Dopo il maledettissimo 7 ottobre 2023, c’è ancora chi non ha capito che quella era una delle tante battaglie del terzo conflitto mondiale ed è stato chi ha attaccato che ha scelto il momento in cui sferrare la più brutale delle aggressioni ed il campo di battaglia, il luogo che avesse la più vibrante tra le casse di risonanza mediatiche possibili. E pure, Papa Bergoglio già nel 2014, aveva cominciato a parlare di “terza guerra mondiale a pezzi” o, come è stato pure detto, “a macchia di leopardo”.
Dal 2014 al 2025: l’escalation dei conflitti nel mondo secondo Bergoglio
In quel momento erano sotto gli occhi del 266° sovrano della Chiesa cattolica, soltanto, e lo si fa per dire: la guerra civile in Siria, gli attentati dello Stato islamico in Europa, le minacce nucleari della Corea del Nord, a cui si accodavano quelle dell’Iran, gli attacchi cibernetici alle istituzioni degli stati occidentali provenienti da hacker russi e tante altre guerre dimenticate, sparse in varie parti dell’Africa.
In quell’anno aveva avuto inizio il conflitto tra la Russia e l’Ucraina, ma era ancora inimmaginabile la spallata del 22 aprile 2022, quando le forze armate della Federazione Russa invasero il territorio dell’Ucraina ed era ancora più lontano il secondo mandato del 47° presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, che con le sue capriole diplomatiche e giravolte politiche, ha sconvolto l’equilibrio politico mondiale che durava pacificamente da oltre ottant’anni, e che con i suoi dazi punitivi ha dato il colpo di grazia all’economia degli stati occidentali, già in sofferenza per effetto della globalizzazione che ha favorito l’affermazione commerciale della Cina e dei nuovi stati emergenti in danno degli Stati che tradizionalmente avevano detenuto, sino a quel momento, il predominio dell’economia mondiale.
Israele, Iran e Hezbollah: un conflitto spesso combattuto per procura
In questo quadro, in cui non si sono affatto sopite le tensioni tra Iran ed Usa, che anzi sembrano prossime ad una ulteriore escalation dalle conseguenze imprevedibili ed Israele continua a combattere la sua guerra di sopravvivenza e cerca di porre un fronte sicuro nel nord della Galilea, ora continuamente insidiate dai droni esplosivi dell’organizzazione terroristica Hezbollah “Il Partito di Dio”, che staziona in Siria, stato che, se ne avesse la volontà non avrebbe la forza per espellere, c’è ancora chi ritiene di poter attribuire ad Israele, con il suo governo certamente criticabile e con ministri dai comportamenti inopportuni ed esecrabili, tutti i torti e tutte le responsabilità, mentre assolve da ogni colpa chi lo combatte e lo vuole cancellare dalle carte geografiche, non riuscendo a collocare questo conflitto in una guerra più grande e spesso combattuta per procura. È certo il vincolo d’intenti ed organizzativo che lega l’Iran ad Hezbollah ed ad altri gruppi terroristici, in questo momento molto attivi in tutto il mondo.
Il concetto biblico di popolo eletto: oneri e responsabilità, non privilegio
Volendo, subito, prendere le distanze da questi cori da stadio, degni delle più accanite tifoserie e osservare il punto di vista più raffinato di chi ritiene che il concetto di Popolo eletto presente nella Bibbia sia andato inesorabilmente perso al macero, in quanto oggi questo Popolo combatterebbe una sanguinosa guerra di espansione e sopraffazione nei confronti di parte del mondo arabo per desiderio di suprematismo ideologico-religioso. La Bibbia è il racconto in cui uno degli argomenti fondanti è la scelta di Dio, che individua in Abramo, e nella sua discendenza e quindi la famiglia di Giacobbe, a cui cambierà il nome in Israele, il popolo che ha un ruolo speciale nei confronti del resto dell’Umanità, di cui però il popolo ebraico a ben poco di cui vantarsi, giacché non si tratta di un privilegio bensì dell’assunzione di una serie di gravosi oneri e responsabilità, così come risulta dalla stessa Bibbia e nei Libri dei profeti. È detto nel Levitico (26:3,12,14,23) che l’infedeltà a questi obblighi comporterà più gravi pene per il Popolo eletto “vi colpirò sette volte di più per i vostri peccati”.
Il Rabbino Benamozegh: nell’ebraismo non esiste proselitismo né suprematismo
Secondo alcuni la storia e la cronaca rivelerebbero che Israele avrebbe tradito il proprio mandato. Ma è bene ricordare che secondo la concezione ebraica essere popolo eletto vuol dire avere una funzione “sacerdotale” sempre rispettosa del ruolo degli altri popoli, ciascuno con il suo ruolo, ed ognuno al suo posto nell’armonia complessiva del creato voluta da Dio. Nell’ebraismo qualsiasi forma di proselitismo è proibita e come diceva il Rabbino Elia Benamozegh, vissuto a Livorno nel diciannovesimo secolo: “le varie religioni (specie quelle abramitiche), altro non sono che diverse forme di culto di una medesima religione. Per questo gli Ebrei non hanno mai cercato di convertire i non ebrei e mai hanno sostenuto che per avere la salvezza bisogna essere ebrei. Se ai detrattori d’Israele fosse chiaro, cosa sta accadendo nel mondo in questi giorni di guerra vedrebbero come sono prive di fondamento le accuse di suprematismo che gli vengono rivolte contro e che l’investitura di “Popolo eletto” passa sempre indenne tra le asperità della storia. Una storia contemporanea spesso mal compresa perché faziosamente rappresentata dai media.

