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Appalti per pochi, è polemica per la gara sulla pista forestale a Bronte: cosa non torna sulla procedura

Appalti per pochi, è polemica per la gara sulla pista forestale a Bronte: cosa non torna sulla procedura
Sentiero foresta, foto di Jakub Grygier. Da Pexels

Tra le modifiche più discusse c’è l’introduzione di nuovi criteri per la selezione delle ditte: “Si favoriscono le grandi società”

“Che senso ha pagare per mantenere le attestazioni di capacità tecnica, se poi non si può neanche sperare di essere invitati a una gara d’appalto?”

È una domanda che da un paio di anni sempre più imprese si pongono. Nel mirino c’è il codice dei contratti varato nel 2023 e fortemente voluto dall’attuale governo Meloni, che ne ha fatto un vanto promettendo un’accelerazione delle procedure di affidamento e, di conseguenza, del completamento delle opere pubbliche.

Che così non sarebbe stato era chiaro un po’ a tutti. In passato è stata Bankitalia a specificare come le fasi di aggiudicazione costituiscano non più del 15 per cento del tempo che si impiega per realizzare un’opera, molto meno rispetto a quello assorbito da progettazione e costruzione. Nonostante ciò il governo è andato avanti, incurante di due aspetti: il rischio di comprimere la concorrenza e quello di creare condizioni più favorevoli ai corruttori.

Tra le modifiche più discusse ci sono state l’innalzamento delle soglie degli importi al di sotto dei quali si possono indire gare a numero chiuso, anziché aperte a chiunque abbia i requisiti per eseguire il lavoro, e l’introduzione di nuovi criteri per la selezione delle ditte.

L’ultimo esempio di come le attuali normative abbiano finito per scontentare i più e alimentare i sospetti di chi teme favoritismi arriva da una piccola gara che verrà espletata per assegnare i lavori sul demanio regionale.

D’interesse per pochi

Nei giorni scorsi l’ufficio catanese del dipartimento Sviluppo rurale, che dipende dall’assessorato all’Agricoltura, ha pubblicato un avviso per annunciare una prossima gara per la manutenzione straordinaria in una pista forestale nel territorio di Bronte.

Il progetto vale 600mila euro, dei quali circa 484mila destinati ai lavori. Considerato l’importo, l’ufficio ha fatto sapere che la gara sarà a inviti e rivolta a chi possiede la qualificazione per la categoria Og3 (strade, autostrade, viadotti ecc.). Inoltre ha aggiunto che saranno tutt’al più cinque le imprese che saranno invitate, nonostante il codice dei contratti non imponga un limite massimo ma dica semmai che fino a un milione di euro la procedura debba tenersi “previa consultazione di almeno cinque operatori economici”.

A fare imbufalire le ditte è stato però altro. Il Quotidiano di Sicilia ha avuto modo di verificare come diversi imprenditori in possesso della categoria Og3 stiano valutando di scrivere alla Regione per lamentarsi dei criteri con cui verranno scelti i cinque operatori economici, tra quelli che entro la mezzanotte del 9 ottobre manifesteranno il proprio interesse alla gara.

Arrivati a questo punto bisogna fare una puntualizzazione: fino al 2023, ovvero sino a quando è stato in vigore il precedente codice, le stazioni appaltanti avevano la possibilità di selezionare le ditte tramite sorteggio. Di tale facoltà le pubbliche amministrazioni si avvalevano quasi sempre in quanto delegare alla dea bendata la selezione avrebbe allontanato ogni sospetto riguardante la discrezionalità delle scelte. E ciò anche se va sottolineato che non sono mancate le inchieste giudiziarie che hanno portato alla luce sorteggi soltanto simulati.

Da tre anni a questa parte, comunque, non è più così: il motivo non sta in un mutamento di atteggiamento da parte dei pubblici funzionari ma nelle norme volute dal governo Meloni.

Extrema ratio

“L’attribuzione e l’esercizio del potere nel settore dei contratti pubblici si fonda sul principio della reciproca fiducia nell’azione legittima, trasparente e corretta dell’amministrazione, dei suoi funzionari e degli operatori economici”.

L’articolo 2 del nuovo codice contiene uno dei principali pilastri che sorreggono la visione su cui poggia la gestione delle risorse pubbliche e il rapporto con i privati. Un assunto che, alla luce dei dati sulla diffusione della corruzione e della frequenza con cui questa viene contestata dagli organi giudiziari, trasuda fin troppo ottimismo.

Sulla scorta di questa fiducia, il codice ha sostanzialmente abolito il sorteggio. L’individuazione delle imprese da invitare deve seguire altre logiche: “Le stazioni appaltanti non possono utilizzare il sorteggio o altro metodo di estrazione casuale dei nominativi, se non in presenza di situazioni particolari e specificamente motivate, nei casi in cui non risulti praticabile nessun altro metodo di selezione degli operatori”, si legge all’articolo 50.

I criteri dell’assessorato

Nel caso della gara di Bronte, la Regione ha annunciato una selezione tramite una graduatoria che verrà stilata attribuendo un punteggio – il massimo sarà di otto punti – ai curriculum delle aziende. I criteri individuati sono però ritenuti sproporzionati al lavoro richiesto e ritenuti limitanti per tante imprese. “Si rischia di favorire le grandi società che hanno già rapporti con la Regione”, è il commento raccolto da questa testata.

Nel mirino è finita l’assegnazione di punti a quelle ditte che hanno effettuato in passato lavori su strade e piste forestali. Per questa specifica esperienza si potranno ottenere fino a quattro punti, in base all’importo dei lavori aggiudicati. Il massimo lo si otterrà per lavori del valore di oltre due milioni di euro. Oltre tre volte la base d’asta della gara. L’avere avuto a che fare con le piste forestali determinerà ulteriori punti se i lavori risalgono all’ultimo triennio, altrimenti ne verrà assegnato uno.

Infine si terrà conto della grandezza dell’impresa: per quanto l’appalto sia di modesto importo, chi nel 2025 avrà registrato un fatturato di oltre cinque milioni riceverà due punti, uno soltanto alle ditte che non lo avranno raggiunto.

“Il possesso della qualificazione Og3 garantirebbe di suo la capacità di eseguire il lavoro. Qualsiasi altra richiesta non fa altro che escludere le ditte più piccole e quelle che non hanno la fortuna di lavorare spesso con la Regione”, commenta un imprenditore richiedendo di rimanere anonimo. Per qualcun altro il problema a monte restano le gare a inviti: “Perché non dare a tutti gli interessati la possibilità di partecipare? Con le piattaforme digitali, in pochi minuti si può stabilire qual è l’offerta più conveniente tra centinaia”.

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