Tre diverse indagini in un anno. Tutte per lo stesso motivo: avrebbero pagato mazzette per accaparrarsi lavori pubblici in giro per la Sicilia. È la condizione in cui si trovano i fratelli Dino e Federica Caramazza, di 45 e 37 anni.
Originari di Favara, in provincia di Agrigento, sono finiti sotto la lente delle procure di Agrigento, Caltanissetta e Palermo, in quest’ultimo caso in seguito al trasferimento degli atti giudiziari alla procura distrettuale.
In ognuna delle inchieste, i magistrati ritengono di avere raccolto elementi sufficienti per affermare che i due, anche l’uso di prestanomi, avrebbero messo in atto azioni corruttive nei confronti dei funzionari pubblici a cui spettava la gestione delle procedure di affidamento dei cantieri. Ed è questa l’altra triste faccia della medaglia: per imprenditori che sarebbero stati propensi alla corruzione non sarebbero mancati dipendenti pubblici disponibili a venire meno ai propri doveri.
Tra i casi più interessanti, c’è quello riguardante l’appalto per la manutenzione della strada Mosella, ad Agrigento.
Ditta intestata ai dipendenti
Secondo la procura di Agrigento, che ha disposto nei giorni scorsi perquisizioni e sequestri a carico degli indagati, compresi gli uffici in cui le procedure sono state gestite, i fratelli Caramazza hanno trovato un modo per vincere la gara per la manutenzione straordinaria dell’arteria di collegamento tra la statale 640 e la statale 115.
L’aggiudicazione è arrivata il 31 dicembre 2025, con un ribasso del 32,30 per cento. A formulare l’offerta è stata l’impresa Andiva, costituita dodici mesi prima e avente per soci la 29enne Vania Palillo e il 49enne Lillo Valenti.
Nella visura camera dell’Andiva, i Caramazza non compaiono mai, ma gli inquirenti sono certi che i due siano i veri proprietari della ditta. Insieme a loro, socio occulto sarebbe stato il 47enne Antonio Milioti.
Il convincimento dei magistrati deriva dal fatto che Valenti è dipendente di una delle imprese riconducibili ai Caramazza, mentre Palillo lavora per Milioti.
Accordo sottobanco
Il piano dei Caramazza e di Milioti sarebbe stato quello di partecipare alla gara con l’opportunità di avere più chance rispetto alla concorrenza. A presentare le buste nella procedura indetta dal Comune di Agrigento infatti non è stata soltanto l’Andiva, ma anche due ditte controllate dagli indagati: la Edilroad e la Cargroup.
I fratelli Caramazza, Milioti Valenti e Palillo – si legge nel capo d’accusa – avrebbero “concorso tra loro nel turbare la procedura negoziata” presentando le offerte da parte delle tre imprese. Palillo, poi, da amministratrice della Andiva ha firmato il patto di integrità con il Comune, omettendo di indicare quale fosse l’effettiva proprietà e gestione dell’impresa di cui sarebbe stata soltanto una testa di legno.
A essere ben conscio dell’illecito sarebbe stato anche l’ingegnere Salvatore Castaldo, direttore dei lavori sulla strada Mosella. Castaldo, per i magistrati, avrebbe avuto consapevolezza della reale situazione gestionale della Andiva e avrebbe spinto i reali proprietari della ditta a scegliere il cognato Alessandro Rizzo, anche lui indagato, per fare da consulente per la contabilità dell’appalto. Un servizio che a Rizzo avrebbe fruttato tra il due e il tre per cento delle somme contabilizzate, pari a più di 100mila euro.
La truffa nel progetto
Nell’inchiesta rientra anche una possibile truffa. Di tale reato sono accusati il 62enne Gaspare Triassi, responsabile del procedimento, e il progettista dei lavori Vincenzo Galletto, di 65 anni.
Galletto, con il bene placito di Triassi, avrebbe stilato un progetto con una previsione di opere di bitumazione e risagomatura della strada superiori alle reali esigenze.
Così facendo avrebbero incluso nel computo metrico opere per 400mila euro in più. L’obiettivo sarebbe stato quello di simulare opere che non sarebbero state realizzate con l’intento di appropriarsi delle cifre pagate dal Comune.
Le precedenti indagini
I fratelli Caramazza, nella primavera del 2025, sono stati coinvolti nell’inchiesta sugli appalti in provincia di Agrigento che ha interessato l’ex assessore regionale ai Rifiuti Roberto Di Mauro. In quel caso, i due sono stati accusati insieme alla madre Carmela Moscato di avere pagato tangenti nell’ambito dei lavori da eseguire sulla provinciale 19 Salaparuta-Santa Margherita Belice.
Dino e Federica Caramazza sono stati più di recente raggiunti da un’avviso di garanzia per appalti truccati a Sommatino, in provincia di Caltanissetta. Nei confronti del maggiore dei Caramazza, Dino, la procura ha chiesto l’arresto in carcere.
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