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Appalti, trasparenza ancora incompleta sui mini affidamenti degli enti pubblici

Appalti, trasparenza ancora incompleta sui mini affidamenti degli enti pubblici

In Italia oltre tre milioni di lavori sotto i cinquemila euro affidati senza gara in un anno. I numeri della Sicilia

ROMA – Con l’attenzione generale rivolta alle grandi opere e agli strascichi polemici che ne derivano sulla scia delle contrapposizioni della politica, ogni giorno in Italia una valanga di micro-affidamenti contribuisce a mantenere a galla la Pubblica amministrazione. Specialmente negli enti pubblici come i Comuni, la quotidianità è fatta di piccoli interventi. Lampade che si guastano, buche nell’asfalto che vanno riparate senza poter attendere i grandi finanziamenti per rifare l’asfalto sull’intera strada, ma anche allestimenti in occasione di eventi o il semplice servizio di stampa di locandine e brochure. I sindaci lo dicono spesso: guidare un ente locale significa stare in trincea, lontano dai riflettori – anche perché quando ci si finisce, Niscemi è l’ultimo caso, è spesso a causa di eventi nefasti – e con la pressione addosso di dover dare risposte ai cittadini. È all’interno di questa cornice che si muove una spesa pubblica di proporzioni sottovalutate: singolarmente si tratta di poche migliaia di euro, ma messa insieme assomma svariati miliardi. Se si prende come riferimento la soglia di cinquemila euro, nel 2024, per esempio, in tutta Italia sono stati effettuati oltre 3,4 milioni di affidamenti per un importo medio di 1480 euro. Significa in totale oltre cinque miliardi.

Nuovo codice appalti e Anac: obblighi di comunicazione dei micro-affidamenti

Dal primo gennaio 2024, in linea con quanto previsto dal nuovo codice dei contratti e nell’ambito del processo di digitalizzazione degli appalti, ogni ente è tenuto, oltre alla pubblicazione delle determine sulla sezione Amministrazione trasparente del proprio sito, anche a comunicare all’Autorità nazionale anticorruzione gli estremi dei micro-affidamenti. L’oggetto, la cifra e anche il nome dell’operatore economico incaricato. Il Quotidiano di Sicilia ha però accertato come a distanza di più di due anni dall’aggiornamento della normativa, voluto per migliorare il livello di trasparenza delle pubbliche amministrazioni, il sistema di accesso a questi dati è ancora farraginoso e non consente un adeguato controllo della spesa da parte dei cittadini.

Banca dati Anac: stazioni appaltanti, centrali di committenza e “galassia” degli enti

La banca dati di Anac, infatti, è nata con l’intento di far confluire in un singolo spazio ciò che accade in giro per l’Italia: un anno fa, l’Anticorruzione quantificava in quasi 4.700 il numero di stazioni appaltanti e in oltre cinquecento le centrali uniche di committenza. A questi numeri va aggiunta poi la galassia di soggetti – soltanto i Comuni sono oltre ottomila, ma vanno considerati anche altri enti come scuole e università – che per i piccoli affidamenti possono agire in autonomia.

Trasparenza incompleta: assenti i nomi delle ditte sotto i 5mila euro

A mancare nello specifico sono i nomi delle ditte a cui la pubblica amministrazione si rivolge direttamente per affidamenti al di sotto dei cinquemila euro. Ciò significa che, per avere contezza di quali siano gli operatori economici coinvolti, serve cercare all’interno dei siti dei singoli enti. Un lavoro di proporzioni immani e che dunque contrasta con qualsiasi narrazione di una pubblicazione amministrazione diventata palazzo di vetro. E ciò anche se – va sottolineato – il nuovo codice degli appalti voluto dal governo Meloni ha previsto che “è comunque consentito derogare all’applicazione del principio di rotazione per gli affidamenti diretti di importo inferiore a 5mila euro”.

Micro-affidamenti nei Comuni siciliani: analisi e periodo di riferimento 2025

Grazie anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per districarsi nell’ingente mole di informazioni gestita da Anac, è possibile quantomeno ottenere dalla piattaforma dell’Anticorruzione dati sul ricorso ai micro-affidamenti da parte dei Comuni siciliani. Per questo studio, sono stati presi come riferimento i tre capoluoghi di Città metropolitana, che per dimensioni e numero di abitanti necessitano di essere confrontate tra loro, e una serie di città di medie dimensioni. L’arco temporale di riferimento copre i primi otto mesi del 2025 per ciò che riguarda gli importi superiori ai 5mila euro e l’intero anno per quelli al di sotto della soglia.

