In Sicilia, in queste ore emerge un fattore che potrebbe senz’altro essere sorprendente. Negli ultimi cinque anni infatti, l’Isola è la seconda Regione con più giovani rientrati dall’estero: soltanto la Lombardia è stata capace di accogliere più giovani “rientranti” nel proprio territorio. Un fattore per certi versi clamoroso, che – grazie allo studio dei Consulenti del lavoro sull’elaborato Istat – può tracciare una ventata di forte ottimismo per il futuro dell’Isola in termini di competenze, popolazione e risorse interne.
Un fenomeno, quello che travolge positivamente la Sicilia, che è stato accertato su scala nazionale. Negli ultimi cinque anni infatti, sono stati quasi 130.000 gli Under 40 rientrati in Italia dopo delle esperienze all’estero, in alcuni dei casi addirittura con residenza. Un dato in aumento e in continua crescita soprattutto in Sicilia, seconda per numero di giovani rientrati in patria e terza – a livello nazionale – per continua crescita in questo fenomeno sociale. Per farci raccontare al meglio questo particolare caso, al QdS.it è intervenuto Francesco Pira, Professore Associato di Sociologia all’Università di Messina.
Dal legame profondo con la Sicilia a società e smarworking: le ragioni dietro ai tantissimi rientri
“Bisogna capire che una delle caratteristiche fondamentali delle persone del Sud è senza dubbio l’attaccamento alla propria terra. Noi del Sud viviamo con molto dispiacere il distacco da amici, comunità, famiglia, e lo dimostriamo più di tanti altri” – evidenzia Pira. “Tanto è vero – a proposito del legame con la Sicilia – che molte persone che vanno al Nord o fuori, e ristabiliscono lì, poi vengono raggiunte dai genitori. Loro infatti, una volta arrivati in pensione, spesso si spostano dai figli per assisterli e per fare i nonni a tempo pieno”.
Ma, in generale, come ci spiega il sociologo Pira, c’è questa idea del ritorno, “forse è anche nelle nostre corde per via nelle origini greche, questo mito di Ulisse che torna casa sfidando qualunque difficoltà. Ecco, tutto ciò è nelle nostre mentalità”.
Alle basi del ritorno in Sicilia, che sia dal Nord Italia o dall’estero come sta avvenendo in questi anni, secondo Pira ci sono anche delle ragioni legate al benessere quotidiano. “Chi ha vissuto delle situazioni del genere in Italia o fuori, lo sa perfettamente che non tutto è semplice. Non è facile farsi accettare fuori, trovare lavoro, consolidare la propria posizione e integrarsi in un tessuto sociale che può essere anche respingente in certe parti d’Italia e del mondo. Il ritorno a casa è un riassaporare le piccole cose, quelle che sono il nostro patrimonio”.
Tra le altre ragioni, per il professore Francesco Pira, anche quelle legate al tessuto sociale: “Tutti noi viviamo in una situazione di grandissima precarietà, sappiamo perfettamente che tutto ciò che succede nel mondo fa paura. Ogni giorno abbiamo una emergenza diversa: un girono c’è la questione sicurezza, uno il caro carburanti, uno la guerra. Probabilmente, il ritorno a casa dobbiamo giustificarlo come un luogo in cui ci si sente più sicuro in quanto conosciamo le nostre abitudini, i nostri ritmi e le consuetudini che abbiamo nei posti più vicini a noi, nonostante sia sempre e continuamente una sfida complessa. L’altro aspetto – prosegue il professore Francesco Pira, dell’Università di Messina – è di natura lavorativa e pratica, e lo registro sempre più spesso tra giovani e meno giovani. Dopo la pandemia, si è aperta fortemente questa possibilità di lavorare in smartworking e questa è una sostituzione che ha cambiato le carte in tavola. Conosco tantissime persone che hanno deciso di vivere al Sud e in Sicilia, creandosi una parte in casa come fosse il più classico degli uffici. Loro, in questo modo, riescono ad avere una vita dignitosa e rimanere nel territorio che più gli piace, quello in cui sono nati e lontani da monolocali e situazioni a volte difficili anche a livello economico”.
Un fenomeno “certamente positivo” per l’Isola
Un fenomeno, quello che dei giovani che tornano in Sicilia dopo qualche esperienza (anche lunga nel tempo) vissuta all’estero, che naturalmente per Francesco Pira non può che essere positiva. “Se questo fenomeno significasse la possibilità di ricreare opportunità vere per far rientrare i cervelli, le competenze, persone che possono fare crescere ulteriormente la nostra Sicilia, questo è sicuramente un dato vantaggioso”. E ancora, conclude il docente: “Una delle cose che facciamo i maniera matematica da decenni è formarli per poi mandarli via tra Nord Italia ed estero, e questo succede in ogni settore, dalla sanità alla scuola. Ora però, se queste risorse le utilizziamo in contesti che ci appartengono è senza nessun dubbio ottimale come fenomeno”.
Sicilia, quanti rientri dei giovani dall’estero: le provincie con più presenze, spicca Palermo
Entrando ancora più nel dettaglio del fenomeno che coinvolge la Sicilia (quasi) come nessuno in Italia, sono disponibili anche i dati provinciali. Nel dettaglio, troviamo come la situazione di Palermo sia quella di totale vantaggio, con 2.742 rientri negli ultimi cinque anni, seguita da Catania con 2.394 e Messina alla terza posizione con 1.496 e una crescita del 91%. Poi Agrigento con 1.363, Trapani con 935, Siracusa con 927, Ragusa con 857, Caltanissetta con 655 ed Enna con 539, in quest’ultimo caso crescita del 75,6% nonostante l’ultimo posto a livello locale.
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