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Auto: boom dell’elettrico in UK alla prova dell’usato (FT)

Auto: boom dell’elettrico in UK alla prova dell’usato (FT)

Case e banche alle prese con gestione valori residui

Milano, 23 mag. (askanews) – Il boom delle auto elettriche nel Regno Unito deve fare i conti con il nodo dell’usato, che rischia di rallentare la diffusione delle Bev. Secondo il Financial Times, i prezzi delle elettriche di seconda mano nel Paese sono scesi quest’anno al ritmo più forte in Europa, nonostante la crescita delle vendite del nuovo favorita anche dall’aumento del prezzo dei carburanti legato alla guerra in Medio Oriente.

Il problema riguarda soprattutto il valore residuo, decisivo in un mercato in cui la grande maggioranza delle auto nuove viene acquistata tramite leasing o finanziamento. Al primo aprile, secondo Indicata citata dal FT, il valore residuo di un’elettrica di tre anni nel Regno Unito era pari al 38% del prezzo di listino originario, contro oltre il 46% in Germania, Spagna e Francia. Per le auto a benzina il dato britannico era al 45%, per le plug-in hybrid al 51%.

Un calo dei valori residui si traduce in costi di finanziamento più elevati, rendendo le elettriche meno accessibili. “La chiave perché l’adozione delle nuove auto elettriche continui a crescere è avere un mercato dell’usato sano, e se non lo avremo l’adozione del nuovo si fermerà”, ha detto al FT Richard Jones, ceo della società britannica di leasing Zenith.

A complicare le stime di banche e società di leasing c’è anche l’arrivo dei marchi cinesi. Secondo il FT, Byd, Chery e altri brand emergenti rappresentano ormai il 15% del mercato britannico, ma mancano serie storiche sufficienti per valutare come questi veicoli terranno il valore dopo sette, otto o nove anni.

La pressione è aumentata perché il Regno Unito, non soggetto ai dazi Ue più elevati sulle Bev cinesi, è diventato un mercato chiave per i costruttori cinesi. In parallelo, gli obiettivi governativi prevedono che l’80% delle nuove auto sia elettrico entro fine decennio, spingendo i costruttori a immettere modelli Bev con forti sconti per evitare multe sui target di vendita.

Secondo Indicata, tuttavia, le elettriche cinesi non sono necessariamente quelle con i valori residui peggiori. Al primo aprile una Bev Byd manteneva il 39,8% del valore originario, contro il 32% di MG, marchio controllato da Saic, il 37% di Ford e il 34% di Peugeot.

Il peso delle flotte amplifica il problema. Le elettriche rappresentano il 23% del mercato britannico del nuovo, ma il 70% delle immatricolazioni Bev riguarda flotte, incluse auto aziendali e veicoli per lavoro. Alla fine dei contratti triennali, una nuova ondata di auto usate arriva quindi sul mercato, comprimendo i prezzi.

Il calo dei valori residui espone anche le banche. Lloyds, attraverso la divisione Black Horse, è il principale operatore britannico nel finanziamento auto e ha una flotta di 360mila veicoli. Nel 2025 la svalutazione dei leasing operativi del gruppo è salita del 10% a 1,5 miliardi di sterline, anche per effetto del calo dei prezzi delle elettriche usate.

Per contenere il rischio, banche e case auto stanno condividendo una parte maggiore dell’esposizione sui valori residui. Lloyds ha accordi di questo tipo con Tesla e usa anche polizze assicurative dedicate per coprirsi da cali inattesi dei valori. Gli istituti ricorrono inoltre a cartolarizzazioni dei prestiti auto, raggruppando i finanziamenti e cedendoli a investitori come fondi di private credit e asset manager, così da trasferire parte del rischio fuori dai bilanci. Una gestione sempre più cruciale perché, se le Bev non manterranno il valore, i costi di leasing saliranno e la domanda rischierà di rallentare.