Mini affidamenti e pianificazione: il tema del principio di rotazione

In molti casi il numero dei mini-affidamenti è di proporzioni nettamente superiori. Se da un lato ciò è normale nella misura in cui, come detto, la quotidianità degli enti si muove tramite piccole azioni, dall’altro è altrettanto vero che una maggiore pianificazione delle attività amministrative – si pensi alle manutenzioni e alle forniture a esse connesse – potrebbe fare optare per affidamenti di importo maggiore con l’impegno della stazione appaltante di dover tenere conto del principio di rotazione.

Palermo, Catania, Messina: affidamenti sopra 5mila euro e spesa complessiva

Venendo ai numeri caricati sulla banca dati Anac, è possibile dire che, tra gennaio e agosto del 2025, il Comune di Palermo ha attivato 226 procedure al di sopra dei 5mila euro per una spesa totale che supera i 54 milioni. Nello stesso arco di tempo, a Catania gli affidamenti sono stati 120 per una spesa di circa 20 milioni. A Messina, invece, le procedure sono state 137 mentre l’importo complessivo schizza a oltre 334 milioni, per via della firma del contratto decennale da quasi trecento milioni stipulato per il trasporto locale con la società in house A.M.T.

Micro-affidamenti 2025: numeri e importi nelle tre città

Nelle stesse città, il numero di micro-affidamenti durante l’intero 2025 è stato rispettivamente di 368 a Palermo, per un importo complessivo di oltre 986mila euro, 243 a Catania 243 per circa 540mila euro e infine 343 a Messina per una spesa che si aggira sui 772mila euro.

Sotto soglia 5mila euro: casi di Acireale, Ragusa, Marsala ed Enna

Soffermandosi sui contratti di valore inferiore ai cinquemila euro, quelli che sfuggono al principio di rotazione e i cui affidatari non sono resi noti da Anac, si trovano casi interessanti. Il Comune di Acireale, per esempio, lo scorso anno risulta avere attivato 681 procedure di importo inferiore ai cinquemila euro, per un valore complessivo degli affidamenti di oltre 1,2 milioni. I contratti al di sopra della soglia sono stati invece poco più di un centinaio per un totale di 20 milioni di euro. Una situazione simile la si trova a Ragusa, dove 63 mini-affidamenti sono serviti ad assegnare circa 768mila euro, mentre i contratti sopra i cinquemila euro sono stati, nei primi otto mesi del 2025, 170 per quasi 28 milioni di euro. Si aggira intorno ai 630mila euro la somma dei mini-affidamenti dati da Marsala ed Enna: i due enti hanno stipulato rispettivamente 369 e 445 contratti, mentre quelle di importo superiore ai cinquemila euro sono stati – da gennaio ad agosto – 83 e 74.

Ex Province: Agrigento, Caltanissetta, Siracusa, Trapani e limiti di controllo

Questi i dati sui mini-affidamenti riguardanti gli altri capoluoghi delle ex Province: 219 ad Agrigento per una spesa di 385mila euro, 337 a Caltanissetta per 538mila euro, Siracusa ne ha dati 267 per 570mila euro e infine Trapani con 284 contratti per quasi 350mila euro. Numeri che possano aiutare a farsi un’idea generale di come i Comuni gestiscano le procedure di assegnazione dei lavori e dei servizi per soddisfare le esigenze che più attengono alla quotidianità della pubblica amministrazione, ma che non danno la possibilità di verificare se – al netto dell’assenza di obblighi normativi – esistano casi di concentrazione della spesa su specifici operatori economici.

Ma l’assenza dei dati non è addebitabile alle amministrazioni. L’Anac: “Lavoriamo affinché tutti i dati siano resi pubblici”

“Dall’1 gennaio 2024, la Banca dati nazionale dei contratti pubblici di Anac renderà disponibili, mediante interoperabilità, i servizi e le informazioni necessari allo svolgimento delle fasi dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici, anche per garantire l’assolvimento degli obblighi di trasparenza previsti all’articolo 28 del Codice”. Ad annunciare la novità, ormai oltre due anni fa, fu l’Anticorruzione. L’iniziativa, che introduceva delle modifiche alle modalità con cui attivare le procedure per l’acquisizione di servizi, forniture e lavori, seguiva il percorso verso la digitalizzazione integrale del ciclo degli appalti e prevedeva per le stazioni appaltanti “la necessità di cambiare le modalità di svolgimento delle procedure di gara, imponendo loro, in primo luogo, l’utilizzo di piattaforme di approvvigionamento digitale certificate e interoperabili”.

Stop Smart Cig e obbligo Cig: cosa cambia per le stazioni appaltanti

Fino a quel momento, i contratti venivano suddivisi tra quelli collegati a un Cig (Codice identificativo di gara) e quelli a cui veniva associato, tramite una procedura più snella, uno Smart Cig. A questi ultimi venivano riservati i contratti fino a 40mila euro, ovvero la soglia che con il codice degli appalti precedente all’attuale definiva il tetto per gli affidamenti diretti. Dal 2024 alle stazioni appalti è stato detto di uniformarsi alla disciplina del Cig obbligatorio, con la trasmissione di tutte le informazioni – compresa quella riguardante la ditta affidataria – che non venivano richieste con lo Smart Cig.

