Milano, 7 mag. (askanews) – La sfida è conquistare un mercato in crescita a doppia cifra puntando non sulla rinuncia ma sul gusto. “Il punto non è fare prodotti gluten free, ma è fare prima di tutto prodotti buoni”. Luca Casaura, neo responsabile del mercato italiano di Bauli, lo ripete sistematicamente durante la visita allo stabilimento di Altopascio, mentre sulle linee di produzione scorrono decine di pani in cassetta e focaccine all’olio senza glutine, pronti per essere infornati.
Nel borgo lucchese, noto come Città del Pane, ha sede, infatti, il cuore produttivo di tutta la nuova linea Bauli free. L’ingresso del gruppo in Alpipan, in realtà, risale al 2018 con l’acquisizione iniziale dell’80% della società. Nel 2023, poi, è stata completata l’integrazione accompagnata da un piano di investimenti da 15 milioni che ha portato la capacità produttiva a 1.300 quintali a settimana di prodotto finito, con la possibilità di installare un’altra linea se il mercato lo richiederà. Oggi le 32 referenze free from, tra pani, focaccine, snack, torte e prodotti da ricorrenza a cui Bauli è storicamente legata, sono pronte a conquistare un mercato che non è circoscritto all’1% degli italiani celiaci.
“Il nostro target resta la famiglia dei celiaci”, spiega Casaura. Ma il gruppo guarda anche a una platea più ampia di consumatori che scelgono di ridurre glutine, lattosio o zuccheri dalla propria dieta pur senza particolari necessità mediche. Secondo le stime citate dall’azienda, sono circa 7,8 milioni gli italiani che acquistano prodotti gluten free. Il mercato del senza glutine in Italia vale circa 510 milioni di euro e la grande distribuzione ne rappresenta circa 300 milioni, pari al 60% del totale – osserva Casaura – Farmacie e negozi specializzati pesano ciascuno per circa il 15%, mentre il restante 10% si divide tra online e out of home”. A trainare la crescita del comparto, oggi a doppia cifra, è soprattutto la gdo, favorita dallo spostamento degli acquisti dai canali specializzati e dalle farmacie verso gli scaffali dei supermercati. Per questa nuova linea l’obiettivo è “arrivare intorno al 10% di incidenza sul fatturato nell’arco di un anno per poi continuare a crescere col gruppo. Per noi la gdo con le farmacie dovrà arrivare a pesare più del 60% perchè per vocazione siamo un player della grande distribuzione”.
La scommessa di Bauli, che punta a raggiungere il miliardo di euro di fatturato entro il 2030, non è quella di competere sul terreno dei prodotti salutistici. “Noi vogliamo portare la bontà anche a chi non può o non vuole accedere a prodotti con il glutine – spiega – La strategia di Bauli e il suo posizionamento sono unici rispetto ai brand che sono entrati nel free from con un prodotto salutistico. Nel nostro caso è una estensione del brand principale. Bauli free è figlio del posizionamento di Bauli, porta con sé la bontà grazie al lievito madre che permette ai nostri prodotti di avere la qualità artigianale”.
E il lievito madre è il comune denominatore di tutti i prodotti a marchio Bauli, un ingrediente obbligatorio nei lievitati da ricorrenza come Pandoro e Panettone, che l’azienda di Verona ha scelto di utilizzare anche per i prodotti gluten free, partendo da materie prime adatte ai celiaci. Ma non è questa l’unica scelta distintiva, perchè nello stabilimento di Altopascio ai pre-miscelati gluten free si sono preferite farine naturalmente senza glutine, come quelle di riso, grano saraceno o amido di mais. “Siamo una delle poche aziende che utilizza il lievito madre – hanno sottolineato in stabilimento – negli impasti rappresenta dal 17% del pane casereccio fino al 28% delle focaccine perchè dona fragranza ma soprattutto qualità e stabilità al prodotto nel tempo. E non usando pre-miscelati la ricetta è unica, sviluppata internamente dal reparto ricerca e sviluppo”.

