Home » Cronaca » L’ombra della massoneria “collante” tra mafia, imprenditori e istituzioni: gli intrecci Aveni-Vetro-Iacolino

L’ombra della massoneria “collante” tra mafia, imprenditori e istituzioni: gli intrecci Aveni-Vetro-Iacolino

L’ombra della massoneria “collante” tra mafia, imprenditori e istituzioni: gli intrecci Aveni-Vetro-Iacolino
Procura di Palermo, immagine di repertorio

Nella Sicilia in cui politica e burocrazia sono sempre più al centro di vicende giudiziarie, una nuova informativa tira fuori informazioni curiose sull’ultima inchiesta che ha interessato il mondo della sanità.

“È amico suo, ma fratello nostro”. Nella Sicilia in cui politica e burocrazia, e con loro non di rado il mondo imprenditoriale, sembrano non riuscire a star fuori dalle inchieste giudiziarie, sballottando l’isola da un imbarazzo all’altro, la notizia della presunta incidenza dei legami massonici nel portare avanti la pratica per accreditare alla Regione una struttura sanitaria desta meno scalpore di quello che si potrebbe pensare.

A prescindere da rituali affiliazioni e rispetto delle obbedienze, la storia e il presente della Sicilia raccontano di come il familismo allargato rappresenti la chiave per aprire porte altrimenti inaccessibili.

L’ultimo esempio è rappresentato dall’indagine su Salvatore Iacolino, potente dirigente generale dell’assessorato alla Salute finito in carcere pochi giorni dopo essere stato inviato a Messina per guidare il Policlinico. Una nomina che all’interno del governo Schifani non tutti avrebbero voluto, a partire dall’assessora alla Salute Daniela Faraoni, ma che alla fine è arrivata anche sulla scorta di valutazioni politiche sulle prossime tornate elettorali.

D’altra parte, è bene ricordarlo, Iacolino non è stato soltanto un potente dirigente ma, in passato, anche un parlamentare europeo.
A fare riferimento a lui sarebbe stato Carmelo Vetro, la figura più controversa dell’indagine. Figlio di un boss, a propria volta pregiudicato per mafia e affiliato alla massoneria, Vetro – come già raccontato nelle scorse settimane dal Quotidiano di Sicilia – si sarebbe mosso per sé e per terzi.

Tra questi c’è Giovanni Aveni, imprenditore barcellonese del settore delle costruzioni con interessi nella sanità. È proprio per affiancare le aspettative di Aveni che Vetro, secondo la procura di Palermo, avrebbe da una parte compulsato Iacolino, con cui condivide le origini favaresi, e dall’altra attivato i propri canali nella massoneria. Obiettivo: arrivare al cuore dell’Asp di Messina.

Aveni, Vetro, Iacolino e la lotta tra associazioni

Per comprendere la storia bisogna partire da un fatto: a spingere Aveni a cercare qualcuno che gli potesse dare una mano nei rapporti con la Regione sarebbe stata la rottura con un’associazione – il nome è Anfild – che a Barcellona Pozzo di Gotto per tanti anni anni ha gestito, in un immobile di proprietà di Aveni, un centro di riabilitazione convenzionato con la sanità regionale.

L’imprenditore, per sua stessa ammissione nel corso di una conversazione intercettata dagli investigatori, sarebbe stato direttamente interessato all’attività: “C’erano dodici soci fittizi, di cui due erano miei”, dice Aveni a Vetro a luglio dello scorso anno. Incrinatisi i rapporti con gli ex soci, l’imprenditore aveva ottenuto dal tribunale l’ordinanza di sfratto, per il mancato pagamento degli affitti.

Ciò, a un certo punto, ha portato l’Anfild a spostarsi da Barcellona a Milazzo. Una decisione apparentemente favorevole ad Aveni ma che in realtà gli avrebbe potuto arrecare problemi, nel momento in cui l’imprenditore puntava a proseguire le attività sanitarie con una società creata per l’occasione: l’Arcobaleno Impresa Sociale.

È in questo frangente che Vetro si mostra sensibile alle richieste di Aveni, iniziando a fare da tramite tra quest’ultimo e Iacolino. Ai messaggi su Whatsapp seguono gli incontri in assessorato. Da parte di Iacolino, per gli inquirenti, ci sarebbe stata ampia disponibilità anche se il dirigente generale in più di un’occasione avrebbe fatto presente che certi aspetti della procedura sarebbero dovuti passare dal coinvolgimento dell’Asp di Messina.

