Assistenza domiciliare integrata, pochi servizi - QdS

Assistenza domiciliare integrata, pochi servizi

Serena Giovanna Grasso

Assistenza domiciliare integrata, pochi servizi

venerdì 19 Luglio 2019 - 00:00
Assistenza domiciliare integrata, pochi servizi

Italia Longeva: in Sicilia ogni over 65 beneficia solo di 1,48 giorni di prestazioni (media nazionale 2,58). Incidenza più alta di anziani destinatari (il 4% dei soggetti con più di 65 anni, cioè il 2,7% in Italia)

PALERMO – In Sicilia si osserva l’incidenza più elevata di anziani beneficiari dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi), ma la quota di prestazioni procapite è nettamente più sottodimensionata. Questo è quanto emerge dalla lettura dei dati contenuti all’interno del rapporto “La continuità assistenziale nella long term care in Italia: buone pratiche a confronto” di Italia Longeva (Rete nazionale di ricerca sull’invecchiamento e la longevità attiva), curato da Davide Vetrano, geriatra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con la direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute.

Nella nostra regione è possibile osservare un’incidenza di anziani assistiti superiore alla media nazionale: infatti, gli assistiti con un’età superiore ai 65 anni nel 2018 sono stati 41.477, ovvero 4 ogni cento abitanti con oltre 65 anni (2,7 ogni cento abitanti è la media nazionale). Oltre i tre quarti degli assistiti ha più di 75 anni: infatti, rispetto ai 41.477 assistiti, in 33.320 avevano un’età superiore ai 75 anni, cioè 6,5 ogni cento abitanti con più di 75 anni (la media nazionale è pari a 4,4).

D’altra parte, però, ciascun assistito beneficia di un numero di prestazioni molto più contenuto: infatti, mentre nell’Isola il numero medio è pari ad 1,48 giorni a testa, in Italia i 363.908 assistiti sono destinatari in media di 2,58 giorni. La Sicilia, insieme al Molise (regione in cui il 4,7% degli over 65 riceve assistenza domiciliare), detiene l’incidenza maggiormente elevata a livello nazionale di soggetti con più di 65 anni beneficiari dell’Adi. Le percentuali più basse, invece, si registrano nel Lazio (1,5%), Calabria (1,1%) e Valle D’Aosta (0,2%).

Relativamente al numero di prestazioni per assistito, il numero più elevato si rileva nel Veneto (3,83 giorni) ed in Emilia Romagna (3,61). A seguire troviamo Toscana (3,49) e Piemonte (2,99). La Lombardia (2,69) si uniforma con il valore medio osservato a livello nazionale (2,58).

“L’Adi, che in Italia cresce troppo lentamente – ha dichiarato Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – più lentamente di quanto crescano i cittadini che ne avrebbero bisogno, è il vero cortocircuito di una buona continuità assistenziale. È evidente il ritardo dell’Italia in questo campo, anche rispetto agli altri Paesi europei: per ogni ora di assistenza a domicilio erogata nel nostro Paese, all’estero si arriva anche a 8-10 ore. Tuttavia, occorre precisare l’inesistenza di un chiaro gradiente Nord-Sud, osservato in contesti sanitari-assistenziali simili, determinata da un’elevata variabilità regionale”.

Se, invece, spostiamo l’attenzione sulle residenze sanitarie assistenziali (Rsa), lo scenario si capovolge. Infatti, in questo caso, la quota di over 65 siciliani presenti in questo tipo di strutture è nettamente più contenuta (0,9%, rispetto ad una media nazionale pari al 2,2%). Stessa tendenza si osserva in Molise (0,2%) e a pari merito Valle D’Aosta e Campania (0,1%).

La Provincia autonoma di Trento risulta essere l’area italiana con la maggior percentuale di persone over 65 in rsa, ovvero il 9,4% della popolazione anziana, seguita dalla Lombardia (3,8%) e dal Piemonte (3,4%). Tale discrepanza si ricollega facilmente ad una differente concezione culturale: infatti, il Mezzogiorno è quella circoscrizione geografica in cui l’anziano tende a rimanere il più al lungo possibile all’interno di un contesto familiare, o comunque domestico, al contrario di quanto accade nel Settentrione.

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