Bellezza, patrimonio siciliano da valorizzare e utilizzare per rilanciare il turismo nell'Isola - QdS

Bellezza, patrimonio siciliano da valorizzare e utilizzare per rilanciare il turismo nell’Isola

Ivana Zimbone

Bellezza, patrimonio siciliano da valorizzare e utilizzare per rilanciare il turismo nell’Isola

giovedì 25 Giugno 2020 - 00:00
Bellezza, patrimonio siciliano da valorizzare e utilizzare per rilanciare il turismo nell’Isola

Sette siti Unesco, quattordici parchi archeologici, un centinaio di musei (tra pubblici e privati) che raccontano la storia millenaria di luogo che vanta inoltre paradisi naturalistici, clima mite tutto l'anno e un'enogastronomia unica al mondo. Ma nonostante tutto questo il comparto non riesce a decollare

CATANIA – Paesaggi naturali paradisiaci, archeologia, arte, cultura, gastronomia unica al mondo, clima mite 365 giorni l’anno. Queste le caratteristiche di una regione con tutte le carte in regola per lo sviluppo di un’economia solida che riesca a fare del turismo la colonna portante di tutti gli altri settori. Queste le caratteristiche della Sicilia, che però non riesce a decollare e che non rende giustizia alle fortune che possiede. A tutto ciò si aggiunge la crisi dovuta all’emergenza sanitaria. Secondo le stime di Diste, alla fine del 2020 la Sicilia avrà perso 9 milioni di pernottamenti e potrà rilanciare il settore soltanto nel 2022.

SICILIA, NON SOLO MARE: I MUSEI

Le variegate e straordinarie spiagge siciliane attraggono turisti da tutto il mondo, nonostante le falle dell’amministrazione. Ma la Sicilia non può essere ricordata solo per il mare.

Sette sono i siti Patrimonio UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) all’interno della Regione: la Villa del Casale (Piazza Armerina); le isole Eolie; la Valle dei Templi (Agrigento); le otto città barocche della Val di Noto (Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Scicli, Caltagirone e Militello in Val di Catania); Siracusa, con la sua Ortigia e le Necropoli di Pantalica; il monte Etna; il percorso arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù.

La Valle dei Templi

Ma esiste anche una quantità di musei impossibili da contare, considerando non solo quelli pubblici, ma anche quelli di gestione privata. Nella provincia di Palermo ricordiamo il museo Salinas, Palazzo Abatellis, il Castello della Zisa, i musei di Palazzo Mirto, di Palazzo Riso e di Palazzo Internazionale, la Galleria d’arte, il museo diocesano, il museo Mandralisca a Cefalù.
In provincia di Trapani rappresentano beni di prim’ordine il museo regionale, il museo del Satiro di Mazara del Vallo, quello archeologico di Marsala, le saline.
Anche Enna ha il suo museo regionale, al quale si aggiunge quello di Aidone (con la Dea di Morgantina). Altri musei archeologici sono presenti a Gela, a Ragusa, a Kamarina (Rg), ad Agrigento, a Giardini Naxos (Me) e a Siracusa. A Riesi (Caltanissetta) si trova, invece, l’originalissimo museo della Miniera Trabia Tallarita, una delle più grandi miniere di zolfo siciliane che contiene intatta la sua centrale elettrica.
A Siracusa troviamo anche la galleria regionale, la casa-museo di Palazzolo Acreide, il museo di Leonardo da Vinci.
A Catania sono assolutamente da visitare il Castello Ursino, la casa di Giovanni Verga, il Monastero dei Benedettini.

TURISMO E BENI CULTURALI, GLI ITINERARI POSSIBILI

Volendo fare un giro turistico in Sicilia, è possibile scegliere diversi itinerari tematici alternativi. Se si vuole visitare i siti archeologici non si può fare a meno di recarsi a Taormina, a Siracusa, a Palazzolo Acreide, ad Agrigento, a Selinunte, a Segesta, a Piazza Armerina.

