Roma, 11 mag. (askanews) – Resta alta l’allerta tra gli allevatori polesani per la Peste suina africana (Psa), ancora considerata una delle principali minacce per il settore. Dopo gli ultimi casi, riscontrati tra Liguria e Piemonte, Confagricoltura Rovigo ha organizzato un incontro per fare il punto sulla situazione e altri temi che stanno interessando il comparto, tra costi in aumento, criticità ambientali e sostenibilità economica delle aziende.
All’incontro erano presenti Rudy Milani, presidente nazionale Suinicoltori di Confagricoltura, oltre ai polesani Enrico Toso, della Federazione nazionale Suini Giovani dell’associazione, e Paolo Baldisserotto, presidente provinciale Suini di Confagricoltura. “I focolai sono racchiusi nel quadrilatero tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana – hanno detto Milani, Toso e Baldisserotto – mentre il Veneto continua a mantenere alta l’attenzione sul fronte prevenzione attraverso misure di biosicurezza rafforzate, controlli negli allevamenti e monitoraggio della fauna selvatica. La prevenzione rimane l’unico strumento efficace per contenere la diffusione del virus, attraverso controlli rigorosi sugli accessi agli allevamenti, tracciabilità, riduzione del rischio legato ai cinghiali e applicazione delle disposizioni previste dalle ordinanze nazionali e regionali”.
Chiaramente tutto questo comporta costi aggiuntivi per gli allevatori. “Si parla, peraltro – hanno aggiunto – di una possibile modifica del decreto biosicurezza, con adeguamenti strutturali richiesti alle aziende. Ribadiamo la necessità di norme applicabili e sostenibili, soprattutto per evitare ulteriori aggravamenti burocratici e costi aggiuntivi per il comparto”. A Bruxelles sono in corso valutazioni per una revisione delle normative che potrebbe portare a sistemi alternativi alle tradizionali gabbie, con inevitabili ripercussioni sugli investimenti aziendali e sull’organizzazione degli allevamenti italiani.
“La situazione è difficile, dato l’aumento dei costi produttivi causato dall’instabilità dei mercati internazionali – sottolineano i dirigenti di Confagricoltura – I costi di produzione hanno superato negli ultimi mesi 1,7 euro al chilogrammo, in un contesto già complicato dalla concorrenza estera e dalle tensioni commerciali internazionali. Non mancano le preoccupazioni relative alle criticità ambientali e al sistema sanzionatorio, con particolare riferimento alla situazione del Vicentino, dove diverse aziende stanno affrontando difficoltà legate alle normative ambientali e alla gestione degli effluenti zootecnici. C’è il rischio di un aumento della pressione amministrativa sulle imprese agricole, che non saremmo in grado di sostenere”.
Secondo la Banca dati nazionale dell’anagrafe zootecnica, a fine dicembre 2024 erano presenti in Veneto poco più di 692mila capi allevati in 3.351 aziende registrate. Tuttavia, ben 2.198 di queste risultano essere aziende familiari (-23% rispetto al 2023), con un carico complessivo di poche migliaia di capi. Rovigo è la quarta provincia regionale per produzione di carne suina, dopo Verona, Treviso e Padova, con 14.191 tonnellate su 139.790 del Veneto.

