Roma, 6 ott. (askanews) – Il governo incassa in aula alla Camera le prime due fiducie sulla legge elettorale e si appresta a ottenere la terza e ultima domani mattina. Ma mentre la maggioranza dà grande prova di presenza e compattezza (226 sì al primo voto per appello nominale, 227 al secondo) in aula, a tenere banco in Transatlantico è la discussione sulla data delle elezioni politiche.
Non sembra impensierire il centrodestra lo scrutinio segreto previsto per giovedì sul voto finale, l’ultimo scoglio della riforma cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha legato il destino del suo governo e dell’intera legislatura. Nessuno, neanche dall’opposizione, si aspetta sorprese. “Hanno tutti paura della fine anticipata della legislatura minacciata dalla premier”, sintetizza il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Edoardo Ziello ribadendo che la sua componente voterà contro la legge elettorale. “Se avesse minacciato le elezioni anche a luglio, il governo non sarebbe andato sotto sul voto sulle preferenze alla Camera”, osserva. Il Pd già guarda ai ricorsi che porteranno la riforma davanti alla Corte Costituzionale. “Questa legge – dice Chiara Braga, capogruppo Pd in dichiarazione di voto – sfida palesemente la Costituzione e quindi sfida l’Italia intera, libera, democratica, quella che noi continueremo a difendere qui e fuori da qui perché presto vi punirà per la vostra arroganza”.
Mentre in aula alla Camera va avanti l’appello nominale al quale la maggioranza risponde al gran completo, ad animare i capannelli in Transatlantico è l’ipotesi di election day a maggio prospettata ieri dal capogruppo Fdi Lucio Malan nel corso di una trasmissione radiofonica. Non è stata sufficiente la precisazione del numero uno dei senatori meloniani (“la legislatura va fino in fondo, cioè fino all’autunno del 2027”, ha detto sempre ieri al Tg3) a fermare la ridda di voci su una fine anticipata della legislatura a primavera. Tra le ipotesi fatte a via della Scrofa nei mesi passati c’è sempre stata ma oggi la linea è rassicurante per gli alleati: “Il dibattito sul voto anticipato è stato travisato e forzato: la legislatura arriverà alla fine, voteremo a novembre”, dice Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, davanti alle telecamere.
Fi, Lega e Noi Moderati ribadiscono che si arriva fino in fondo. “Noi siamo favorevoli ad arrivare alla fine della legislatura”, taglia corto il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alla Camera per votare le fiducie. Dello stesso avviso Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: “Riteniamo che la stabilità sia un valore sociale e anche economico”. Anche per la Lega l’orizzonte è lo stesso, soprattutto perché il partito di via Bellerio vuole portare a casa l’approvazione definitiva delle pre-intese in Lombardia, Veneto, Liguria e Lombardia sull’autonomia differenziata: Matteo Salvini ha più volte dichiarato che si andrà al voto in autunno 2027, Roberto Calderoli si è spinto addirittura a ipotizzare un 23 dicembre.
A chi obietta che con un voto in autunno complicherebbe l’approvazione della legge di bilancio del prossimo anno, i sostenitori della scadenza naturale della legislatura ricordano il precedente del 2011 quando la manovra fu impostata dal governo Berlusconi – ministro dell’economia Giulio Tremonti – e conclusa dal successivo governo Monti in carica da novembre 2011. In quel caso, tuttavia, non ci fu di mezzo una tornata elettorale ma dopo le dimissioni del Cavaliere il senatore a vita ricevette l’incarico di formare l’esecutivo.
