Aria, non solo Covid. In città si respirano veleni - QdS

Aria, non solo Covid. In città si respirano veleni

Gabriele DAmico

Aria, non solo Covid. In città si respirano veleni

martedì 31 Agosto 2021 - 00:00

Soprattutto nei grandi centri come Palermo e Catania si registrano incrementi di Pm10, benzene e biossido di azoto

I buoni propositi nati durante il lockdown del 2020, secondo i quali dovevamo “uscirne migliori” stando anche più attenti al rispetto dell’ambiente, ce li siamo lasciati alle spalle. Ignorandoli. È questo quello che si evince dai dati sull’inquinamento dell’aria in possesso dell’Arpa Sicilia.

“Non è stata ancora effettuata un’analisi completa dei dati del periodo marzo-maggio 2021 rispetto a quelli dello stesso periodo del 2020 – dichiara Anna Abita, la responsabile della Uoc Qualità dell’aria dell’Arpa Sicilia – ciononostante si può affermare che nelle zone urbane, durante il periodo post-lockdown, in assenza quindi di restrizioni influenzanti soprattutto il traffico veicolare, si è registrato un incremento di benzene e biossido di azoto rispetto al periodo di lockdown”. E a farne le spese, ovviamente, è la popolazione che, vivendo in un ambiente inquinato, incorre in un alto rischio di contrarre tumori o malattie cardiache.

“Si calcola – spiega Abita – che riducendo i livelli di inquinamento atmosferico, si possa ridurre il carico di malattie da ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni e malattie respiratorie croniche e acute, incluso l’asma, con benefici per la salute della popolazione sia a breve che a lungo termine. Tant’è che l’Organizzazione mondiale della sanità elabora e produce linee guida per la qualità dell’aria che raccomandano limiti di esposizione ai principali inquinanti atmosferici in molti casi molto più bassi rispetto ai limiti imposti dalla legislazione nazionale”. Insomma, è una situazione da non sottovalutare e per cui sono necessarie azioni concrete da parte della politica. Azioni come l’investimento in mobilità sostenibile (per ridurre il traffico veicolare che, nei centri urbani, è la maggiore causa di inquinamento atmosferico), riforestazione urbana (per garantire un assorbimento delle emissioni inquinanti e, di conseguenza, “ripulire” l’aria che respiriamo) e politiche industriali green.

Inquinamento nel 2020 e nel 2021

Secondo i dati dell’Arpa Sicilia, durante il periodo del lockdown (tra marzo e maggio del 2020) “le emissioni di benzene e di biossido di azoto hanno subito una riduzione rispetto al periodo precedente nelle aree urbane” (con picchi di -60% negli agglomerati metropolitani di Palermo e Catania), mentre “nel periodo successivo al lockdown si è assistito ad un incremento di concentrazione di entrambi gli inquinanti”. Incremento che ha interessato soprattutto l’agglomerato di Palermo che considerando tutto il 2020 (nonostante le restrizioni) ha superato il limite massimo di concentrazione annua per quanto riguarda il biossido di azoto. “Ma nel 2020 – tiene a precisare Anna Abita – complessivamente, lo stato della qualità dell’aria in Sicilia rispetto al biossido di azoto può considerarsi costante rispetto al 2019”.

Se nel 2020 c’è stato effettivamente un contenimento delle emissioni inquinanti, seppur limitato per quanto riguarda alcuni composti, nel 2021 la situazione è nettamente differente. “Il periodo tra marzo e maggio 2021 – spiega la responsabile della Uoc Qualità dell’aria dell’Arpa Sicilia – ha registrato dei picchi di concentrazione di particolato Pm10 oltre il valore limite giornaliero (50µg/m3) determinati in parte dall’incursione di polveri sahariane nei primi giorni di maggio e in parte anche dall’eruzione dell’Etna agli inizi di marzo. Inoltre, si sono rilevati alcuni superamenti dell’obiettivo a lungo termine (120µg/m3) per l’ozono nel mese di maggio e il benzene nelle zone industriali, soprattutto nell’area di Siracusa, dove ha raggiunto elevate concentrazioni orarie. Per il biossido di azoto si valuterà nei primi giorni del 2022 se negli agglomerati urbani sarà superata la concentrazione limite media annua”.

Intanto sulle polveri sottili alcune indicazioni più precise per l’anno in corso arrivano dalle centraline installate nei centri urbani delle grandi città. A Catania, da inizio anno, la nuova strumentazione di viale Vittorio Veneto (una zona ad alto traffico) ha registrato più di 40 sforamenti rispetto ai 35 consentiti per legge. Uno sforamento che, tiene a chiarire il direttore generale dell’Arpa, Vincenzo Infantino, non è dovuto esclusivamente all’attività antropica ma soprattutto a fenomeni naturali come le eruzioni vulcuniche o il trasporto di polveri sahariane C’entra certamente la cenere vulcanica, ma non solo: la centralina del Parco Gioeni così come quella di Misterbianco, installate in zone con minor pressione veicolare, non hano segnato valori preoccupanti. E questo la dice lunga su una delle principali cause dell’inquinamento isolano: il parco auto vecchio e ad alto impatto ambientale.