La villa romana del Casale

Ma si può anche optare per l’itinerario dei vulcani, approfondendo con delle visite guidate la conoscenza dell’Etna, di Vulcano e di Stromboli. Oppure si possono visitare “le isole dell’isola”, ovvero le Eolie, le Egadi, le Pelagie (Isola dei Conigli, Lampedusa, Lampione, Linosa), Pantelleria.

Se si vuole affrontare l’itinerario arabo-normanno, si dovrà visitare Palermo, Cefalù, Monreale. Per un viaggio nel barocco siciliano, invece, Catania, Ortigia (Siracusa), Palazzolo Acreide, Modica, Ibla (Ragusa), Scicli.

Per gli appassionati di borghi suggestivi, si consiglia Castelmola (Me), Savoca (Me), Montalbano Elicona (Me), San Marco d’Alunzio (Me), Castiglione di Sicilia (Ct), Sutera (Cl), Sperlinga (En), Marzamemi (Sr), Erice (Tp), Sambuca (Ag), Gangi (Pa), Castelbuono (Pa), Ginostra (Stromboli).

Chi desiderasse visitare i parchi archeologici, dovrebbe assolutamente fare tappa alla Valle dei Templi (Agrigento), a Selinunte, a Segesta a Mozia, a Pantalica, a Morgantina (Aidone), a Monte Adranone, a Solunto, a Eraclea Minoa, a Tindari, a Giardini Naxos, a Taormina, alla Neapolis di Siracusa, alla Cava d’Ispica, a Megara Miblea, alla Villa del Casale di Piazza Armerina.
Alla scoperta della Sicilia “novissima”, invece, si può visitare il Teatro Andromeda a Santo Stefano Quisquina, la Farm di Favara, Gibellina Nuova, Fiumara d’Arte a Castel di Tusa.

TRA INCAPACITÀ AMMINISTRATIVA E CRISI POST-COVID

Nonostante l’immenso patrimonio a disposizione, il turismo in Sicilia non decolla. Nell’ultimo report di Diste si evince che nel 2018 il numero di soggiorni sia stato di poco superiore ai 15 milioni, con una crescita nell’ultimo decennio dell’8,6%, contro il 14,8% dell’Italia. Tra le province siciliane che hanno acquistato terreno troviamo Trapani e Catania, mentre tra quelle che hanno addirittura ridotto i loro flusso turistico troviamo Messina. Palermo sarebbe invece rimasto tra il 3,2 e i 3,3 milioni di turisti l’anno.

Il Teatro antico di Taormina

Nel 2019 i dati non sembrano aver subito significative variazioni, suffragando la tesi comune tra gli esperti del settore: in Sicilia mancano politiche amministrative in grado di mettere a reddito il patrimonio e di attrarre i turisti. A differenza di quanto sta avvenendo in Puglia e Sardegna, le quali hanno visto un costante incremento all’interno del settore.

A tale deficit amministrativo si è aggiunta l’enorme crisi ereditata dall’emergenza sanitaria. Nel report di Diste si legge: “Lo svuotamento delle strutture ricettive concluso intorno a metà marzo, e la scomparsa della clientela nei mesi di aprile e maggio, ha comportato per l’intero periodo gennaio/maggio una flessione di 2 milioni e 400 mila soggiorni (1,3 milioni negli alberghi a 5 stelle e 1,1 milioni nelle altre strutture) con un calo tendenziale del 60% circa. Stimando una spesa media a soggiorno di 120 euro per gli alberghi di 5 stelle – 5 stelle lusso e 4 stelle e di 80 euro per gli ospiti delle altre tipologie ricettive, la categoria lusso avrebbe perso un fatturato di 150 milioni e l’altra un fatturato di circa 90 milioni di euro, per un totale di 240 milioni di euro. Con la riapertura da giugno, l’attività è destinata a subire nuovi cedimenti, imposti dalla caduta della domanda interna e dall’indubbia rarefazione di quella estera. E’ inoltre assai probabile che alcuni esercizi, specie tra i più piccoli, decidano di abbandonare a causa del forte squilibrio fatturato/costi, e altri prolunghino la chiusura per riflettere sulla convenienza o meno di proseguire.

