Cinque giovani sono stati fermati, due 15enni, due 17enni e un 19enne, sottoposti a fermo di indiziato di delitto emessi dai pm delle Procure dei Minorenni e ordinaria di Taranto, accusati di aver partecipato sabato mattina all’alba all’aggressione e al pestaggio del bracciante agricolo di origine maliana, Sacko Bakari, 35 anni, infine ucciso con coltello. Il corpo della vittima è stato trovato in piazza Fontana. Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile della Questura ionica.
L’uomo, bracciante agricolo, residente regolarmente in Italia, incensurato, è giunto in piazza in bicicletta. Avrebbe dovuto prendere poi un treno che lo doveva condurre a Massafra. Qui è stato aggredito dalla baby gang. Dalle prime ricostruzioni il pestaggio è avvenuto in due riprese: prima con calci e pugni e poi con un colpo d’arma da taglio. Non ci sarebbe stato un battibecco o una lite che ha preceduto l’assalto. In quel momento là vicino c’era un bar aperto in direzione del quale la vittima avrebbe tentato di dirigersi forse alla ricerca di aiuto o di un rifugio prima di essere finita con un coltello o un cacciavite. Saranno le indagini a stabilire se fossero presenti testimoni.
Uno dei quattro minorenni ha colpito col coltello Bakari
Uno dei minorenni fermati ha fatto ritrovare l’arma del delitto, un coltello, accompagnate da larghe ammissioni durante l’interrogatorio. Secondo quanto si apprende sarebbe stato uno dei quattro minorenni a colpire a morte col coltello il 35enne bracciante.
Le immagini di videosorveglianza hanno ripreso tutto
Gli investigatori hanno potuto rintracciare la baby gang grazie anche alle immagini di videosorveglianza della zona che hanno ripreso le varie fasi dell’aggressione poi trasformatasi in omicidio. Si vede il 35enne arrivare in piazza Fontana a bordo della sua bicicletta, successivamente viene circondato dai giovani, alcuni dei quali a bordo di uno scooter. A quel punto Bakari avrebbe tentato di allontanarsi e rifugiarsi nei pressi del bar della piazza, ma il gruppo lo avrebbe inseguito e trascinato. Da qui sarebbe iniziata la violenza: prima i pugni, poi le coltellate al torace e all’addome che gli hanno provocato ferite mortali. Il branco si è poi dileguato lasciando l’uomo agonizzante a terra. Sul posto sono giunti i sanitari del 118, ma l’uomo era ormai in condizioni disperate ed è deceduto poco dopo.
Alle 12.00 in Questura si terrà una conferenza stampa alla presenza del questore, del procuratore della Repubblica e del procuratore del tribunale dei minorenni di Taranto.
Associazioni protestano a Taranto: “Non si può morire così”
“Taranto non può restare in silenzio. Dopo l’uccisione di Sacko Bakari, lavoratore originario del Mali, avvenuta in Piazza Fontana, sentiamo il bisogno di esserci. Di ritrovarci come comunità, di condividere dolore, riflessioni, domande, ma soprattutto di affermare insieme un’idea diversa di città fondata sulla dignità umana, sul lavoro, sui diritti e sulla convivenza”. Per questo il coordinamento di Libera Taranto, associazione Babele Aps, Mediterranea Saving Humans Taranto e Comunità Africana di Taranto e provincia Aps promuovono un presidio con microfono aperto giovedì 14 maggio dalle 17:30 in piazza Fontana, nella città jonica, proprio nel luogo in cui sabato mattina è stato ucciso il bracciante agricolo di 35 anni, originario del Mali, residente in Italia, da una baby gang formata da due 15enni, due 17enni e un 19 enne. Ieri questi ultimi sono stati sottoposti a fermo dalla Polizia di Stato.
Le associazioni invitano a partecipare “tutta la cittadinanza, le associazioni, i movimenti, le parrocchie, le realtà studentesche, i sindacati, il mondo del lavoro, della cultura e del volontariato. Sarà uno spazio aperto, plurale e condiviso, per ribadire insieme – spiegano – che nessuna vita è invisibile e che la violenza, il razzismo, l’odio e l’indifferenza non possono avere l’ultima parola. A Taranto non c’è spazio per il razzismo, anche se è generato dal disagio. Non c’è spazio per chi semina odio, disumanità e divisione”, evidenziano le associazioni. “Taranto deve essere città di accoglienza, diritti, solidarietà e rispetto reciproco. Una città che non si gira dall’altra parte e che sceglie di reagire insieme. Abbiamo bisogno di presenza, di vicinanza, di responsabilità collettiva. Perché piazza Fontana e la città vecchia appartengono alla comunità, alla solidarietà e alla dignità delle persone”.
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