Assistenzialismo morte per economia e lavoro - QdS

Assistenzialismo morte per economia e lavoro

Carlo Alberto Tregua

Assistenzialismo morte per economia e lavoro

martedì 24 Gennaio 2023 - 08:57

Basta mance e sussidi

La fine di ogni cosa si spiega con il suo inizio. Non sappiamo come finirà questa enorme crisi che sta pesando sui Paesi più deboli dell’Unione europea.
Infatti, i Paesi più forti se la stanno cavando e, dall’altra parte dell’Oceano, gli Stati Uniti continuano a progredire nonostante la tempesta conseguente all’inflazione.

Nel Paese nord-americano si dice che il lavoro sia a porte girevoli, non ha tutte le catene ed i pesi che vi sono nei Paesi europei e soprattutto nel nostro, cosicché vi è una rotazione continua nel cambiare posto di lavoro. Chi viene licenziato e merita, viene assunto l’indomani; mentre molti si dimettono e trovano lavoro sempre l’indomani.

Nel nostro Paese, invece, la sempre maggiore debolezza dei partiti – che cercano consensi tutti i giorni – e l’ignoranza che si diffonde sempre di più, non consentono al Popolo di scegliere bene i propri rappresentanti, anzi lo fa distaccare sempre più dal ceto politico, ed hanno creato una situazione di stallo che sta disgregando l’economia ed il tessuto sociale.

Nel nostro Paese vi sono quasi diciassette milioni di pensionati, quasi dieci milioni di giovani che studiano a scuola o all’università, una quantità notevole di anziani che non lavora, qualche milione di Neet – cioè di persone che non studiano, che non lavorano e non cercano lavoro – oltre che un numero imprecisato di altre persone che vivono ai margini in maniera clandestina, utilizzando mance e sussidi distribuiti dallo Stato e rifiutando qualunque lavoro regolare perché gli impedirebbe di fare altri lavori in “nero”.

Dai numeri che precedono, risulta che all’incirca quattro decimi della popolazione lavora, produce ricchezza e mantiene gli altri sei decimi. Da una siffatta sproporzione risulta evidente lo sbilanciamento fra quelli che costituiscono i cavalli (appunto, i quattro decimi) e tutta l’altra parte della popolazione che sta sul carro (i sei decimi), tirata appunto dai cavalli.
Si tratta di un’evidente sproporzione che è la causa primaria della stagnazione economica e sociale del nostro Paese negli ultimi vent’anni.

Vi sono centinaia di forme di assistenzialismo – fra cui oltre la metà di tipo clientelare, per accontentare pezzi di popolazione – ai quali i parlamentari di riferimento hanno promesso anche la luna pur di acquisire il consenso sotto forma di voti.
I nostri parlamentari non sono statisti, ma non hanno neanche cominciato ad intravedere la strada per diventarlo. Si tratta di gente comune baciata dalla fortuna, che dall’essere nessuno è diventata qualcuno.

Questo fatto è deprecabile perché in un mondo, ove vigessero le regole di equità ed imparzialità, bisognerebbe che ciascuno ricevesse in base al merito, quel merito che è misurato dai risultati.
Mentre, per il becero comportamento del ceto politico e sindacale, si danno compensi a chi non li merita.
Questo comportamento è fortemente deprecabile poiché dannoso a tutta la popolazione, anche se essa non se ne accorge perché non sa e non capisce, non avendo l’abitudine di leggere ed informarsi.

Uno dei danni maggiori del nostro Paese è la presenza della “Poliburocrazia”, vale a dire quell’insieme di soggetti che formano la politica e la burocrazia, i quali sono totalmente deresponsabilizzati: i politici perché non possono essere sottoposti a processo per la loro attività blablatoria; i burocrati perché i contratti collettivi di lavoro li tutelano al di là di ogni ragionevolezza.

Dirigenti e dipendenti si sottraggono al giudizio dei/delle cittadini/e e dei servizi loro erogati perché li temono, sapendo bene che i loro servizi sono altamente al di sotto della sufficienza.
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” (articolo 1 della Costituzione), ma il non dimenticato Enzo Biagi aggiungeva: “Degli altri”.

Intendiamoci, una minoranza della popolazione è fatta di nullafacenti e di sfaccendati. Tuttavia, non bisogna dimenticare che, secondo la legge di Gresham: “La moneta cattiva scaccia quella buona”. Come dire, il cattivo esempio scaccia il buon esempio. Un pericolo!

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