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Letrari festeggia 50 anni con tre nuovi Trentodoc in edizione limitata

Letrari festeggia 50 anni con tre nuovi Trentodoc in edizione limitata

Lucia Letrari ad askanews: mio padre, mia figlia e la bollicina trentina

Milano, 11 mag. (askanews) – La trentina Cantina Letrari compie 50 anni e celebra il traguardo con tre nuovi Trentodoc in edizione limitata. L’azienda, fondata nel 1976 da Leonello Letrari assieme alla moglie Maria Vittoria a Palazzo Lodron, a Nogaredo (Trento), è oggi saldamente nelle mani di Lucia Letrari assieme alla figlia Margherita e al fratello Paolo Emilio.

‘Cinquant’anni sono tanti, e il prossimo anno saranno 40 che ho finito Enologia. Io dico sempre che sono nata in azienda perché avevo davvero pochi anni quando i miei mi hanno messo ad attaccare etichette sulle bottiglie. Mi sembra ieri ma guardando indietro mi accorgo che c’è tanta storia, che abbiamo costruito tanto. Cinquant’anni rappresentano per noi un traguardo importante: raccontano una storia di famiglia, di passione e di lavoro, ma soprattutto una visione di futuro da consegnare alle nuove generazioni’ racconta Lucia Letrari ad askanews, spiegando che ‘più che festeggiati, questi 50 anni vanno ricordati. Sono la mia storia: sono entrata in azienda nel 1987 e mio padre con grande lungimiranza mi ha affiancato e appena ho finito enologia, quindi a vent’anni, mi ha lasciato totale responsabilità’.

Per celebrare l’importante ricorrenza, l’azienda ha presentato tre nuove, grandi, etichette create appositamente per questo anniversario: ‘+4 Rosé Riserva Limited Edition’, ’76’ e ‘152 Rosé Extra Brut’. ‘Le tre referenze sono il simbolo del nostro percorso: questo rosé racconta da dove siamo partiti e dove siamo arrivati; il ’76’ propone una nuova interpretazione dell’attuale Riserva della cantina, con tre vitigni e un passaggio in piccole botti di rovere; il ‘152 Rosé Extra Brut’ esprime invece tutta l’eleganza del Pinot Nero valorizzata da un lunghissimo affinamento’ prosegue la titolare ed enologa, spiegando che ‘anche le etichette sono state pensate per l’occasione e si ispirano alle lavagnette utilizzate per identificare i prodotti ed il numero di bottiglie sulle cataste dei Trentodoc, un richiamo concreto alla cantina e alla nostra identità’.

Leonello Letrari, figura centrale dell’enologia trentina, nei primi anni Sessanta firmò il ‘Fojaneghe’ per la Cantina Bossi Fedrigotti, tra i primi uvaggi bordolesi d’Italia. Dopo un viaggio in Francia intuì il potenziale delle ‘bollicine di montagna’ e diede vita a ‘Equipe 5’, Metodo Classico che avrebbe segnato una fase importante della spumantistica italiana, e che diventò il fulcro produttivo e identitario dell’azienda, legandolo al carattere della Vallagarina. Nel 2000 la crescita dell’impresa portò all’inaugurazione della nuova sede a Borgo Sacco di Rovereto (Trento). Il passaggio generazionale iniziò nel 1987 con l’ingresso in azienda di Lucia Letrari, allora tra le poche donne diplomate in enologia alla Fondazione Edmund Mach. Con il suo arrivo si ampliò la struttura produttiva e prese avvio la produzione in proprio di spumanti Metodo Classico. Dopo la scomparsa di Leonello, nel 2017, la guida è passata ufficialmente a Lucia.

‘Sono orgogliosa di essere riuscita a raccogliere e tramandare l’eredità di mio padre – chiarisce ad askanews – trasformando il suo insegnamento in un progetto capace di guardare avanti senza mai perdere il legame con le nostre radici. Tra gli insegnamenti che papà mi ha trasmesso ci sono la meticolosità e la voglia di sperimentare: non tanto il raccontare ma il saper fare dalla vigna alla cantina’. Oggi Letrari può contare su 12 ettari vitati distribuiti lungo la Valle dell’Adige tra Rovereto, Nogaredo, Avio (Trento) e Brentino Belluno (Verona). I vigneti si trovano tra i 220 e i 500 metri di altitudine e a questi si aggiungono uve di conferitori selezionati, in particolare per alcune partite di Chardonnay provenienti da quote più elevate. I suoli poveri e rocciosi, le forti escursioni termiche e l’influsso dell’Adige e del Garda sono gli elementi che definiscono il profilo produttivo di questa zona.

