CATANIA – Un nuovo avviso, dopo la revoca di quello indetto l’anno scorso e dopo che l’ultimo è andato deserto. Il percorso che porterà all’affidamento a fini sociali e senza scopo di lucro degli immobili confiscati alla mafia situati a Catania in piazza Machiavelli, ai civici 4, 5 e 6, e al numero 100 di via Pozzo Mulino si allunga. Il Comune nei giorni scorsi ha pubblicato una nuova manifestazione d’interesse della durata di sessanta giorni per ricevere proposte di utilizzo.
Gli spazi che verranno dati in gestione a soggetti del terzo settore consistono in circa 110 metri quadrati al piano terra, con tre accessi indipendenti da Piazza Machiavelli, e un vano semi-interrato con accesso da via Pozzo Mulino 100. “La finalità specifica è quella di rispondere ai bisogni della comunità locale a partire da quelli dell’area di San Cosimo e più in generale dei quartieri del centro storico di San Cristoforo e Antico Corso, con un particolare focus sul contrasto alla povertà educativa e alla devianza”, si legge nell’avviso.
Un centro multifunzionale dedicato alla legalità
La destinazione scelta dall’Amministrazione Trantino è quella di un centro multifunzionale dedicato ai temi della legalità, della sostenibilità ambientale e della rigenerazione urbana.
“Il centro dovrà promuovere – si legge – percorsi laboratoriali per minori in situazione di fragilità, con l’obiettivo di sviluppare competenze trasversali, migliorando l’autostima, la socializzazione e il rendimento scolastico; attività di attivazione e rafforzamento della comunità educante e percorsi di rigenerazione urbana partecipata; laboratori, mostre, sportelli e attività educative e di supporto alla genitorialità”. I beni confiscati appartenevano a Sebastiana Musumeci. Oggi 47enne, la donna è moglie di Lorenzo Saitta, detto u Scheletro, esponente della famiglia Santapaola-Ercolano.
“La valorizzazione dei beni confiscati è finalizzata a permettere alle comunità colpite dal fenomeno mafioso di riappropriarsi delle risorse sottratte illecitamente alla collettività, mettendole al servizio della cittadinanza attiva e del bene comune, attraverso l’incentivazione del protagonismo degli Enti del Terzo settore e lo sviluppo di un modello socialmente responsabile, in grado di conciliare il riuso con il raggiungimento dello specifico obiettivo sociale, in attuazione del principio di sussidiarietà costituzionalmente garantito”, si legge nell’avviso.
Il primo bando e la revoca dell’affidamento
Il percorso per arrivare all’aggiudicazione è stato però fin qui abbastanza tortuoso. A giugno del 2025, infatti, venne pubblicato il primo avviso per manifestare l’interesse alla concessione degli immobili. A quel bando risposero una serie di associazioni. Dalla valutazione dei progetti presentati, le proposte ritenute più meritevoli a pari merito furono quelle presentate dal raggruppamento guidato da Antimafia e Legalità, con la partecipazione di Zero Waste Sicilia e Spazio Cinico, e dall’associazione Meta Cometa. Tuttavia, da lì a poco è arrivato il colpo di scena.
Con una delibera di giunta, l’Amministrazione Trantino a dicembre ha disposto che “le competenze in materia di beni confiscati alla criminalità organizzata” venissero trasferite dalla direzione Patrimonio alla direzione Politiche comunitarie. Ciò ha indirettamente determinato lo stop all’iter di affidamento e la necessità di ripartire da zero.
Il nuovo iter del Comune di Catania
Da marzo scorso, la direzione Politiche comunitarie ha avviato il nuovo iter che ha portato prima alla pubblicazione di un avviso pubblico per trenta giorni, poi riaperto per altrettanti in seguito alla mancanza di proposte. Nei giorni scorsi, invece, nel giro di poco l’avviso è stato prima revocato, per poi essere ripubblicato prevedendo in partenza un tempo di sessanta giorni per presentare i progetti.
“Le associazioni promotrici del progetto Casa Nostra del Rinascimento – si legge in una nota a firma di Antimafia e Legalità, Zero Waste Sicilia e Spazio Cinico – hanno depositato lo scorso 4 agosto una nota formale di segnalazione di criticità, una richiesta di chiarimenti e l’istanza di riesame in autotutela indirizzata al segretario generale del Comune di Catania, alla direzione Politiche comunitarie e alla Direzione Patrimonio”.
Le associazioni ripresentano il progetto
Le tre realtà sottolineano comunque la volontà di contribuire al riutilizzo sociale del complesso immobiliare confiscato e per questo ripresenteranno la propria proposta per la terza volta, che ruota punta al contrasto alle devianze minorili tramite una serie di attività che mettono insieme storia, giornalismo etico, promozione del territorio, sostenibilità ambientale e la rigenerazione urbana.