“Il codice dei contratti pubblici non prevede ipotesi di deroga o di esenzione dall’applicazione delle disposizioni sulla digitalizzazione con riferimento a fattispecie particolari di affidamenti o a determinate soglie di importi. Le nuove previsioni rappresentano una rivoluzione nel mondo della contrattualistica pubblica digitale che, superata l’iniziale fase di necessario adeguamento, apporterà notevoli benefici in termini di semplificazione, razionalizzazione e velocizzazione delle procedure, con evidente e apprezzabile risparmio di costi e tempi”. Tra le novità introdotte c’era anche il passaggio all’utilizzo delle Pad, le piattaforme di approvvigionamento digitale, che avrebbero automaticamente dialogato con la banca dati Anac. Un percorso che in più di un caso si è rivelato difficoltoso per alcuni enti, spingendo Autorità Nazionale Anticorruzione a consentire per gli importi al di sotto dei 5mila euro di fare affidamento sulla Pcp, la propria piattaforma dei contratti pubblici, senza tuttavia venire meno ai nuovi obblighi di trasparenza negli appalti pubblici anche nei micro-affidamenti.

Deroghe Smart Cig, Anci e richieste dei Comuni

Poco dopo però era stata l’Associazione Nazionale Comuni Italiani – l’associazione nazionale dei Comuni – a chiedere di ripristinare la funzionalità dello Smart Cig in quanto i tempi di attesa per l’acquisizione dei Cig, fondamentali per aggiudicare le gare, erano eccessivamente lunghi. Un appello che era stato accolto da Anac e che ha portato a una serie di deroghe, l’ultima delle quali del giugno scorso e ancora vigente, secondo cui gli enti locali per gli importi inferiori ai 5mila euro possono ancora utilizzare l’interfaccia web di Anac senza passare dalle Pad. “Con questo provvedimento, abbiamo voluto ancora una volta andare incontro alle esigenze dei comuni e delle amministrazioni, specie quelle di dimensioni più ridotte, favorendo la semplificazione. Da più parti, dagli stessi comuni e dall’Anci, sono giunte richieste ad Anac di prorogare l’uso in via transitoria della piattaforma web messa a disposizione dall’Autorità, prolungando alcuni adempimenti previsti dall’organizzazione dell’ecosistema nazionale dei contratti pubblici.”, ha dichiarato il presidente di Anac, Giuseppe Busia, il 18 giugno 2025.

Trasparenza appalti pubblici e pubblicazione affidatari nella banca dati Anac

Tale possibilità non ha comunque inciso sul tipo di informazioni da trasmettere all’Anticorruzione. L’obbligo di inviare i nomi degli affidatari dei piccoli contratti esiste dall’1 gennaio 2024. Tuttavia, come detto, non sono presenti sulla banca dati nazionali. A confermarlo è stata la stessa Anac contattata dal Quotidiano di Sicilia, spiegando che l’assenza non è addebitabile agli enti pubblici. “Prima del 1 gennaio 2024 Anac non pubblicava i nomi degli affidatari perché non li aveva. La legge non lo prevedeva e quindi le stazioni appaltanti non li fornivano – fanno sapere dall’ufficio stampa dell’autorità Da quella data, con l’avvio degli appalti digitali, quel dato è fornito automaticamente dalle stazioni appaltanti. Anac sta lavorando da settimane affinché tutti i dati, quindi anche gli affidatari, siano resi pubblici”.

“Sul tema della trasparenza negli appalti, del rispetto delle regole di carattere generale e buon senso, è inutile anche soffermarsi. Va fatta ogni iniziativa per raggiungere questi obiettivi – dichiara al Quotidiano di Sicilia Mario Emanuele Alvano, segretario di Anci Sicilia – In questo caso i Comuni rispettano già l’obbligo di trasmissione dei dati e il compito di pubblicarli spetta all’Anac. Tuttavia, in materia di trasparenza mi sento di dire che il percorso da intraprendere dovrebbe essere quello di arrivare a procedure standardizzate e lineari che mettano in condizioni i Comuni, dove il personale ancora oggi spesso non ha sempre il grado di alfabetizzazione informatica richiesto da certi processi, di assolvere i compiti in maniera più snella. Nell’interesse dei cittadini e della funzionalità della macchina amministrativa. Come Anci – conclude Alvano – abbiamo organizzato un evento proprio sul tema del rilascio degli Smart Cig e la partecipazione che si è registrata testimonia come si tratti di argomenti su cui è necessario un impegno anche sul fronte della formazione”.