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Emergency nel report Life Support: in tre anni soccorse 3.234 persone

Emergency nel report Life Support: in tre anni soccorse 3.234 persone

Tra dicembre 2022 e 2025; ripercorre ultimo anno in “Contro Corrente”

Roma, 13 mag. (askanews) – Nel 2025 ci sono state 2.185 vittime morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, tra queste 1.330 solo sulla sua rotta centrale (dati OIM). In questo tratto opera Emergency con la sua nave di ricerca e soccorso Life Support al suo terzo anno di attività, che ha ripercorso in un report pubblicato oggi. 10 missioni SAR nel Mediterraneo centrale, 27.700 km e 70 giorni di navigazione: questi i numeri della nave Life Support di Emergency che nel 2025 ha effettuato 14 interventi di soccorso, portando in salvo 783 persone, tra cui 516 uomini, 71 donne, 24 minori accompagnati e 172 minori non accompagnati, e recuperando anche 2 corpi senza vita. Dall’inizio delle sue operazioni in mare nel dicembre 2022 a tutto il 2025, la Life Support ha soccorso complessivamente 3.234 persone.

Così il report di Emergency “Contro Corrente – Tre anni di soccorsi in mare della Life Support” racconta il suo anno di attività sulla Life Support con cui ha, inoltre, partecipato da osservatrice e per fornire supporto medico, tecnico e logistico alla Global Sumud Flotilla.

I naufraghi soccorsi nel 2025 sono originari prevalentemente di Eritrea (215), Bangladesh (166), Sudan (135), Nigeria (47) e Mali (43), Paesi caratterizzati da guerra, povertà estrema e conseguenze della crisi climatica. Molte delle persone soccorse hanno raccontato ai nostri mediatori culturali e al nostro staff sanitario di aver subito gravi violazioni dei loro diritti, di essere state vittime di sfruttamento, violenza e soprusi, alcuni dei naufraghi anche di essere sopravvissuti a torture durante il periodo di permanenza in Libia. Casi che sono stati segnalati alle autorità sanitarie presenti allo sbarco come soggetti particolarmente vulnerabili.

A seguito del triage sanitario cui vengono sottoposti tutti i naufraghi, il team sanitario della Life Support ha effettuato 440 visite nella clinica di bordo su 270 persone delle quali 219 uomini e 49 donne, fra cui 13 in stato di gravidanza. Tra i pazienti visitati 47 erano minori. Le patologie più frequenti per le quali si sono svolti gli accertamenti sono state affezioni cutanee e disidratazione. Inoltre, 8 donne presentavano problemi ostetrici o ginecologici e per un paziente è stato necessario attivare un’evacuazione medica immediata (MEDEVAC) verso una struttura ospedaliera a terra.

La situazione nel Mediterraneo – riferisce Emergency nel suo report – si aggrava sempre di più a causa di nuovi conflitti, effetti sempre più marcati dei cambiamenti climatici e dell’inasprimento delle politiche migratorie europee. È già successo con gli accordi con Turchia, Libia e Tunisia per il contenimento dei flussi migratori, la legittimazione di autorità che non rispettano i diritti umani e la criminalizzazione di persone in movimento e ONG; da giugno lo vedremo anche negli effetti del Patto europeo su migrazione e asilo.

Tutto questo si riflette sull’operatività della Life Support e su quello di cui è testimone nel Mediterraneo: casi di barche in pericolo che restano senza risposta, maggiore presenza e aggressività della Guardia costiera libica, incremento delle intercettazioni con modalità violente e dei respingimenti illegali verso Libia e Tunisia. Solo nel 2025, oltre 26.900 persone sono state intercettate in mare e respinte con la forza in Libia.

Pur aderendo alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso marittimo ed avendo istituito proprie Zone SAR, né la Tunisia né la Libia possono essere considerate un luogo sicuro per le persone in movimento e i rifugiati, viste le privazioni di libertà e gli abusi cui vengono sottoposti, atti documentati sia da Organizzazioni internazionali che da Associazioni indipendenti e ONG. Stringendo accordi con questi Paesi, l’Europa e l’Italia si rendono complici di queste violazioni dei diritti umani.