I composti inquinanti più presenti in Sicilia

La concentrazione dei composti inquinanti varia in base alle diverse zone dell’Isola. Secondo l’Arpa, gli inquinanti attualmente più critici per lo stato di salute dell’aria siciliana sono: le polveri e il biossido di azoto negli agglomerati urbani di Palermo e Catania; l’ozono nel territorio di Siracusa, Enna e Catania; il benzene, in particolare nell’Aerca di Siracusa; gli idrocarburi non metanici (inquinante non normato) nelle tre Aerca siciliane (Siracusa, Valle del Mela e Gela). Questa differenza di composti è dovuta principalmente alla causa delle emissioni.

“Le sorgenti emissive che hanno una maggiore influenza sulla qualità dell’aria – spiega al QdS Anna Abita – sono diverse a seconda della zona e dell’inquinante. Gli agglomerati urbani risentono soprattutto del trasporto stradale marittimo o aereo e in minor misura degli impianti di combustion Sule non industriali (riscaldamento). Le zone non densamente abitate hanno ovviamente meno pressioni, che si possono individuare sempre nel trasporto stradale e negli impianti di combustione non industriali. Le zone industriali risentono anche delle emissioni derivanti dagli impianti presenti nel territorio. Le sorgenti naturali (eruzioni vulcaniche, emissioni naturali ma anche incendi boschivi) contribuiscono complessivamente sulle emissioni di ossidi di zolfo e composti organici volativi”.

Passi avanti sul monitoraggio

Se dal 2020 segnato dalla pandemia sono stati fatti ben pochi passi in avanti, in Sicilia, per ridurre le emissioni di composti inquinanti in atmosfera, va detto che dal punto di vista del monitoraggio di tale fenomeno i progressi ci sono stati. “Nel 2021 – spiega al QdS Vincenzo Infantino, direttore generale dell’Ente – abbiamo traguardato un importante risultato che è di Arpa Sicilia ma anche dell’assessorato regionale dell’Ambiente. Infatti, Arpa Sicilia ha completato la realizzazione della rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria: 53 stazioni di rilevamento sparse su tutto il territorio regionale e attive dal 15 luglio. Questo grande progetto ci permetterà di conoscere in tempo reale lo stato della qualità dell’aria in Sicilia e d’informare nel modo corretto i cittadini, attraverso la pubblicazione dei dati sul nostro sito web. È un cambio di passo importante per l’Agenzia il cui obiettivo adesso è rafforzarsi anche sotto il profilo tecnico”. Oltre a fornire un monitoraggio completo, la nuova rete di monitoraggio della qualità dell’aria, secondo Infantino, permetterà di “superare definitivamente la procedura Eu Pilot 6898/14/Envi (procedura di infrazione comunitaria) e di porre fine alla gestione frammentata tra i vari Enti locali delle stazioni già esistenti, oggi revisionate ed affidate alla gestione di Arpa Sicilia, secondo le procedure operative previste dalla normativa nazionale”.

Un altro passo in avanti da parte dell’Ente regionale volto a garantire un monitoraggio sempre più efficiente è rappresentato dall’inventario delle emissioni che attualmente è, tuttavia, ancora in fase di aggiornamento. “La rete di monitoraggio e l’inventario sono i presupposti fondamentali per un aggiornamento del Piano Regionale per la Tutela della Qualità dell’Aria, strumento indispensabile per individuare misure di mitigazione sempre più efficaci, che se attuate, permetteranno il miglioramento della qualità dell’aria ambiente in Sicilia”.

Puzza e difficoltà di respiro. Le segnalazioni dei cittadini

A dare un’idea degli effetti dell’aria inquinata che si respira in alcune zone dell’Isola è il progetto Nose (Sistema di segnalazione emissioni odorigene), che attualmente è operativo in tre aree: Valle del Mela, Catania e Siracusa. Questo sistema si basa sulle segnalazioni di miasmi olfattivi dei cittadini su una web-app. Segnalazioni che, se effettuate da un grosso numero di cittadini, fanno attivare automaticamente operazioni di campionamento dell’aria.

Nell’Aerca di Siracusa, nei primi 15 mesi di attività sono state raccolte circa 7.237 segnalazioni. L’odore prevalentemente percepito è stato quello di idrocarburi (68%). Il malessere causato dalla presenza di questo inquinante è stato nella maggior parte dei casi la difficoltà di respiro (nel 25% dei casi).

Nel catanese, invece, nei primi 10 mesi di attività sono state raccolte circa 5.280 segnalazioni. Nel 68% dei casi la tipologia di odore era assimilabile ai rifiuti. Il malessere maggiormente percepito è stato la difficoltà di respiro (27%). Nell’Aerca della Valle del Mela, infine, nei primi 12 mesi di attività sono state effettuate 182 segnalazioni, la metà delle quali provenienti da Milazzo. La tipologia di odore prevalentemente avvertita è stata quella relativa alla percezione di idrocarburi (78%). Il malessere maggiormente percepito è stato quello relativo alla difficoltà di respiro (38%).

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