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La Banda della Uno bianca, Roberto Savi a “Belve Crime”: “Qualcuno ci ha dato copertura”

La Banda della Uno bianca, Roberto Savi a “Belve Crime”: “Qualcuno ci ha dato copertura”
Francesco Fagnani

Il capo dell’organizzazione criminale ha risposto alle domande di Francesca Fagnani

Alla trasmissione “Belve Crime” Roberto Savi, ex poliziotto e insieme al fratello Fabio uno dei capi della Banda della Uno bianca un gruppo criminale che con le sue azioni uccise 24 persone.  in uno dei passaggi dell’intervista realizzata da Francesca Fagnani, Savi sugli investigatori dice: “Loro ce la mettevano tutta, ma non ci trovavano, non ci prendevano”.

Poi ha confermato alla Fagnani delle sue dichiarazioni passate dove sosteneva che “ad un certo punto della storia si sono inseriti dei personaggi che non sono dei delinquenti, i quali ci hanno garantito la copertura della rete investigativa”. Savi è stato condannato all’ergastolo ed è recluso da 32 anni.

Il duplice omicidio di via Volturno con la finta rapina

Su domanda della Fagnani, Savi ricostruisce quanto accaduto nell’armeria di via Volturno il 2 maggio del 1991 quando l’uomo insieme al fratello Fabio uccise la proprietaria Licia Ansaloni e l’ex carabinieri Capolungo. Proprio quest’ultimo per Savi andava ucciso “perché era un carabiniere. Era tutto insieme di cose intrallazzate. Lui era un ex dei servizi particolari dei carabinieri, i servizi segreti dell’Arma”.

In una nota diffusa dalla trasmissione di Rai Due, Savi afferma che quella di via Volturno non si trattò di una rapina, come invece stabilito dalle sentenze: “Ma va la, la rapina… Chi va a rapinare pistole? Non avevamo nient’altro che pistole in quella casa”. Savi ha svelato che ogni tanto venivano chiamati per fare determinate cose: “Ci sono degli uffici particolari che hanno un apparato e noi eravamo di quelli che, delle volte, appunto, abbiamo fatto quel lavoro lì”.

“Ogni tanto venivamo chiamati: facciamo così, e facevamo così”, continua l’ex poliziotto. “Tutte le settimane, passavo due o tre giorni a Roma”, confessa in un altro passaggio. “Con chi parlava?”, chiede Fagnani. “Eh, con chi parlavo…”, risponde Savi. “Andavo giù per parlare con loro”. “Loro chi? I Servizi?”, chiede la giornalista. “Ma sì…Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere”.

Le parole di Savi a Belve Crime, la rabbia dei familiari delle vittime

Intervistato dall’Ansa, il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della Banda della Uno bianca Alberto Capolungo ha commentato: “Mi ha fatto un’impressione pessima. Se Roberto Savi ha cose simili da dire ha sbagliato palcoscenico. Ci sono i magistrati, che hanno ancora indagini in corso. Per dire cose del genere, che non ha mai detto nei processi, è meglio che vada da qualcun altro. È un’operazione molto spiacevole, disgustosa, sospetta”. 

Savi, per Capolungo, “sembra dire cose che ha letto a sua volta nei giornali, più che novità interessanti. Dice cose che non stanno in piedi”. Smentisce, inoltre quanto detto dal capo del gruppo criminale: “È assolutamente falso è che abbia fatto parte dei servizi segreti. Ha lavorato nella caserma di via Bersaglieri, ha svolto lavoro d’ufficio, poi è passato alla sezione tribunale e anche lì faceva servizio in ufficio e poi, in pensione, andava due ore o la mattina o il pomeriggio in armeria. È la figura più lontana possibile dai Servizi. Basta rivolgersi a chiunque per avere una smentita: aveva una vita riservata, familiare”. Per Capolungo quelle di Savi sono solo “illazioni per continuare a fare confusione invece di trovare la verità”.

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