Anche dopo il Pnrr, i progetti avviati a Catania per favorire l’autonomia di persone con disabilità andranno avanti per un altro triennio. La decisione è stata presa a inizio luglio con una delibera dalla giunta Trantino, a cui ha fatto seguito nei giorni scorsi una determina a firma della direttrice del settore Famiglie e Politiche Sociali del Comune Lucia Leonardi. Con il provvedimento si autorizza la firma di una convenzione che servirà per prolungare per altri tre anni il rapporto tra amministrazione e soggetti privati, enti del terzo settore che operano nell’assistenza, con l’obiettivo di consentire ai beneficiari dell’iniziativa di continuare a usufruire dei servizi.
Via Caduti del Lavoro e via della Sfinge: i due poli catanesi per disabili e anziani
Questi ultimi sono erogati in due diverse sedi: alcuni immobili di via Caduti del Lavoro, destinati a progetti sulla disabilità psichica, lo spettro autistico e la disabilità fisica, e in via della Sfinge dove da anni va avanti un progetto per l’autonomia degli anziani. Le attività furono pianificate nel 2021, quando Palazzo degli Elefanti pubblicò un avviso per l’individuazione dei partner del Terzo settore. Parallelamente furono fatti investimenti per ristrutturare i locali che avrebbero ospitato i beneficiari. Le risorse finanziarie arrivavano dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e nello specifico le somme allocate nella Missione 5, Componente 2, Investimento 1.2.
“La mancata prosecuzione pregiudicherebbe i beneficiari”: le motivazioni della determina Leonardi
“Le attività di presa in carico hanno coinvolto soggetti in condizione di particolare fragilità, per i quali – si legge nella determina firmata dalla direttrice Leonardi – la continuità degli interventi costituisce elemento essenziale e non differibile. La mancata prosecuzione degli interventi determinerebbe un pregiudizio concreto per i beneficiari e comporterebbe il rischio di dispersione dell’investimento pubblico già realizzato, nonché una sottoutilizzazione degli immobili ristrutturati”. Sulla base di queste riflessioni, dunque, si è deciso di andare avanti tracciando quella che viene definita “una fase evolutiva della co-progettazione” con l’obiettivo di dare “piena attuazione degli obiettivi di autonomia, inclusione e vita indipendente delle persone anziane e con disabilità”.
36 mesi per mettere a regime i percorsi di autonomia e valorizzare gli immobili Pnrr
Nei prossimi 36 mesi, dunque, l’aspettativa è quella di riuscire a mettere a regime i percorsi di autonomia. Al contempo ciò consentirà di valorizzare gli investimenti immobiliari. La prosecuzione dei progetti è infatti motivata anche “nell’ottica di dare sostenibilità progettuale ed economica a quanto sin qui svolto programmare la continuità degli interventi negli immobili comunali di recente ristrutturati con le risorse previste dal Pnrr”. Tale aspettativa serve anche a rispondere alle richieste che furono alla base della concessione dei fondi del Piano. Nell’avviso del ministero, infatti, veniva specificato che le ristrutturazioni realizzate tramite il Pnrr avrebbero dovuto “garantire la prosecuzione dei servizi di destinazione per venti anni”. Per riuscire in tale intento, però, serviranno risorse economiche alternative, considerato che il 2026 è l’anno in cui il Pnrr arriverà a capolinea.
Dopo di Noi, Budget di salute e compartecipazione familiare: i nuovi fondi per il triennio
E se nel caso dei percorsi di integrazione nei confronti di disabili e anziani, il Comune chiarisce che “le attività avviate hanno raggiunto il target prefissato dai progetti Pnrr“, è sempre Palazzo degli Elefanti a indicare da dove verranno ricavate le somme che consentiranno di affrontare i prossimi tre anni. I progetti, si legge nella determina, “troveranno una naturale prosecuzione integrandosi con le linee di finanziamento previste dai fondi quali il Dopo di Noi, i progetti di Vita Indipendente, il Budget di salute e le forme di compartecipazione familiare“.
Codice del Terzo Settore e sentenza 131/2020: perché non serve una nuova gara pubblica
Dal punto di vista del rapporto con i partner del Terzo settore, gli uffici chiariscono che non ci sono ostacoli al prolungamento della collaborazione. “La prosecuzione delle attività si configura quale sviluppo naturale e fisiologico del percorso di co-progettazione già avviato, finalizzato alla messa a regime del sistema di intervento. Tale prosecuzione non costituisce proroga del finanziamento Pnrr né nuovo affidamento di servizi, ma si inserisce nel medesimo procedimento di amministrazione condivisa già attivato”. Parole che spiegano il motivo per cui non sarà necessario indire nuove procedure pubbliche.
“L’articolo 55 del Codice del Terzo Settore introduce un modello di amministrazione condivisa, che supera la logica tradizionale dell’appalto pubblico e consente alla pubblica amministrazione di co-progettare e corealizzare interventi con gli Enti del Terzo Settore. Tale impostazione è stata definitivamente chiarita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 131/2020, la quale ha riconosciuto la co-progettazione come modello autonomo, distinto dal mercato e fondato sulla collaborazione per il perseguimento dell’interesse generale”.