Intervenute per colmare il vuoto lasciato dagli Stati europei che, da anni, si stanno disimpegnando dal Mediterraneo, le navi umanitarie sono costrette ad affrontare la progressiva criminalizzazione della solidarietà e ad agire in uno spazio operativo sempre più ristretto in cui la limitazione delle operazioni in mare per la Flotta Civile è diventata sistematica attraverso diverse strategie. Malta, ad esempio, è semplicemente inadempiente rispetto ai suoi obblighi SAR e pratica ostruzionismo dei soccorsi non rispondendo alle richieste di aiuto e non coordinando i salvataggi. L’Italia, invece, ostacola le attività di soccorso in mare della Flotta Civile principalmente con due pratiche: i fermi amministrativi ai sensi del Decreto Piantedosi e l’assegnazione arbitraria di porti distanti esclusivamente alle navi delle ONG. Da quando il decreto è entrato in vigore, sono state registrate 36 detenzioni. A seguito di impugnazione molti di questi fermi amministrativi sono stati sospesi, il loro impatto sull’operatività della Flotta Civile resta significativo. E a causa dei porti distanti, le navi SAR delle ONG hanno accumulato oltre 760 giorni aggiuntivi di navigazione e percorso più di 300.000 chilometri.

Le 14 operazioni di soccorso realizzate dalla Life Support nelle 10 missioni SAR del 2025 sono state effettuate in acque internazionali, per la maggior parte all’interno della zona SAR libica (11). Tutte le imbarcazioni soccorse erano partite dalle coste libiche e oltre la metà sono state avvistate direttamente dal ponte di comando della Life Support, a conferma dell’importanza di disporre di assetti dedicati alla ricerca e al soccorso per tutelare la vita in mare.

Per raggiungere i porti di sbarco distanti assegnati e poi tornare in zona operativa, la Life Support ha dovuto percorrere 10.060 km in più rispetto ad un porto più vicino, costringendo lo staff di Emergency a 28 su 70 giorni di navigazione. Quasi un mese in cui la Life Support è stata allontanata dalla zona operativa, ampliando un vuoto che aumenta il rischio di naufragi, intercettazioni e respingimenti illegali verso la Libia.

“Assegnare porti lontani significa sottoporre i sopravvissuti a viaggi inutilmente prolungati, ritardando il loro l’accesso ai servizi essenziali in linea con il diritto internazionale. Vuol dire anche allontanare le navi della Flotta Civile dall’area operativa e aumentare i costi per le ONG – dichiara Carlo Maisano, capo progetto della Life Support di Emergency -. Il decreto Piantedosi insieme all’assegnazione di porti distanti dall’area operativa, ha dunque sottratto tempo e risorse preziose al soccorso e alla tutela della vita di chi è in mare, e ha allontanato gli unici testimoni delle violazioni commesse dal Mediterraneo Centrale. A queste pratiche, si aggiungerà presto un nuovo discutibile strumento: il cosiddetto blocco navale transitorio progettato dal governo”.

Nel 2025 la Life Support è stata testimone diretta delle conseguenze delle scelte europee e di quanto accade nel Mediterraneo. Come spiega Davide Giacomino, advocacy officer di Emergency: “Il prezzo delle politiche di esternalizzazione è la violazione sistematica di diritti fondamentali in un ciclo di violenza ed estorsione qualificato da esperti indipendenti internazionali come crimine contro l’umanità. Nel 2025, inoltre, Emergency ha assistito a un’escalation di intercettazioni e respingimenti messi in atto da motovedette libiche direttamente finanziate o fornite dall’UE e dai suoi Stati membri. Anche le ONG di ricerca e soccorso continuano a subire attacchi deliberati durante le operazioni di soccorso, tra cui spari con armi da fuoco, minacce, intimidazioni e violenze verbali.”

È possibile consultare e scaricare il report dal sito di Emergency, al seguente link: www.emergency.it/report-sar