A pochi giorni dal ricordo della strage di via d’Amelio, proprio poco prima dell’arrivo della premier Giorgia Meloni per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma di Giovanni Falcone, in un momento di forte criticità per la sicurezza di Palermo, il maxi blitz che ha coinvolto il mandamento mafioso di Tommaso Natale / San Lorenzo e smantellato la cosiddetta “banda del kalashnikov” rappresenta una vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata e su quelle che il presidente della Regione Renato Schifani ha definito – parlando a SkyTg24 – una “violenza nuova” e che svela le vulnerabilità di una Sicilia che con la mafia continua a lottare.
I fermi sono stati in tutto 15, nove per i reati di estorsione, tentata estorsione, porto e detenzione illegali di armi comuni e di armi da guerra aggravati e i restanti per traffico di droga tra i quartieri di San Lorenzo e Zen 2. Sotto indagine anche altre 7 persone, già detenute per altra causa.
Le intimidazioni e gli ordini dal carcere: dietro il blitz contro banda del kalashnikov a Palermo
L’operazione odierna segue quella che lo scorso giugno aveva portato a otto fermi. I 15 fermati sono accusati di essere a vario titolo coinvolti nell’escalation di violenza che dallo scorso novembre sta interessando il territorio storicamente gestito dal mandamento mafioso di Tommaso Natale/San Lorenzo. Una lunga serie di attentati e intimidazioni a opera di quella che è stata ribattezzata “banda del kalashnikov” ai danni di numerosi esercizi palermitani, tra i quali quelli alla società “Sicily by car” di Tommaso Dragotto (ne abbiamo parlato qui).
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli ordini della banda sarebbero partiti dal carcere di Trani. L’analisi del cellulare di uno degli indagati sembra confermarlo. Tra i mandanti dei raid che hanno gettato Palermo nel terrore ci sarebbe Salvatore Verga, 36 anni.
Cracolici: “Bene il blitz, ma c’è un’emergenza”
Commentando l’operazione odierna, il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, ha sottolineato quello che purtroppo la Sicilia sa bene: è una vittoria importante, ma non definitiva. C’è molto di più dietro l’azione della banda del kalashnikov, la consapevolezza che troppo spesso anche dal carcere la criminalità è in grado di operare e minare la sicurezza delle città. Vero per Palermo e per molte altre realtà.
“Le mie congratulazioni alla Procura di Palermo e alle forze dell’ordine per aver fermato, con l’operazione antimafia di questa mattina, la banda di criminali che con intimidazioni e attentati a colpi di kalashnikov ha terrorizzato la città”, ha commentando. E ha aggiunto: “Il carcere è una groviera, il governo prenda atto di un’emergenza – ha aggiunto Cracolici -: è insopportabile che negli istituti di pena si possa esercitare il comando attraverso il telefonino, diventato quasi obbligatorio, come le posate per mangiare. Il governo deve garantire che le carceri tornino a essere luoghi di isolamento rispetto all’esterno”.
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