Perciò, per giugno si è stimata una flessione dei soggiorni del 70% su giugno 2019, con una decelerazione nel mesi seguenti tale da arrivare in dicembre ad un calo del 40% tendenziale. Per cui, tra giugno e dicembre si potrebbero perdere altri 6,6 milioni di soggiorni, circa 3,5 milioni nel comparto degli alberghi di lusso e 3,1 milioni negli altri comparti. Tenuto conto della spesa media per pernottamento, la perdita di fatturato sarebbe rispettivamente di 420 milioni e 250 milioni, per un totale di 670 milioni di euro.”.

Secondo le stime, alla fine del 2020 si potrebbero contare ben 9 milioni di pernottamenti in meno rispetto all’anno precedente, con una perdita complessiva – soltanto sui pernottamenti – di oltre 900 milioni di euro, pari al 60% circa del fatturato dell’anno precedente (1 miliardo e 530 milioni). La flessione negativa potrebbe addirittura prolungarsi fino all’estate del 2021.

L’assessore Alberto Samonà traccia la strada per il rilancio

“Per riformare il comparto dei beni culturali e metterli a reddito in Sicilia, occorre che i siti siano tutti aperti e che si attivino politiche di promozione, avvalendosi anche di associazioni culturali, ma anche una presentazione dei luoghi idonea e pertinente. Molto spesso rimangono coperti dalle erbacce e questo non incide positivamente sulla loro fruizione. I direttori dei parchi devono avviare strategie di rilancio, soprattutto se si tratta di attrazioni con pochi visitatori, fuori dai circuiti turistici. Il ddl sui bb.cc. bocciato all’Ars, invece, non rappresenta una soluzione: le Soprintendenze sono disponibili a collaborare per snellire i diversi iter, ma non sono disponibili a venir meno alla tutela, perché senza di questa non è possibile alcuna promozione”, ha chiosato Rosalba Panvini, attualmente Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta.

Analoga la posizione di Claudio Paterna e di Silvia Mazza, la quale definisce il tentativo di riforma “un attentato ai beni culturali, perché intende trasferire la tutela paesaggistica dalle Sovrintendenze ai Comuni, che notoriamente non sono dotati di personale tecnico-scientifico in grado di fare valutazioni nel merito”.

Dopo le copiose avversioni, anche l’assessorato dedicato sembra aver fatto un passo indietro e aver deciso di adottare politiche diverse. Il nuovo assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità Siciliana, il leghista Alberto Samonà, è al lavoro per un nuovo ddl e ha già cominciato a fare un giro di perlustrazione nelle diverse province. “Intendo valorizzare il patrimonio culturale della Sicilia – sia quello materiale che immateriale – cercando di ottimizzare le risorse attraverso la messa a rete del patrimonio esistente. Promuovere la conoscenza della storia della Sicilia dando adeguata visibilità agli uomini e alle donne che con la loro opera hanno raccontato e continuano a raccontare l’operosità e la sapienza della nostra terra. Desidero favorire un adeguamento delle strutture regionali per realizzare l’obiettivo di una cultura realmente accessibile a tutti, in particolare alle persone con disabilità. È in questa direzione che ho mosso i miei primi passi da assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana – ha detto l’assessore -. Ho voluto che il Concerto per la Festa internazionale della Musica che si è svolto all’interno del Parco archeologico della Valle dei Templi nei giorni scorsi avesse metà del pubblico formato da persone con disabilità che già da oggi, grazie agli adeguamenti strutturali adottati, potranno visitare in autonomia il Parco. Si è appena inaugurato, infatti, il percorso per le persone con disabilità motorie ed è possibile prenotare on-line una moderna carrozzina elettrica con cui effettuare l’intero percorso, mentre si sta lavorando all’incremento delle informazioni in braille e il potenziamento delle video-guide in L.I.S. Il Parco archeologico della Valle dei Templi è il primo parco accessibile della Sicilia e il modello cui devono progressivamente ispirarsi tutte le altre strutture siciliane; a partire dal sito archeologico di Eraclea Minoa che sarà il prossimo ad essere adeguato”.

