Molto presto, in Italia e in Europa, gli annunci di lavoro non potranno più “nascondere” la retribuzione. Una dinamica che così come è stata proposta avviene già in parte nel resto d’Europa, ma che resta ancora da diffondere al meglio.
Quella degli annunci con la retribuzione chiara fin dal principio è una modalità già ampiamente diffusa e prevista in buona parte d’Europa, ma che ancora non è mai stata regolarizzata a pieno dalla UE prima di oggi. Adesso, come previsto dalla direttiva dell’Europa 2023/970, che tocca il tema della trasparenza retributiva e che sarà al servizio degli Stati membri entro il 30 giugno, si avranno dunque come da regolamento delle informazioni chiare sulla retribuzione prevista, già prima della fase del colloquio.
Annunci di lavoro con la retribuzione chiara: le differenze tra Italia e il resto d’Europa
Un tema molto complesso dunque, storicamente poco diffuso in Italia e che naturalmente può cambiare le dinamiche delle aziende pronte ad assumere. In Italia infatti, secondo una ricerca di Indeed, circa “solo” tre aziende su 10, ovvero il 36%, riportano l’annuncio con la retribuzione chiara. Numeri in crescita ma ancora molto bassi rispetto alle aziende con sede fiscale in Irlanda, Francia e Olanda, che variano dal 39% al 48% di retribuzione chiara già negli annunci di lavoro. Più in giù nella classifica altri Paesi europei, come la Germania al 12% (ultima in classifica) e la Spagna, ferma al 17%. Da adesso però, con la normativa sulla trasparenza che sarà recapitata entro il 30 giugno a tutti gli stati europei, tutto ciò dovrà essere rimodulato e, gli annunci di lavoro online, dovranno dunque prevedere la retribuzione.
L’Italia cambia le sue regole sugli annunci di lavoro: già previsto il blocco a domande su retribuzione precedente
In tal senso, l’Italia ha approcciato bene questa novità cruciale nel mondo del lavoro. Lo scorso aprile, infatti, il Consiglio dei Ministri ha già approvato un decreto legislativo su normative su annunci e colloqui di lavoro, dunque mettendosi in linea con le richieste dall’Europa su temi importanti e storicamente complessi, come l’obbligo della comunicazione della retribuzione prevista. Inoltre, sostanziale novità in arrivo in Italia: il divieto di domandare al candidato quanto guadagnava per la posizione precedente.
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