Il nome che viene fuori – dopo che il tentativo di Aveni di stringere la mano del manager Giuseppe Cuccì durante un evento pubblico e dirgli, come consigliato da Iacolino, “ci vediamo lunedì” salta per la troppa confusione – è quello di Giancarlo Niutta, il direttore amministrativo.

Confidenze fraterne

Quando Aveni scopre l’identità della persona che Iacolino ha suggerito a Vetro di contattare all’inizio storce il naso. “Quel nome che tu mi hai dato, che io conosco, è quello che mi ha messo un poco in difficoltà”, dice l’imprenditore al 40enne ritenuto addentro a più mondi.
La diffidenza però sarebbe via via venuta meno, nel momento in cui – questa perlomeno è la tesi della Procura – Vetro avrebbe prima verificato l’appartenenza massonica del direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria messinese.

“C’è mischiato un dirigente Asp, che è amico suo, di Iacolino, ma è fratello nostro”, dice Vetro parlando con il proprio fratello, in questo caso di sangue.

Per gli inquirenti, la comune appartenenza alla massoneria sarebbe stata alla base della confidenza che Vetro e Niutta avrebbero instaurato pur non conoscendosi precedentemente. “Sei venuto accompagnato? Pensavi che non ti ricevevo. L’hai fatto muovere da Favara?”, dice il direttore amministrativo ad Aveni il giorno in cui avviene l’incontro con Vetro. Quest’ultimo interviene per specificare di essersi mosso “intanto per il piacere di venirti a conoscere”.

“Non corrisponde al vero che l’incontro sia avvenuto per via dell’appartenenza alla massoneria – replica Niutta al Quotidiano di Sicilia – ed è ciò che due settimane fa ho detto anche agli inquirenti che mi hanno convocato come persona informata sui fatti. La mia appartenenza al Grande Oriente d’Italia è nota a molti e non ci sarebbe stato bisogno di alcun intermediario per appurarla. Ma specifico anche – aggiunge il direttore amministrativo dell’Asp messinese – che è qualcosa che non ha mai avuto un’incidenza nella mia condotta lavorativa, e sono gli atti a dimostrarlo”.

L’ombra della massoneria “collante” tra mafia, imprenditori e istituzioni: gli intrecci Aveni-Vetro-Iacolino

Una mazzetta che si poteva pagare

La disputa a distanza tra la Arcobaleno e la Anfild è andata avanti per mesi, con la prima che è riuscita a ottenere l’autorizzazione sanitaria per operare a Barcellona, primo passo per arrivare all’accreditamento necessario per lavorare in convenzione con la sanità regionale. Tuttavia, per lungo tempo Aveni non avrebbe nascosto l’ambizione a fare in modo di estromettere dal settore l’associazione rivale.
“A qualsiasi prezzo, a qualsiasi cosa, non guardo a niente…”, è la frase che l’imprenditore avrebbe pronunciato, facendo riferimento, secondo i magistrati, alla disponibilità a “elargire consistenti somme di denaro”.

I soldi, in questo caso, sarebbero dovuti andare a Iacolino, lo stesso che aveva affermato che un intervento dell’Assessorato per revocare la convenzione con la Anfild avrebbe rappresentato una “extrema ratio”. Aveni, invece, pensava che sarebbe dovuta essere la logica conseguenza dell’avere spostato l’attività in un distretto sanitario diverso – da Barcellona a Milazzo – rispetto a quello per cui a suo tempo era stata data l’autorizzazione.

Stando a quanto emerge dalle indagini, Aveni avrebbe dato a Vetro 20mila euro da fare arrivare a Iacolino. Il favarese avrebbe pensato di trattenere per sé quantomeno la metà, ma ci sarebbero dubbi su cosa ne abbia fatto della restante, considerato che non ci sono elementi per poter dire che Iacolino – a propria volta comunque destinatario di un sequestro di beni per quasi 90mila euro – abbia intascato denaro da Aveni.

“L’indagine in corso – si legge in un’informativa della polizia giudiziaria – ha permesso dì documentare come la massoneria, nel contesto siciliano, possa costituire un collante strutturale tra le organizzazioni mafiose, pubblici funzionari e imprenditori, fungendo da spazio di mediazione, scambio e riconoscimento reciproco tra soggetti appartenenti a mondi formalmente distinti, ma funzionalmente convergenti”. E poi su Vetro si aggiunge che ha “intrattenuto rapporti con soggetti che ricoprono incarichi dirigenziali presso la Regione Siciliana, appartenenti a logge-obbedienze massoniche a egli affini”.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram