Attuare accordo con Tunisia Immigrati, Di Maio si è svegliato - QdS

Attuare accordo con Tunisia Immigrati, Di Maio si è svegliato

Carlo Alberto Tregua

Attuare accordo con Tunisia Immigrati, Di Maio si è svegliato

mercoledì 05 Agosto 2020 - 00:00

Salutiamo con favore la giravolta del nostro ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, che nella veste di uomo politico sta cercando di conquistare l’intero Movimento.
Dentro esso però vi sono tante anime disfattiste che vogliono impedire questo intendimento, per continuare a fare quell’inutile attività di protesta che è stata artefice del successo elettorale del 4 marzo 2018 (32% di voti), ma che non porta il Movimento a diventare un partito di Stato.
Infatti, con la protesta non si governa e non si acquisisce il favore (cioè i voti) né delle fasce intermedie fra istituzioni e cittadini, e neppure del ceto medio, quella che in politichese è chiamata “maggioranza silenziosa”.
Il ragazzo è sveglio e intelligente e ha capito che il Movimento di protesta non ha futuro. Perciò intende farlo diventare istituzione.
Si è accorto dell’insofferenza sempre più accentuata della maggioranza del Popolo italiano nei confronti delle immigrazioni, anche perché essa non è più umanitaria, ma economica.

Si sta scoprendo che molte Ong sono irregolari perché non osservano le prescrizioni del codice di navigazione. Fa specie che la Marina militare e la Guardia costiera non comunichino le giuste contravvenzioni che elevano nei loro confronti quando effettuano gli obbligatori controlli.
I fautori dell’immigrazione di massa sono rimasti muti e basiti perché la maggior parte degli “invasori” non viene più dalla Libia, ove c’era il giusto alibi delle condizioni nei “campi di concentramento”, bensì dalla Tunisia, che è un Paese con cui l’Italia ha una convenzione di cooperazione, che prevede il rimpatrio degli emigrati clandestinamente. Per altro con quel Paese vi è anche un rapporto di collaborazione economica e vi sono molti imprenditori italiani e siciliani che hanno insediato colà le proprie attività.
Si tratta di un Paese formalmente democratico, con libere elezioni, ove non esistono “campi di concentramento”, per cui non vi è alcuna giustificazione umanitaria per accogliere i clandestini. Un governo equo dovrebbe rimetterli su una nave e, almeno a mille per volta, rispedirli al proprio Paese.
Intanto il ministro Di Maio, correttamente, ha bloccato 6,5 milioni di aiuti finanziari alla Tunisia e ha chiesto al Governo che fermi l’ondata di sbarchi, aggiungendo quanto prima abbiamo indicato e cioè che i clandestini si possono rimpatriare con le navi, già da domani. Ogni ritardo è colpevole.
Di Maio ha fatto sentire la sua voce anche sulla grande evasione di contributi e imposte, chiedendo provvedimenti per l’emersione.
Sulla materia però bisogna ricordare che non vi è alcuna possibilità di estirpare questo cancro dal Paese, che è anche un segno di inciviltà, se non si crea un “normale” meccanismo di convenienza a pagare le imposte piuttosto che ad evaderle.
È necessaria una profonda riforma del sistema fiscale che riduca, da un canto, il numero e le difficoltà degli adempimenti, e dall’altro, che consenta ai cittadini di dedurre le spese sostenute per sé e la propria famiglia, in modo da mettere in atto il cosiddetto conflitto di interessi che è la molla per rendere conveniente pagare le imposte.

Nel quadro agostano, si percepisce la voglia dei 945 parlamentari di andare in ferie. Gente responsabile dovrebbe invece comunicare al Popolo italiano che quest’anno di ferie “obbligatorie” se ne sono fatte già tante. E perciò sarebbe conseguenza civile, da parte di chi occupa i massimi livelli delle istituzioni, rinunziarvi.
Con i tremendi dati comunicati dall’Istat su Pil, disoccupazione, crollo delle attività, c’è poco da pensare alle ferie.
In atto, vi sono 23 milioni di occupati, sedici milioni di pensionati e oltre tre milioni di disoccupati. Ma forse vi sono altri due milioni di cittadini che non cercano più il lavoro. Non c’è più spazio per l’assistenzialismo generalizzato. Anche in questo caso bisogna ritornare alla normalità.
Chissà se il ministro Di Maio, come possibile capo politico del Movimento Cinquestelle, voglia indirizzare il suo partito verso questi obiettivi semplici da capire, difficili da attuare.

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