È cambiato il modo di produrre vino in questi 50 anni? ‘Penso che il modo di fare vino è sempre quello, così come il mondo del vino. È il percepito e il consumatore che sono diversi: cercano emozioni e noi dobbiamo essere in grado di trasmettergliele in modo corretto, saper raccontare quello che facciamo realmente. Il compito di chi arriva come me dal mondo contadino è essere schietti e sinceri’ replica Lucia, chiarendo che ‘io non ho mai fatto il prodotto che il commercio mi chiedeva. Per più di una referenza sono arrivata prima degli altri perché ho capito il mercato. I vini devono mantenere un’identità precisa perché l’errore più grande è farli tutti uguali: oggi in Italia tutti producono Metodo Classico perché è l’unico prodotto che si vende, ma è sbagliato, bisogna che ognuno conservi la propria identità e la mia è quella di creare ciò che il territorio mi dà e riuscire a svolgerlo al meglio. Poi serve comunicarlo e riuscire a capire cosa e come interpreteranno il nostro lavoro quelli che verranno, che sono quelli che oggi hanno vent’anni’.

A proposito di giovani, tu, ripetendo quello che tuo padre ha fatto con te, hai avviato molto presto il processo di passaggio generazionale. ‘Questo mondo è fatto di saper fare e questo si può tramandare ma devi metterci tanta passione e questo credo sia il primo elemento che noi genitori trasmettiamo ai figli’ risponde Lucia, evidenziando che ‘bisogna però tener conto che il mondo di oggi offre ai giovani possibilità che noi non abbiamo avuto e per questo ho fatto un passo indietro, spiegando a Margherita che fare questo mestiere non è certo una strada facile. Però le ho dato spazio: la sua passione è la comunicazione e le lascio fare la sua parte di lavoro. Ci vorranno anni, quindi siamo all’inizio del passaggio generazionale ma essere riuscita a passarle almeno la passione è una grande soddisfazione’.

Giulio Ferrari introduce il Metodo Classico in Trentino nei primissimi anni del Novecento, e un’ottantina di anni dopo, nel 1984, nasce l’Istituto Trento Classico (oggi Istituto Trento Doc). La Doc ‘Trento’ arriva nel 1993 e il marchio Trentodoc nel 2007. Nel 2024 Lucia Letrari è stata nominata vicepresidente dell’Istituto, prima donna ai vertici dell’ente. Vent’anni dopo pensi che questa Denominazione abbia possibilità di crescere ancora? ‘Trentodoc è un’identità che abbiamo costruito nel tempo, grazie soprattutto al lavoro condiviso dei player storici, grandi e piccoli, e questa è stata la nostra fortuna. In questi due decenni abbiamo lavorato attentamente, e credo che un piccolo margine di crescita ci sia, ma deve rimanere e rimarrà una elite nei numeri, perché il territorio è quello’ sottolinea la produttrice, sottolineando ad askanews che ‘in futuro sarà importante non perdere di vista la qualità: non fare per fare, ma produrre solo ciò che merita davvero di essere prodotto. Non basta fermarsi ai 24 o 36 mesi previsti dal Disciplinare per il Metodo Classico: bisogna saper guardare oltre. Fare Metodo Classico significa avere già oggi una visione del futuro, e non tutti quelli che lo producono ce l’hanno’.

Come si colloca il Trentodoc nella tradizione vitivinicola trentina? ‘E’ un di cui, che però ha visto le prime luci alla fine degli anni ’50 inizio anni ’60, grazie ad alcuni uomini del vino tra cui mio padre. Il vero boom è arrivato 15 anni fa, con la richiesta di bollicina in tutto il Paese. Oggi è sicuramente importante ma non deve sostituire il mondo del vino trentino: il Trentodoc è quello che può far conoscere altri vini, vini storici, territoriali, dai bordolesi ai Marzemino, dal Teroldego fino alla Nosiola. Vino di grande riconoscibilità perché frutto di un territorio oggettivamente di grande qualità’.

E Letrari, cosa rappresenta 50 anni dopo? ‘Spero un pezzo di storia orgogliosamente costruita giorno per giorno. La soddisfazione di essere riuscita a fare quello che mi è stato insegnato e che ho, diciamo, carpito dall’esperienza e che quotidianamente cerco di imparare da un contadino o da un collega anziano che mi può raccontare quello che era, perché quello che era, siamo. Penso che mio padre sarebbe orgogliosamente soddisfatto: un po’ taciturno da buon montanaro però sicuramente orgoglioso di cosa siamo riusciti a costruire’.

Oggi la Cantina ha una produzione annua di circa 130mila bottiglie, di cui 30mila dedicate ai vini fermi. La distribuzione si concentra soprattutto nel canale horeca, mentre l’export vale circa l’8% e raggiunge mercati come Stati Uniti, Germania, Svizzera e Danimarca. Il nucleo principale della produzione è rappresentato dai Trentodoc Metodo Classico, ai quali si affiancano vini rossi ottenuti anche da vitigni autoctoni come Marzemino e Teroldego. Tra questi figura il ‘Ballistarius’, blend di Enantio e varietà bordolesi creato nel 1997 da Leonello e Lucia. (Alessandro Pestalozza)