Home » Fatti » Anche la riforma della dirigenza rischia l’affossamento. Abbate (Dc): “Un grave danno se dovesse naufragare”

Anche la riforma della dirigenza rischia l’affossamento. Abbate (Dc): “Un grave danno se dovesse naufragare”

Anche la riforma della dirigenza rischia l’affossamento. Abbate (Dc): “Un grave danno se dovesse naufragare”
Ignazio Abbate

Il testo era approdato in Aula ma, appena iniziata la discussione, è stato chiesto il rinvio in prima Commissione

PALERMO – Da una parte ci sono lavori in corso per trovare la quadra all’opposizione, dove il campo, per battere la coalizione di centrodestra che già governa la Sicilia, deve essere più che largo. Dall’altra ci sono le chiare battute d’arresto della maggioranza che al momento tanto maggioranza non sembra stando all’ultimo knockout con cui è stato detto ancora una volta No da Sala d’Ercole al terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni.

Riforma della dirigenza regionale a rischio: stop già in commissione prima dell’Aula

Quanto avvenuto fino a ieri sembra aver fatto adesso un piccolo passo in avanti, con uno stop che anticipa l’Aula e arriva questa volta già in commissione di merito. Un altro disegno di legge, sostenuto dalla maggioranza e da Palazzo d’Orleans, almeno in teoria e fino a qualche settimana addietro, è a rischio e si tratta della riforma della dirigenza regionale. “Sarebbe un grave danno per i siciliani veder naufragare una riforma pensata per immettere nella macchina amministrativa regionale decine di giovani professionisti, capaci di rinnovare profondamente la nostra classe dirigenziale”, ha affermato il presidente della Commissione Affari istituzionali all’Ars Ignazio Abbate. Il democristiano che ha presieduto la prima commissione da inizio legislatura ha convocato la Commissione Affari istituzionali per mercoledì prossimo con audizione di tutte le sigle sindacali.

Abbate convoca Schifani in commissione: “Capire le modifiche e riportare la riforma in Aula”

Dopo mesi di intenso lavoro e decine di audizioni, il testo era approdato in Aula per l’approvazione”, ha detto Abbate, raccontando che a quel punto c’è stato “il colpo di scena: appena iniziata la discussione generale, si chiede di fermare tutto e rinviare tutto in Commissione Affari istituzionali”. Ignazio Abbate non ci sta, e alla commissione convocata ha invitato anche il presidente della Regione Renato Schifani, seppur nella qualità di assessore alla Funzione pubblica. “L’obiettivo è chiaro: capire quali siano le modifiche rispetto a un testo che era già stato approvato, così da consentire alla Commissione di esprimere un nuovo parere e riportare la riforma in Aula nel giro di pochissime settimane”.

Referendum sulla Giustizia, scandali e sanità: il cortocircuito politico all’Ars

Se per la riforma della dirigenza regionale il rischio di affossamento è concreto, tanto da far dire al presidente della prima Commissione che “questa riforma non può finire nel dimenticatoio” perché “ne va della tenuta stessa della burocrazia regionale”, per le altre riforme in agenda già da martedì a Sala d’Ercole ci sono già scommesse sull’esito e tutte con ingenti puntate sul ripetersi della precedente Caporetto. Gli occhi, al momento, sono tutti puntati sulla madre di tutte le scommesse: il referendum sulla riforma della Giustizia. L’esito di questa consultazione popolare avrà effetti sul governo, in un modo o nell’altro, ma l’esito della stessa consultazione in Sicilia avrà conseguenze nel rapporto tra le segreterie del centrodestra a Roma e quelle siciliane. Nel frattempo, giusto il tempo di contare le schede, l’Ars si riunirà per avviare le discussioni generali di vari disegni di legge già dati per respinti tra i corridoi di Palazzo dei Normanni. Su questo cortocircuito, fatto di rivalità tra gli alleati per le deleghe assessoriali e voti segreti che la Commissione parlamentare per il Regolamento dell’Ars vorrebbe allineare al regolamento di Camera e Senato, ma con decorrenza prossima legislatura, all’opposizione si affilano le armi per essere pronti a unire l’impasse parlamentare agli scandali giudiziari prima della campagna elettorale e soprattutto durante quella che sarà una battaglia senza esclusione di colpi.

Al centro, come facilmente presumibile, ci sarà la sanità siciliana. Tema reso dalle ormai note vicende giudiziarie ancor più agevole terreno di scontro l’opposizione che a questo punto dovrà levigare ogni asperità per designare e presentare ai siciliani il proprio candidato progressista alla Presidenza della Regione.