PALERMO – C’è un articolo, il 26 della Legge n. 222 del 2007, che sulla carta prevede l’istituzione in Sicilia di quattro Parchi nazionali: Parco delle Egadi e del litorale trapanese, Parco delle Eolie, Parco dell’Isola di Pantelleria e Parco degli Iblei. Ma a distanza di quasi vent’anni, quel disegno è rimasto in gran parte incompiuto.
Di questi, infatti, esiste ufficialmente solo quello della “Perla nera” del Mediterraneo che nel 2016 ha compiuto il salto verso la tutela nazionale. Per un secondo, il Parco degli Iblei, l’iter è diventato un labirinto. Degli altri due Parchi – Egadi-litorale trapanese ed Eolie – resta soltanto l’idea originaria, oggi relegata in un cassetto che nessuno sembra più aprire.
A cosa serve un Parco nazionale
Si dirà, “ma a cosa serve avere un Parco nazionale?”. Secondo la legge quadro sulle aree protette n. 394 del 6 dicembre 1991, la presenza di un’area protetta di questo tipo consente sicuramente un alto livello di tutela per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, ma propone anche vantaggi interessanti per i Comuni e le Province in cui è compreso.
L’articolo 7 della stessa legge sottolinea, infatti, che a questi Enti viene attribuita “priorità nella concessione di finanziamenti statali e regionali” per la realizzazione di opere e impianti previsti nel piano per il parco. Tra questi, il restauro dei centri storici ed edifici di particolare valore storico e culturale; recupero dei nuclei abitati rurali, opere igieniche e idropotabili e di risanamento dell’acqua, dell’aria e del suolo; opere di conservazione e di restauro ambientale del territorio; attività culturali; agriturismo; attività sportive compatibili e strutture per la utilizzazione di fonti energetiche a basso impatto ambientale.
Parco di Pantelleria, l’unico già istituito
Oggi, come detto, in Sicilia c’è soltanto Pantelleria che gode delle tutele previste dalle normative. L’ingresso dell’area isolana nella cerchia dei parchi nazionali sottoposti alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente è avvenuta il 28 luglio 2016 con la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul decreto istitutivo. In questi mesi è tornata in auge la discussione per la creazione del Parco degli Iblei, ricadente nei territori di Siracusa, Ragusa e Catania e che coinvolge 27 Comuni.
Lo slancio verso l’istituzione dell’area naturale protetta nazionale è stato fornito dalla sentenza del 9 giugno scorso del Tar Sicilia, sezione di Catania, sul ricorso presentato dall’Ente Fauna Siciliana E.T.S. contro il Mase, l’assessorato Territorio e Ambiente della Regione siciliana e gli Enti provinciali e conseguentemente accolto.
Secondo i giudici – si legge nella sentenza – “la previsione normativa impone l’istituzione del Parco e fa sorgere in capo all’Amministrazione un eludibile ‘obbligo di provvedere’”. Il percorso, prosegue il Tar, “sebbene complesso e articolato, è delineato dalla legge e deve essere portato a compimento, non potendo l’Amministrazione sottrarsi a un dovere imposto da una fonte di rango primario”. In parole povere, è necessario recuperare il tempo perduto.
Nello specifico, il Tar ha concesso 180 giorni di tempo al Mase per procedere con la creazione del nuovo Parco nazionale. Sempre nella sentenza, i giudici hanno ricordato la “violazione” dell’articolo 97 della Costituzione “per l’ingiustificato ritardo e del principio di leale collaborazione tra Stato e Regione”. Tra l’altro, va ricordato che l’istituzione di un Parco nazionale in Sicilia, Regione a statuto speciale, va realizzata d’intesa tra Amministrazione regionale e il Ministero.
Parco degli Iblei, non mancano le perplessità
Come detto, però, non tutti sono soddisfatti del percorso da riprendere, in particolare nel caso in cui dovesse essere mantenuta l’attuale perimetrazione. Tra le osservazioni trasmesse al Libero consorzio di Siracusa – che nelle scorse settimane ha aperto il tavolo di confronto con gli Enti interessati – vi sono le posizioni scettiche, per esempio, del Comune di Rosolini, secondo cui l’istituzione del Parco “così come proposto”, determinerà “la fine di molti agricoltori e allevatori perché saranno limitati nelle loro attività”. Vi è poi il Comune di Carlentini che chiede lo stralcio dal progetto dell’area in cui “insiste già un parco eolico”. Non mancano neanche le rimostranze delle associazioni dei cacciatori che si preoccupano per l’attività venatoria.
Parchi nazionali delle Egadi e delle Eolie ancora fermi
Per quanto riguarda, invece, il Parco nazionale delle Egadi, una pietra tombale sull’istituzione dell’area naturale è stata data nel luglio 2025 dall’Amministrazione del sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto, che a seguito del parere negativo del Consiglio comunale, sui social ribadì “l’assoluta contrarietà” e imponendo, come unica condizione accettabile, la fuoriuscita di “tutto il territorio delle Isole Egadi e lasciando solo il litorale trapanese”.
Fermo, come detto in precedenza, anche il percorso per la nascita del Parco nazionale delle Eolie risulta in stand-by. Già 12 luglio 2010, così come ricordato in un’interrogazione al Senato sul tema dell’istituzione dei Parchi siciliani, il Comune di Lipari si espresse con voto negativo.