IL SATIRO DANZANTE

Sembrano esserci nuove speranze per la messa in rete del patrimonio: “Sto lavorando, inoltre, a rafforzare la rete regionale dei 14 Parchi archeologici individuati con la legge regionale n. 20 del 2000. È già pronto il logo unico e a breve sarà operativo un nuovo portale sul quale saranno riunite le 14 strutture della Sicilia con individuazione di itinerari interconnessi, informazioni e approfondimenti che sarà possibile gestire attraverso una specifica App. La parola d’ordine è ‘fare sistema’, rafforzare il rapporto con le università siciliane per dare impulso all’attività didattica e di ricerca. Questo, ovviamente senza perdere di vista la necessità di rivedere il sistema dei beni culturali nella sua interezza. Stiamo lavorando, infatti, a un disegno di legge di iniziativa governativa che risolva le criticità del settore e che sia calibrato sulle reali esigenze. Il ddl che è all’esame della V commissione dell’ARS ha mostrato la sua lacunosità essendo stato gravato da oltre 500 emendamenti e non tenendo conto della normativa vigente in alcuni specifici ambiti, quale quella in materia di Parchi archeologici. Tutto questo mentre, attraverso la campagna #Laculturariparte, abbiamo già riaperto numerosi siti restituendo ai siciliani la bellezza della loro storia e della cultura. Un’operazione non facile che ha reso la Sicilia pioniera nell’adeguamento delle strutture alla normativa anti-Covid e ha fatto registrare in soli nove giorni oltre 42.000 visitatori”, ha concluso.

Parla Claudio Paterna, esperto d’arte e membro della commissione del Reis

Se il Coronavirus ha rappresentato un evento imprevedibile, lo stesso non può dirsi dell’incapacità dell’amministrazione di programmare politiche funzionali per turismo e beni culturali, di mettere in rete il patrimonio presente e di valorizzare e rendere fruibili i siti che potrebbero attrarre nuovi visitatori.

Claudio Paterna – etnoantropologo, ex allievo degli illustri Bonomo, Rigoli e Buttitta, docente di Storia e Filosofia, laureato in Educazione Permanente al dipartimento regione bb.cc., ex direttore della Casa Museo Verga e del servizio storico-artistico alla Soprintendenza di Enna, nonché giornalista pubblicista e attuale membro della commissione del Reis (il Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia) – spiega tutte le falle del sistema.

“Sul sito dei beni culturali della Regione è presente l’elenco dei siti delle Soprintendenze. Ma dubito fortemente che i turisti stiano ore e ore a leggere l’elenco, a cercare uno per uno gli uffici, controllare modi e tempi di apertura dei singoli musei, per poi cercare i mezzi con i quali raggiungerli, magari stabilendo da soli l’itinerario di una terra per loro sconosciuta. Oltre alla carenza informativa, adesso c’è il problema del Covid-19, che suscita la preoccupazione dei lavoratori e dei loro sindacati e che rende impossibili le visite di molte esposizioni – ha chiosato Paterna -. Tuttavia, il problema principale rimane quello politico: ai nostri amministratori non è chiaro che il turismo sia per la nostra regione una risorsa primaria e non si preoccupano di fare rete. Manca un tavolo permanente per la programmazione tra l’assessorato dei Beni Culturali e quello del Turismo, spesso in conflitto; manca un sito internet unico, agevole e attrattivo per il turista che possa comunicargli cosa e come visitare i diversi luoghi; manca un tavolo di collegamento con le associazioni per agevolare vigilanza, visite guidate.

