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Al Porto di Catania danni contenuti e Di Sarcina rilancia: “Con la nuova darsena fermeremo l’onda prima”

Al Porto di Catania danni contenuti e Di Sarcina rilancia: “Con la nuova darsena fermeremo l’onda prima”
Porto di Catania molo di Levante

Il presidente dell’Autorità di sistema portuale fa il punto dopo il passaggio del ciclone Harry

CATANIA – Il porto ha retto. I danni ci sono stati e sono stati evidenti, ma l’infrastruttura ha superato la prova. Il passaggio del ciclone Harry ha rappresentato uno stress-test importante per lo scalo marittimo e ha reso ancora più evidente l’importanza del Piano regolatore portuale.

Nei giorni successivi all’evento, il presidente dell’Autorità di sistema portuale, Francesco Di Sarcina, ha tracciato un bilancio distinguendo il comportamento dell’infrastruttura dalla gravità dei danni subiti dai privati. “Non tutto può essere fermato, soprattutto se si tratta di onde alte dieci metri. Meno danni alle persone potevano esserci se fosse stata rispettata l’ordinanza disposta per i giorni del ciclone. Chi oggi mi chiede i danni perché, stando all’interno del porto, ha avuto distrutta la macchina per fare video e non semplicemente per mettere in sicurezza le barche, rispondo che avrebbe dovuto andare via subito”.

Ciclone Harry e tenuta della diga foranea

Harry ha messo alla prova lo scalo che negli ultimi anni è stato interessato da diversi interventi e che, parallelamente, ha visto approvato il Prp. Un evento estremo che, secondo il presidente dell’Adsp della Sicilia Orientale, ha confermato la bontà delle scelte progettuali.

“La diga foranea ha tenuto nonostante si tratti di un evento straordinario, che non ha precedenti sul territorio. I cittadini si aspettavano che le onde non passassero oltre, ma la tenuta consiste nel fatto che la diga non si è rotta. Non ci sono stati squarci. Le onde che hanno oltrepassato la diga sono state alte dieci metri e, nonostante questo, i danni all’interno sono stati contenuti”.

Un punto su cui il presidente dell’Autorità portuale insiste è la funzione reale delle opere marittime. “L’obiettivo di un’opera non è fermare completamente le onde, per quello servirebbero pareti molto alte, ma trovare la soluzione ingegneristica secondo cui l’onda passa, ma non deve produrre particolari danni“.

Danni ai privati nel porto di Catania

All’interno del porto, le conseguenze del ciclone ci sono state e Di Sarcina considera “scorretto e irrispettoso” non ammettere i danni subiti dai privati.

“Mi rendo conto che ci sono stati danni ai privati, ma dobbiamo fare anche il confronto con quello che è accaduto nei porti vicini. C’è stato l’affondamento di un’imbarcazione, su cui è nata una circostanza discutibile, ma l’opera, pur non essendo ancora completata – perché manca la collocazione dei massi di grandi dimensioni – anche in questa configurazione ha evitato accadesse molto peggio.

I danni all’interno si riferiscono soprattutto alla parte interna del molo di Levante. Alcuni pontili hanno rotto gli ormeggi e si sono sconfigurati, alcune barche hanno avuto danni all’attrezzatura di bordo, ci sono stati danni minimi agli edifici e poi, sullo sporgente centrale, c’è stato il problema dell’incendio, che sarà approfondito.

è stato un evento un po’ strano, non sta a me dirlo, chi di dovere approfondirà meglio. Accanto a quella zona c’erano barche a secco e la furia delle onde le ha fatte cadere sulla banchina, perché ovviamente il cavalletto che le teneva in piedi non ha retto. Parlare di danni zero è scorretto e irrispettoso, dire invece che siamo stati solo accarezzati dal fenomeno mi sembra corretto. Il resto che si vede sono sporcizie e materiali di cantiere sparsi dal vento”.

Piano regolatore portuale e nuova darsena

Proprio osservando le conseguenze del ciclone Harry sul porto, il presidente Di Sarcina sostiene di poter rafforzare la validità del nuovo Piano regolatore portuale.

“Il danno principale che abbiamo registrato è sul muro dove, con il nuovo Piano regolatore, andremo a realizzare la darsena. Questo, a mio giudizio, conferma l’importanza di fare una nuova darsena, perché quel muro è verticale nel mare ed è la configurazione peggiore che si possa avere. Si è rotto e si sono rotti anche i binari ferroviari. È chiaro che tutto quel sistema è molto fragile e una delle soluzioni per metterlo in sicurezza è l’attuazione del Piano regolatore portuale”.

Onde, pescatori e futuro del porto

Lo stesso vale per le onde che già prima dell’uragano infastidiva chi viveva il molo.

“L’attuazione del Prp risolve un altro problema che, però, non ha prodotto danni ma disagi, cioè l’onda che dà fastidio ai pescatori. Quella che viene da scirocco, con il Piano regolatore, viene azzerata. Questo è stato un test per capire anche alcuni aspetti di proiezione futura”.

Resta valida anche la progettualità del prossimo piano regolatore portuale per gli yacht.

“è ancora più valida. Se ha retto la diga grande, perché dovrebbe andare a fondo quella nuova? Fermiamo l’onda molto prima, con una nuova diga, e mettiamo tutto quel fronte in calma. È giusto rispondere ai dubbi dell’opinione pubblica. Le opere marittime del porto di Catania hanno retto, sono state progettate bene, anche grazie alle simulazioni delle situazioni ondose realizzate dall’Università di Catania“.

Ordinanze non rispettate durante il ciclone

Se il sindaco di Catania ha sottolineato la collaborazione dei cittadini durante i giorni del ciclone, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Orientale ha dovuto registrare alcuni ingressi non consentiti per ordinanza.

“L’area del porto era interdetta, ma il divieto non è stato rispettato. Chi poteva mettere in sicurezza le barche doveva farlo e andare via. Restare anche a fare video significa esporsi a rischi inutili. Chi ha avuto distrutta la macchina e viene a chiederci il conto avrebbe dovuto rispettare quello che è stato disposto”.