La situazione delle carceri italiane è sotto gli occhi di tutti. È ancora forte la polemica tra il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Proprio nel capoluogo siciliano si registrano fatti di cronaca non sempre comunque legati alla criminalità organizzata. Dietro alle notizie quotidiane di rivolte, aggressioni e risse vi sono storie di uomini che scontano il proprio debito con la giustizia in silenzio e in totale sofferenza. In condizioni ambientali estreme.
A denunciare, per l’ennesima volta, questa situazione è Pino Apprendi, garante dei detenuti per il Comune di Palermo che da tre anni svolge questo compito e che cerca di portare all’attenzione mediatica le diverse problematiche quotidiane dentro l’Ucciardone e il Pagliarelli. Ma emergono anche storie ed episodi che fanno riflettere.
Apprendi, contattato dal QdS, racconta la visita svolta ieri all’Ucciardione, accompagnato dall’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, dall’europarlamentare Giuseppe Lupo e da Dario Zimmardi funzionario del Parlamento Europeo.
“Manca l’umanizzazione della pena – sottolinea – e i detenuti diventano un numero, un oggetto. Devo però aggiungere che ci sono tantissimi agenti penitenziari che lavorano con grande cuore e cercano di dare il massimo nel tentativo di aiutare queste persone. Prima in commissione Antimafia e poi all’Anci ho anche auspicato una cosa: che ci sia un garante per ogni località che ospita una prigione in modo da avare risposte e dialoghi più veloci”.
Una situazione di gravissima difficoltà
Ma la situazione all’Ucciardione e al Pagliarelli è grave, di emergenza quotidiana, quasi nel silenzio più totale. E in primis, si parla di sovraffollamento. “Ci sono troppi detenuti – osserva – ed è un problema reale. L’Ucciardone è una struttura vetusta, inadeguata a ospitare gente che deve scontare anni di pena. In inverno c’è freddissimo, in estate ancora più caldo. La gente critica il mio lavoro e mi chiede con ironia il perché allora non vengano trasferiti in albergo. O ancora perché non gli si portino le donne. Proprio su quest’ultimo aspetto le dico che è previsto dal regolamento la visita affettiva e più volte ho scritto alle direzioni perché vengano applicate”.
La visita alla Nona Sezione dell’Ucciardone
“Ieri abbiamo visitato alcune celle della Nona Sezione all’Ucciardone – racconta – che è quella in condizioni critiche. Da anni dico che deve essere chiusa. Manca lo spazio, non è garantita la misura minima dei tre metri ogni persona. Un detenuto mi ha chiesto di essere li ma di non avere neanche uno sgabello per leggere, per sedersi o appoggiarsi. Grazie all’interessamento di una guardia il ‘problema’ è stato risolto. Ma mi chiedo: e se queste persone non riescono a parlare con me, risolvono le loro esigenze anche minime? C’è moltissimo da fare. E questo mi ricollega a un episodio di un anno fa quando, incontrai al Pagliarelli una persona che soffriva di attrite reumatoide e che chiedeva una coperta per ripararsi dal freddo. La ha ottenuta grazie a me, ma non può essere certo questa la norma. Dovrebbe essere una cosa normale. Così non è”.
Il garante per i detenuti evidenzia che alcuni detenuti sono in sciopero della fame. Un paio di loro sono in situazioni fisiche estremamente gravi. “Fa riflettere – dice – come si vive in queste situazioni. Ma spesso dimentichiamo che ci possono essere anche dei malati gravi. Ho incontrato un malato terminale e una persona che ha un’ernia importante che aspettano da mesi. La riflessione che faccio è semplice: se già normalmente, le persone libere, aspettano mesi e mesi per una visita ma hanno la facoltà di potersi rivolgere al privato o ai pronto soccorso per le emergenze, i detenuti hanno più ostacoli. Può capitare, ad esempio, che dopo l’attesa manchi la scorta o lo stesso detenuto non sia in grado di muoversi e quindi deve attendere un altro appuntamento e dilatare pericolosamente l’attesa per una visita con tutte le conseguenze che ne derivano”.
E ancora: “Non funziona l’ascensore, in pratica, i problemi non finiscono mai”. Pino Apprendi, già ex consigliere comunale a Palermo, ex deputato regionale all’Ars e presidente di Antigone che si occupa proprio di questa delicata tematica, confida: “Ci sono tantissimi casi e molte storie che si potrebbe scrivere un libro, mi creda. C’è tanta, troppa sofferenza. E ho visto diversi fenomeni: da un lato ed è quello che dà speranza, una solidarietà immensa tra detenuti, dall’altro anche il caporalato”.
Il problema non è soltanto il sovraffollamento
Infine: “Purtroppo il primo problema è quello del sovraffollamento e da questo derivano tutti gli altri – osserva Apprendi – se l’anno scorso al Pagliarelli ero rimasto stranito dal fatto che in una casa circondariale dove dovrebbero essere detenuti in attesa di giudizio, erano arrivate una ottantina di persone condannate, adesso la situazione è peggiorata a dismisura. Inoltre c’è anche quello del personale. La polizia penitenziaria avrà entro l’anno 200 persone in meno perché andranno in pensione e ne arriveranno meno di 80. Il Governo dà le pacche sulle spalle ma i problemi restano. Mancano anche gli educatori, il personale di sostegno, gli psicologi. Si può e si deve fare di più”.
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