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Auto, Allianz Trade: Europa perde competitività, Cina avanza

Auto, Allianz Trade: Europa perde competitività, Cina avanza

Costruttori tedeschi sotto pressione, allarme sulla filiera italiana

Milano, 15 ott. (askanews) – L’industria automobilistica europea attraversa una crisi strutturale, non ciclica, segnata dall’avanzata dei costruttori cinesi, dal ritardo nell’elettrificazione e dal deterioramento della redditività. Secondo uno studio di Allianz Trade, i principali costruttori tedeschi rischiano di perdere altri 3 miliardi di euro di valore aggiunto entro il 2030, mentre la componentistica italiana subisce crescenti pressioni sui margini e sulla liquidità.

Il rapporto, pubblicato in occasione del Salone dell’auto di Parigi, evidenzia come la crescita del mercato europeo del 5% nei primi otto mesi del 2026 nasconda profondi cambiamenti competitivi. I marchi cinesi hanno raggiunto circa il 10% delle immatricolazioni europee, con quote del 16% nelle elettriche e del 26% nelle ibride plug-in. Al Salone di Parigi rappresentano il 50% degli espositori, contro il 23% del 2024.

La concorrenza cinese pesa soprattutto sui grandi gruppi tedeschi, che dal 2021 hanno perso circa 10 punti percentuali di quota in Europa e sette in Cina. Il valore aggiunto per auto venduta in Europa si è ridotto del 30-45% rispetto al 2021-2022. Un’ulteriore perdita di tre punti di quota nei due mercati entro il 2030 potrebbe comportare un’erosione di 3 miliardi di euro di valore aggiunto, equivalente a quattro punti percentuali di margine Ebitda.

La pressione emerge anche negli investimenti: secondo Allianz Trade, quelli dei costruttori europei sono in calo del 20%, mentre le altre grandi società europee registrano un incremento del 10%. Il rischio è accumulare ulteriori ritardi proprio mentre il valore delle automobili si sposta dalla meccanica alle nuove tecnologie.

Nei veicoli tradizionali motore e telaio rappresentavano fino al 45% del valore complessivo, mentre nelle elettriche batterie e software arrivano al 50-60%. Una trasformazione che favorisce i produttori asiatici e mette in discussione la competitività della filiera europea.

Allianz Trade mette inoltre in guardia dai costi di una strategia di autonomia industriale basata esclusivamente sul Made in Europe. I requisiti di contenuto locale potrebbero aumentare di circa 2mila euro il costo delle batterie, pari al 5%, mentre la capacità produttiva europea coprirebbe soltanto metà della domanda interna nel 2035. Secondo le attuali previsioni di investimento, oltre il 70% della capacità produttiva europea di batterie resterà sotto controllo asiatico.

Gli analisti suggeriscono quindi di privilegiare partnership industriali con produttori cinesi e sudcoreani, localizzando gli investimenti in Europa e concentrando le risorse su progettazione, software, semiconduttori, riciclo e batterie allo stato solido. Un ulteriore allentamento degli obiettivi sulle emissioni di CO2 al 2035 rischierebbe invece di rallentare la domanda elettrica e gli investimenti nella filiera.

In Italia le difficoltà riguardano soprattutto la componentistica, che conta oltre 2.100 imprese, 168mila addetti e più di 55 miliardi di euro di fatturato. Oltre l’80% dell’export è destinato all’Europa, con la Germania come principale mercato.

“La debolezza dell’industria automobilistica tedesca si sta trasferendo ai fornitori italiani”, avverte Gianluigi Iacovino di Allianz Trade. Negli ultimi tre anni i giorni medi di magazzino sono saliti da 63 a 78, quelli di incasso da 85 a 89, mentre il ciclo di conversione della cassa è peggiorato da 41 a 50 giorni.

Per Allianz Trade, il rischio principale per molte imprese italiane non è soltanto la riduzione dei volumi, ma la progressiva erosione del valore aggiunto, con maggiori difficoltà per i fornitori legati alle tecnologie tradizionali.