Continue scariche di diarrea con conseguente disidratazione e debilitazione dell’intero organismo. Sono proprio questi i sintomi che centinaia di persone stanno provando in prima persona negli Stati Uniti a causa di una severa infezione da ciclosporiasi che si sta diffondendo a macchia d’olio nel Paese. Sarebbero addirittura più di 30 gli Stati americani in cui il parassita è presente, con una quantità crescente di casi confermati che ha superato di decine di volte quelli che, solitamente, vengono registrati in un anno. Difficile per il Paese a stelle e strisce contenere il contagio visto che, dall’anno scorso, l’amministrazione Trump ha tagliato l’attività di sorveglianza sul parassita cyclospora cayetanensis, il responsabile dell’epidemia acuta.
Come avviene il contagio?
L’infezione da ciclosporiasi avviene, solitamente, per via oro-fecale, tramite l’ingestione di acqua non trattata o cibi contaminati, come frutta fresca e verdura cruda. Il parassita cyclospora cayetanensis si insedia nell’intestino tenue provocando diarrea acquosa e crampi. Il contagio diretto da persona a persona, seppur raro, può avvenire tramite le uova eliminate con le feci che hanno avuto il tempo di maturare in un ambiente caldo e umido. Il passaggio da uomo a uomo può, quindi, avvenire per esempio se persone infette che lavorano nei campi non hanno accesso a bagni chimici e a sistemi adeguati per lavarsi le mani, oppure se le acque di scarico di questi servizi non sono state adeguatamente separata da quelle impiegate per l’irrigazione dei campi, e quindi degli ortaggi. Quando l’acqua contaminata tocca le piante il parassita trova l’ambiente ideale per sporulare, ovvero maturare, tra le loro pieghe e rugosità. Se i vegetali vengono poi consumati crudi e senza essere lavati a sufficienza, la cyclospora riesce a raggiungere l’intestino tenue dove inizia a replicarsi.
Fino a 14 giorni di finestra d’incubazione
Dal momento in cui avviene l’ingestione del parassita al momento in cui si manifestano i primi sintomi possono passare fino a due settimane. Finestra di tempo, quest’ultima, che rende difficile per i contagiati ricostruire la causa della contaminazione. Molte persone, infatti, si presentano al pronto soccorso per via degli attacchi ricorrenti e violenti di diarrea ma non riescono a comunicare ai sanitari cos’hanno consumato nelle due settimane antecedenti all’esordio dei sintomi, e dove. La diagnosi della presenza del batterio, inoltre, è complicata dal fatto che spesso, nelle prime fasi, non tutte le persone vengono sottoposte ai test per la ciclosporiasi. Circostanza, questa, che complica ulteriormente la ricostruzione dei contagi.
I tempi di guarigione
Una volta contratta l’infezione, e i suoi relativi sintomi, l’organismo impiega diverso tempo per guarire. La diarrea è una reazione naturale che il corpo mette in atto per espellere il parassita. Le ricorrenti evacuazioni, però, comportano una perdita significativa di liquidi e riducono le possibilità per il corpo di assimilare i nutrienti tramite l’intestino. Ai pazienti risultati positivi al parassita viene solitamente prescritto un antibiotico da assumere per una decina di giorni. Tempo utile all’organismo per neutralizzare il parassita e impedirgli di continuare a replicarsi all’interno dell’intestino.
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