Dea Morgantina

La Regione da sola gestisce 100 siti tra musei, parchi, zone archeologiche. A questi si sommano i siti Unesco, gestiti in collaborazione con le associazioni del territorio e con i Comuni. Il personale ha un numero irrisorio rispetto alle reali esigenze, considerando anche coloro che sono andati in pensione, dunque servono nuove assunzioni.

I siti minori si indirizzano verso una politica di collaborazione con le associazioni locali, che tengono moltissimo al loro patrimonio e che spesso trovano un muro alle Soprintendenze. Alcune, come SiciliAntica, hanno da tempo proposto di gestire in collaborazione alcuni siti comunali, ma ancora attendono un capitolato, una puntuale organizzazione, nonostante si tratti di un’ipotesi virtuosa per aprire luoghi attualmente non visitabili.
L’unica operazione effettivamente riuscita è quella della fondazione Whitaker all’isola di Mozia e alla villa omonima a Palermo, un privato che gestisce i due siti con i fondi dell’assessorato. Poi c’è anche il problema dei Comuni, che non sono disposti a gestire i beni che non attraggono molti turisti, perché richiedono comunque spese e personale per rimanere aperti. Lì si potrebbe avviare una politica razionale, attivandoli solo per il periodo estivo”.

Sulla destagionalizzazione turistica, invece, spiega: “La Regione affronta da pochissimo tempo quest’opportunità, nonostante abbia tutte le potenzialità per farlo. Senza andare troppo lontano, basterebbe intanto approfittare delle scolaresche durante i mesi invernali, oppure delle sagre, delle feste patronali – come quella di S. Agata a Catania – che attraggono l’hinterland e l’estero”.

Altre opportunità inespresse riguardano il patrimonio “sommerso”: “Magazzini museali e antiquaria rimangono troppo spesso inaccessibili e privi d’inventario, con i reperti conservati in maniera inadeguata. Tra questi, anche anfore e corredi di tombe. Si tratta di una risorsa per creare nuovi posti di lavoro, per trovare canali di esposizione per la loro valorizzazione. Quando presiedevo la Soprintendenza di Enna, ho proposto alla Provincia di portare fuori dalle Chiese alcuni beni per restaurarli, senza alcuna esito. Si dà spazio ad altre iniziative, senza guardare a queste, finanziabili talvolta con fondi europei. Con nuovi bandi si potrebbe coinvolgere anche restauratori, cedere il materiale in comodato d’uso ai privati o – temporaneamente – alle mostre estere. Dunque, al problema politico si aggiunge quello culturale, data la mancanza di apertura e lungimiranza”, ha aggiunto Paterna.

Un intento simile, invece, è andato a buon fine in questi giorni. Si tratta del progetto Caravaggio di Siracusa che si è posto il duplice obiettivo della delocalizzazione del flusso turistico di Ortigia. “Nella chiesa di Santa Lucia alla Badia si trova uno dei più importanti quadri di Caravaggio, ‘Seppellimento di S. Lucia’. Ma la chiesa presenta condizioni ambientali incompatibili con la sua tutela che mettono a rischio la sua conservazione, come hanno dimostrato gli studi scientifici del 2015, che ravvisano un aumento del 100% della soglia massima d’umidità consentita. Dopo il sopralluogo dell’Istituto centrale di restauro, l’opera verrà finalmente restaurata e ceduta per 3 mesi al Mart di Rovereto, il quale verserà 350 mila euro per gli interventi conservativi necessari e per fornirla di un suo climabox (teca microclimatizzata e antieffrazione). Il Mart si impegnerà anche a realizzare una copia dell’opera, da lasciare in esposizione in Sicilia durante i 3 mesi di assenza dell’originale, utile per futuri prestiti e per lasciare traccia della sue condizioni antecedenti il suo restauro”, ha spiegato la dottoressa Silvia Mazza, storica dell’arte e giornalista.

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