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Bending Spoons accelera verso il Nasdaq, Ipo da 20 mld

Bending Spoons accelera verso il Nasdaq, Ipo da 20 mld

Per Tamburi maxi plusvalenza, H14 dei Berusconi uscita prima del boom

Milano, 6 giu. (askanews) – Tredici anni dopo la fondazione in un appartamento di Milano, Bending Spoons è pronta a sbarcare a Wall Street, con un’operazione che segnerebbe un traguardo importante per il capitalismo italiano. L’azienda guidata da Luca Ferrari punta a una valutazione di circa 20 miliardi di dollari – quasi il doppio degli 11 miliardi dell’ultimo round privato dell’ottobre scorso.

Nelle ultime settimane la società ha intensificato i contatti con i grandi investitori americani: i riscontri, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, sarebbero stati così positivi da spingere verso una raccolta superiore alle attese, destinata ad attestarsi oltre i 4 miliardi di dollari, tutti in aumento di capitale per finanziare nuove acquisizioni. La finestra individuata, secondo il quotidiano, è quella di fine giugno. Sul clima dell’operazione potrebbe pesare anche la mega-Ipo di SpaceX del 12 giugno: un buon debutto del gruppo di Elon Musk potrebbe dare ulteriore spinta a Bending Spoons.

Per Tamburi Investment Partners, l’unico veicolo quotato in Borsa italiana con esposizione diretta alla società, l’operazione rappresenterebbe una svolta: il 3% detenuto varrebbe circa 600 milioni di dollari, più del doppio dei 274 milioni di euro – pari al 14% del Nav – stimati oggi dagli analisti di Equita. Tip ha già monetizzato una prima quota: nell’ottobre scorso ha ceduto lo 0,2% per circa 27 milioni di euro, con una plusvalenza superiore a 25 milioni.

C’è invece chi guarda a questa corsa con rimpianto. H14, il family office di Luigi Berlusconi, era entrata nel capitale nel luglio 2019 con circa l’1%. La quota fu liquidata nell’estate del 2023, quando Bending Spoons valeva 2-2,5 miliardi di dollari, con un incasso stimato di 20-25 milioni di dollari. In meno di tre anni il valore della società è moltiplicato per otto: quell’1% varrebbe oggi circa 200 milioni di dollari, dieci volte tanto.

La tesi di investimento presentata alle banche – Goldman Sachs, JPMorgan, Bank of America, Jefferies e altri primari istituti europei – si fonda sulla crescita degli ultimi anni: da zero a 1,3 miliardi di fatturato in poco più di un decennio, con un modello basato sull’acquisto, grazie a 5 miliardi raccolti negli anni, e la ristrutturazione di app e piattaforme digitali in difficoltà da Evernote a WeTransfer fino a Vimeo e Aol comprata da Yahoo per 1,5 miliardi. Grazie alle acquisizioni, il ceo Ferrari ha indicato l’obiettivo di raddoppiare l’Ebitda adjusted a 1,4 miliardi di dollari nel 2026, dai 700 milioni previsti per il 2025.

I quattro fondatori – Ferrari con il 12,4% e i co-fondatori Matteo Danieli, Luca Querella e Francesco Patarnello con quote analoghe – diventerebbero miliardari in dollari con il debutto. Fra gli altri azionisti figurano l’ex Cfo di Apple Luca Maestri, il tennista Andre Agassi e, nelle scorse settimane, Red Circle Investments, la società di Renzo Rosso.