del giro d’affari per commercio e ricettività. La principale criticità riscontrata è stata la mancanza generale di coordinamento: tra programmazione culturale, promozione, servizi, mobilità e coinvolgimento degli operatori economici. L’assenza di una regia chiara e condivisa ha prodotto iniziative spesso scollegate tra loro, comunicate tardi o in modo poco efficace, rendendo difficile per ristoratori, albergatori e commercianti organizzarsi, investire e costruire offerte integrate. Questo contesto ha inevitabilmente generato poca fiducia, soprattutto tra gli imprenditori, che in molti casi non hanno percepito una visione di lungo periodo né certezze operative. Di conseguenza, i benefici si sono concentrati solo in alcune aree e in momenti limitati, lasciando fuori una parte rilevante del tessuto economico cittadino”.

“Nonostante ciò – ha concluso Picarella – resta forte la convinzione che la resilienza degli imprenditori locali sia un elemento decisivo: c’è voglia di fare, capacità di adattamento e disponibilità a investire. Perché questa energia produca risultati concreti, però, è indispensabile recuperare fiducia, coordinamento e continuità, trasformando un’occasione in parte mancata in una base solida per lo sviluppo futuro”.

Fine dei giochi dunque, fra chi parla di successo e chi ancora scuote la testa. I dati, che verosimilmente inizieranno a venir fuori tra qualche mese, diranno chi avrà avuto ragione. Ma è inevitabile domandarsi quali risultati si sarebbero potuti ottenere con un pizzico di organizzazione in più.

Dodici mesi e oltre mille appuntamenti

Durante la serata che ha sancito la conclusione dell’evento Capitale italiana della Cultura 2025 sono stati illustrati tutti gli eventi che si sono svolti sul territorio nel corso dello scorso anno. Complessivamente 1.110 iniziative, che hanno spaziato dalle attività collaterali ai 44 progetti del dossier.

La presenza culturale è stata capillare con sessanta mostre ed esposizioni e una particolare attenzione alla promozione della lettura, con una trentina di presentazioni di libri. Artisti, istituzioni culturali, fondazioni e realtà di primo piano hanno scelto la città come sede di eventi di carattere nazionale e internazionale, contribuendo a rafforzarne il profilo culturale e la capacità di attrazione di Agrigento e dei Comuni limitrofi.

Tra gli eventi di maggiore rilievo si segnalano l’apertura del nuovo museo multimediale Metaphorà, luogo pensato come ponte tra passato e presente, capace di raccontare la storia di Agrigento, dalla Magna Grecia ai giorni nostri, attraverso percorsi multimediali che intrecciano luoghi e figure emblematiche del territorio.

Da menzionare anche l’apertura del Museo del Corallo Nocito di Sciacca, dedicato alla storia e alla tradizione artigiana, o la recente mostra di Bansky nel salotto buono di Agrigento.

Tutti appuntamenti che hanno avuto l’obiettivo di valorizzare l’identità culturale agrigentina, promuovere il dialogo tra tradizione e innovazione, coinvolgere la comunità locale e attrarre visitatori.

Una rinascita post-sisma

Per L’Aquila quello di Capitale italiana della Cultura 2026 rappresenta un riconoscimento importante, una vera rinascita dopo il terremoto del 2009. A essere premiato è stato un progetto strutturale, pensato per superare l’idea tradizionale di una singola città, proponendo un modello policentrico pensato per valorizzare un vasto territorio interconnesso. “La nostra forza è la coralità di una comunità ampia, policentrica e in evoluzione”, ha spiegato il sindaco Pierluigi Biondi, evidenziando come il dossier vincitore per l’anno in corso sia il frutto di un lavoro condiviso anche con il Comune di Rieti e le aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016.

“Oggi – ha affermato il sindaco abruzzese – siamo vivi. Ci sono tanti giovani, c’è tanta cultura, si fanno sperimentazioni e si respira tanta voglia di futuro. La cerimonia d’inaugurazione con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (in programma per questo sabato, ndr) sarà di certo un momento importante, soprattutto perché si svolgerà presso la scuola della Guardia di Finanza, luogo da dove siamo ripartiti e da dove è iniziata la nostra vita 2.0”.