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Venti di guerra tra Mar Rosso e Hormuz. Da Sigonella all’economia, le preoccupazioni della Sicilia. Adorno (M5S): “Sia ponte di pace”

Venti di guerra tra Mar Rosso e Hormuz. Da Sigonella all’economia, le preoccupazioni della Sicilia. Adorno (M5S): “Sia ponte di pace”
Lidia Adorno

La Sicilia non è indifferente all’escalation nel Golfo, l’appello di Lidia Adorno (M5S) al QdS: “L’Isola non sia avamposto dell’escalation militare”

Le ultime notizie lasciano poco spazio ai dubbi: dallo Stretto di Hormuz agli angoli del Mar Rosso in mano agli Houthi, si estendono i fronti di guerra nell’area del Golfo e in Medio Oriente. E la recentissima intenzione del presidente USA Donald Trump di sospendere temporaneamente gli attacchi non rassicura del tutto, considerando quanto rapidamente le posizioni del tycoon e della controparte iraniana cambino velocemente. Particolarmente attenta all’escalation delle ultime settimane, segnate dalla dichiarata fine del cessate il fuoco tra USA e Iran e dall’incremento delle tensioni tra gli Houthi yemeniti (e filoiraniani, ndr) e l’Arabia Saudita, è l’Italia. La Sicilia – isola più grande del Mediterraneo – è tutt’altro che estranea ai dibattiti italiani che ruotano intorno al conflitto, sia per la presenza della base militare di Sigonella sia per i risvolti economici del blocco del commercio connesso agli eventi internazionali.

Già dall’inizio dell’operazione Epic Fury lo scorso febbraio, le richieste di chiarimento sull’uso delle basi statunitensi sul suolo italiano sono arrivate da più fronti politici. Per quanto ufficialmente il livello di allerta sia rimasto quasi sempre quello di una comprensibile attenta vigilanza, la popolazione rimane preoccupata degli effetti pratici, di sicurezza ed economici di quanto sta accadendo nell’area metaforicamente più “calda” del mondo.

Guerra Iran-USA e i timori dell’escalation, perché la Sicilia non può rimanere indifferente

Con i raid degli Houthi che fanno presagire l’ennesima escalation di un conflitto che da febbraio ha travolto numerosi fronti, in Italia il tema dell’uso delle basi statunitensi sul suolo nazionale torna di stretta attualità. Lo scorso 20 luglio i capigruppo M5S delle Commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera, Alessandra Maiorino, Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti hanno riacceso il dibattito, accusando il Governo italiano di aver concesso a Trump “l’uso delle basi americane in Italia a supporto della nuova escalation”. Citati i dati di ItaMilRadar al 20 luglio, i pentastellati specificano: “Il sito specialistico ItaMilRadar ha tracciato altre cinque aerocisterne KC-135 americane decollate dagli Stati Uniti e atterrate a Sigonella, dove già operano altri due velivoli da rifornimento in volo e droni Triton che decollano per ricognizioni su Hormuz, a dimostrazione del crescente ruolo della base siciliana come hub di supporto alla guerra di Trump contro l’Iran. Questo accade dopo la partenza di una squadriglia di caccia F-16 da Aviano diretti verso le basi USA nel Golfo”

Non è solo per la presenza della base di Sigonella che la Sicilia potrebbe esprimere preoccupazione per quanto sta accadendo tra Mar Rosso e Stretto di Hormuz. C’è anche l’impatto economico. La prima conseguenza per i non addetti ai lavori è meno evidente: dallo stretto di Bad el-Mandeb nel Mar Rosso e dal vicino Canale di Suez passa una consistente parte dell’interscambio commerciale marittimo italiano con i Paesi extra UE e in quell’area opera anche la nostra Marina Militare con la missione Aspides.

Missione che, tra l’altro, secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa Guido Crosetto in un’intervista a Repubblica, continuerà. “Aspides non è nata come una gita sociale: abbiamo accettato di fare parte di una missione che serve proprio per proteggere i traffici marittimi da cui dipende una parte importante della nostra economia. Siamo andati nel Mar Rosso quando la minaccia Houthi era rilevante, che poi, per mesi, si è fermata. Ora è in atto il tentativo iraniano di aggiungere, a Hormuz, anche lo stretto di Bab el Mandeb per scatenare il caos più grande possibile. A maggior ragione la nostra flotta e gli assetti alleati, che sono lì per quello scopo, non possono andarsene, al momento”, le sue parole.

Sulle basi militari non sembrano esserci novità, il Governo ha sempre sostenuto di aver rispettato la normativa internazionale in vigore sul tema specificando che l’Italia “non è in guerra”.

Il caro benzina

La seconda conseguenza dell’allargamento del conflitto tra Iran e Mar Rosso è chiaramente visibile giorno dopo giorno. I blocchi a intermittenza delle vie marittime ostacolano il commercio di petrolio e carburanti. L’effetto più evidente è il rincaro energetico, con prezzi della benzina e del diesel che in Italia si avvicinano pericolosamente o tornano a superare i 2 euro al litro. I dati quotidiani del Mimit tracciano un quadro chiaro: la Sicilia è tra le regioni più “schiacciate” dai prezzi alle stelle dei carburanti, piazzandosi al secondo posto a livello nazionale (dopo la provincia autonoma di Bolzano).

Tali rincari – assieme alle tensioni internazionali – investono non solo la vita quotidiana, ma anche molti settori economici siciliani che vanno dall’agricoltura al turismo.

Adorno: “Inaccettabile che la Sicilia sia esposta a rischi”

Sull’argomento, il QdS ha raccolto la dichiarazione di Lidia Adorno (portavoce del M5S all’Ars), che già negli scorsi mesi ha lanciato più interrogazioni e atti parlamentari per chiedere chiarimenti sul coinvolgimento della Sicilia nel conflitto.

“L’allargamento del conflitto in Medio Oriente e il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti hanno purtroppo confermato i timori espressi fin dall’inizio.  Nei mesi scorsi avevo infatti presentato interrogazioni e atti parlamentari, all’Assemblea regionale siciliana, chiedendo al Presidente Schifani, di assumere una posizione netta sul ruolo delle basi militari presenti nell’Isola e, in particolare, sull’utilizzo della base di Sigonella a supporto delle operazioni militari statunitensi, che ha esposto la Sicilia inevitabilmente ai rischi di un conflitto che continua ad allargarsi. Oggi quelle domande sono ancora senza risposta, ed è inaccettabile che i cittadini siciliani possano subire le conseguenze di scelte sulle quali non hanno alcuna voce”, spiega Adorno.

E lancia un appello agli esponenti regionali e nazionali a prendere una netta posizione a favore della pace: “La Sicilia, per storia e vocazione, dovrebbe essere naturale ponte di pace e dialogo tra i popoli del Mediterraneo, promotrice di cooperazione nel rispetto del diritto internazionale e non un avamposto dell’escalation militare”.

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