Anticorruzione, l’Italia in clamoroso ritardo. L’Anac: “Recepire subito la direttiva Ue” - QdS

Anticorruzione, l’Italia in clamoroso ritardo. L’Anac: “Recepire subito la direttiva Ue”

Patrizia Penna

Anticorruzione, l’Italia in clamoroso ritardo. L’Anac: “Recepire subito la direttiva Ue”

mercoledì 07 Settembre 2022 - 06:00

Chi responsabilmente denuncia qualche irregolarità deve poter trovare tutela, senza temere ritorsioni

Il rischio è trovarsi a combattere una guerra con le armi spuntate: è questo lo scenario che si prospetta per il nostro Paese se non adegua gli strumenti di lotta alla corruzione alla normativa europea.
L’Unione europea ce lo chiede già da un po’: il 17 dicembre 2021 è scaduto il termine entro il quale la direttiva Ue 2019/1937 andava recepita.

Dalle colonne di questo giornale, proprio lo scorso dicembre, Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione (Anac), lanciava l’allarme: “La direttiva sulla protezione delle persone che segnalano illeciti (whistleblowing) va recepita subito (…) Il rischio di infiltrazioni criminali esiste, non dobbiamo nascondercelo. Sempre più spesso la mafia e le organizzazioni criminali si rendono presenti non con atti cruenti ma con tentativi di infiltrazione dove c’è ricchezza, e la ricchezza è quella che passa molto spesso negli affidamenti pubblici”.

A distanza di nove mesi, qualcosa sembra muoversi. Appena un mese fa, infatti, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge di delegazione europea.
Attenzione, però. L’approvazione non coincide con l’effettivo recepimento della direttiva Ue sul whistleblowing.
Nella Gazzetta Ufficiale del 26 agosto 2022 n. 199 è stata pubblicata la Legge n. 127 del 4 agosto 2022 sulla delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti normativi dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2021.

Grazie alla suddetta legge, che si compone di 21 articoli e un allegato nel quale sono indicate 14 direttive europee, il Governo potrà adottare a partire dalla sua entrata in vigore (il 10 settembre) le disposizioni attuative della direttiva. Un provvedimento analogo a quello (legge delega del 22 aprile, n. 53) che era stato fatto scadere inutilmente lo scorso anno.
Il passo successivo è il decreto legislativo che attua la delega.

La campagna elettorale potrebbe rallentare l’iter di recepimento già partito in netto ritardo. La conseguenza più immediata è quella della procedura di infrazione a carico dell’Italia. Altra conseguenza, forse ancora più grave, è quella per cui il nostro Paese si ritroverebbe ad affrontare la sfida del Pnrr, ricca di opportunità ma anche di insidie, senza i giusti “anticorpi”.

Sono passati ormai dieci anni dall’approvazione legge 190/2012 (legge anticorruzione) che ha segnato uno spartiacque nella lotta alle infiltrazioni della criminalità ma una cosa è chiara: non è aggravando il quadro sanzionatorio dimenticando il fronte della prevenzione che riusciremo a sradicare la malapianta della corruzione.

Ed è proprio sul fronte della prevenzione che si inserisce la direttiva europea 2019/1937 che introduce novità significative sul fronte della protezione delle persone che denunciano presunte irregolarità sia nel settore pubblico che in quello privato.

Ma chi è il whistleblower?
La figura del “segnalatore di illeciti” è stata introdotta dalla legge 190/2012 e fa riferimento a colui il quale denuncia o riferisce condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro.
La direttiva Ue non amplia solo il novero dei segnalanti (che possono essere anche soggetti al di fuori della tradizionale relazione lavorativa) ma si preoccupa soprattutto di rafforzare le tutele dei segnalanti, assicurando il massimo livello di protezione.

Intervista al presidente Giuseppe Busia

Presidente Busia, era il luglio del 2021 e lei, attraverso le colonne del QdS, sollecitava il recepimento di una direttiva europea fondamentale di riforma della disciplina anticorruzione: quella del whistleblowing. Meglio tardi che mai?
“Lo scorso 2 agosto 2022 la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge di delegazione europea. Non si può ancora dire, però, che l’Italia abbia recepito la direttiva Ue sul whistleblowing. è stata approvata solo la legge con la quale il Parlamento autorizza il Governo ad adottare le disposizioni attuative della direttiva: un provvedimento analogo a quello che era stato fatto scadere inutilmente lo scorso anno. Occorre quindi ancora approvare il decreto legislativo in attuazione delle delega. La palla passa adesso al governo (attuale o venturo), che avrà il compito di dar corso al decreto legislativo in attuazione delle delega sottoponendolo alle commissioni parlamentari per il parere. Il testo è sostanzialmente già pronto e noi anche avevamo contribuito alla sua stesura: se vi è la volontà politica, si può provvedere rapidamente, trattandosi di un obbligo europeo per il quale altrimenti l’Italia rischia una procedura di infrazione. Speriamo che lo scioglimento del Parlamento non rallenti troppo tale passaggio”.

Soffiate per appalti, prodotti e mercati finanziari e riciclaggio: si amplia il perimetro del whistleblowing. Stiamo andando nella direzione giusta?
“La tutela del whistleblower è considerata a livello internazionale nell’ambito di protezione dei diritti fondamentali, ed in particolare della libertà di espressione. Preservare i whistleblower da comportamenti ritorsivi è l’imperativo di Anac, convinti che sia un efficace meccanismo di prevenzione e lotta alla corruzione. Grazie ad esso, in ogni organizzazione, chi responsabilmente denuncia qualche irregolarità sa di poter trovare tutela, senza ad esempio temere le ritorsioni dei suoi superiori. Occorre infatti tenere presente che i comportamenti corruttivi si nutrono sempre della connivenza di chi preferisce voltarsi dall’altra parte e far finta di non vedere”.

Quali sono le novità più importanti della direttiva e quali benefici?
“La Direttiva del 2019 Ue 2019/1937 sulla “protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione” nel settore pubblico e in quello privato marca un passo decisivo nel rafforzamento dell’istituto del whistleblowing e della tutela dei segnalanti da ritorsioni. In particolare, essa, include nella definizione di whistleblower anche soggetti al di fuori della tradizionale relazione lavorativa, come consulenti, membri dei consigli direttivi, ex dipendenti e candidati a posizioni lavorative; fornisce protezione anche a coloro che assistono i whistleblower; considera irrilevanti le motivazioni che hanno spinto a segnalare ai fini della garanzia della tutela. La nuova normativa europea permette, inoltre, ai whistleblower di segnalare illeciti direttamente nel luogo di lavoro oppure alle autorità competenti; vieta ogni tipo di ritorsione, incluse minacce o tentativi di ritorsione anche indiretti, fornendo una lista non esaustiva di esempi. Fondamentale, anche il fatto che siano previste sanzioni per coloro che ostacolano il diritto a segnalare, per coloro che attuano ritorsioni contro i whistleblower e per coloro che non rispettano l’obbligo di mantenere la confidenzialità del segnalante. Gli Stati membri dovranno pertanto garantire l’accesso a un servizio gratuito, comprensivo e indipendente di assistenza all’interno del settore pubblico; prevedendo la possibilità di fornire assistenza legale e finanziaria ai whistleblower. In ogni caso, si dovrà garantire che tutte le segnalazioni siano prese in carico, mantenendo il whistleblower informato entro termini ragionevoli.

Grazie al lavoro svolto dall’Anac per la prima volta la corruzione può essere “misurata” con parametri scientifici: che tipo di vantaggio ci dà nella lotta al malaffare?
“La corruzione, in Italia e nel mondo, era sempre stata quantificata in base a percezioni soggettive, per lo più svolgendo interviste di persone qualificate, che tuttavia, possono essere influenzate in modo diverso dal contesto di riferimento. L’Autorità Anticorruzione ha voluto ribaltare tale prospettiva, individuando criteri oggettivi di valutazione dei rischi di corruzione, poi calandoli a livello territoriale. Al termine di un lungo e approfondito lavoro di ricerca, che ha coinvolto svariate istituzioni e centri di ricerca anche a livello europeo, Anac ha adesso completato un progetto interattivo, in grado di individuare gli indicatori del rischio di corruzione in ogni area del Paese. L’obiettivo del Progetto è quello di fornire strumenti alle amministrazioni e alla politica per operare con maggiore precisione nei territori per prevenire e combattere la corruzione, ma anche quello di fornire un’immagine corretta del nostro Paese nel mondo, e permettere soprattutto agli investitori stranieri di valutare correttamente le caratteristiche del territorio d’insediamento di nuove attività produttive. Abbiamo per questo reso disponibile un vero e proprio portale, che costituisce uno strumento utile anche per definire le scelte del territorio e per aprire un dibattito pubblico, avvicinando sempre più cittadini alla vita politica attiva. Sono stati utilizzati 70 indicatori scientifici, prendendo in esame quattro elementi: criminalità, istruzione, capitale sociale, economia del territorio. Utilizzando le informazioni contenute in varie banche dati, a cominciare dalla banca dati Anac sugli appalti – che raccoglie le informazioni di ben 60 milioni di contratti censiti negli ultimi dieci anni l’Autorità ha individuato tale serie di ‘indicatori di rischio corruzione’, che rilevano e segnalano le anomalie. Gli indicatori sono inseriti su base provinciale, e l’intento è di perfezionare e aggiornare con regolarità tali rilevatori sintetici su base territoriale.

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