ROMA – Danneggiare le tasche della criminalità organizzata per colpire al cuore i suoi affari illeciti. È questo l’obiettivo del celebre “follow the money” di Giovanni Falcone, la strategia che puntava a seguire i flussi di denaro della malavita per scoprire le carte delle organizzazioni criminali e indebolirle economicamente.
Una linea, quella tracciata da Falcone, che ancora oggi guida le attività di contrasto alle mafie e che ha trovato nel sistema di sequestro e confisca dei beni illecitamente ottenuti un’arma fondamentale per questa battaglia. Un’arma che però, stando agli ultimi dati, rischia di sparare anche qualche colpo a salve.
Oltre 47 mila immobili e aziende confiscati
Stando infatti ai numeri diffusi all’interno della ricerca “Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, stime e prospettive” – realizzata dalla Fondazione Eurispes e presentata mercoledì nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato – attualmente vi sono oltre 47 mila beni immobili e aziende confiscati distribuiti sull’intero territorio nazionale, ma di questi, solo il 52,2% ha concluso l’iter di destinazione.
Nel documento viene elaborata una metodologia che integra i dati dell’Anbsc (Agenzia nazionale con le quotazioni dell’Osservatorio del Mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, ottenendo una prima valutazione economica dell’intero patrimonio immobiliare confiscato. Al 9 novembre 2025, la banca dati dell’Anbsc censiva 43.326 immobili e 4.836 aziende in stato di confisca.
Un patrimonio immobiliare da 4,66 miliardi di euro
Concentrando l’analisi sugli immobili, la ricerca distingue due categorie: quelli ancora in amministrazione e quelli già definitivamente destinati. Gli immobili ancora gestiti dall’Agenzia sono 21.662, per un valore complessivo stimato di circa 1,96 miliardi di euro. A questi si aggiungono 21.664 immobili già destinati, il cui valore complessivo è stimato in circa 2,71 miliardi di euro.
Nel complesso, la ricerca stima che i 43.287 immobili confiscati abbiano un valore di circa 4,66 miliardi di euro. Si tratta, tuttavia, soltanto della componente immobiliare per la quale è stato possibile elaborare una valutazione economica sulla base dei dati disponibili. Allargando l’analisi all’intero patrimonio sequestrato e confiscato, comprendendo aziende, partecipazioni societarie, beni mobili registrati, disponibilità finanziarie e gli altri cespiti patrimoniali, il valore complessivo raggiunge una stima compresa tra 30 e 40 miliardi di euro.
La sfida delle aziende confiscate
Se il patrimonio immobiliare rappresenta la componente quantitativamente più rilevante dei beni confiscati, le aziende costituiscono la sfida più complessa. Come evidenziato nel rapporto Eurispes, è nella loro gestione che si misura la capacità dello Stato di trasformare la legalità in sviluppo economico.
Attualmente risultano oltre 2.170 aziende definitivamente destinate, circa 2.800 ancora in gestione, mentre le imprese definitivamente confiscate superano le 3.400 unità. Il dato più significativo è che circa il 95% delle aziende confiscate viene avviato alla liquidazione. Una percentuale che dimostra come il sistema sia ancora poco efficace nella valorizzazione economica di queste realtà produttive.
Dalla lotta alle mafie al valore sociale dei beni
Tornando a quanto detto in precedenza, il tema dei beni confiscati, spiega evidenziato anche da Eurispes, va ben oltre il contrasto alla criminalità organizzata e investe direttamente l’economia, la qualità delle istituzioni e le prospettive di sviluppo del Paese.
Le mafie, infatti, vanno osservate non sono soltanto come organizzazioni criminali: esse sono diventate nel corso degli anni grandi operatori economici e finanziari che accumulano ricchezza, alterano i mercati, modificano la concorrenza e condizionano interi territori. Per questo è fondamentale andare oltre al numero dei beni che vengono acquisiti dallo Stato, focalizzando in particolare l’attenzione su ciò che si è realmente in grado di restituire alla collettività trasformandolo in valore economico e sociale.
Il significato del “follow the money”
Ecco quindi che il celebre “follow the money” di Falcone supera i confini della tecnica investigativa e diventa una strategia di contrasto economico alla criminalità organizzata.
“Quando lo Stato interviene con strumenti di prevenzione patrimoniale – ha commentato il vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto – deve sempre tenere insieme due esigenze fondamentali: la fermezza nella lotta alla criminalità e il rispetto delle garanzie. La prevenzione è uno strumento indispensabile, soprattutto nel contrasto alle mafie, ma proprio perché incide su beni, aziende e patrimoni deve essere applicata con equilibrio e rigore. Un sequestro può avere conseguenze molto pesanti sulla vita di un’impresa, per questo è essenziale che vi sia una valutazione sempre attenta e puntuale. La vera sfida è fare in modo che questi strumenti non siano percepiti come una condanna definitiva, ma come un’occasione di risanamento e trasformazione”.
Restituire valore alla collettività
“La confisca dei beni mafiosi – ha concluso il rappresentante del Governo – ha rappresentato una delle intuizioni più importanti nella lotta alle mafie. Ma sottrarre un bene non basta: la vera vittoria si realizza quando quel bene torna a produrre valore sociale. Non si tratta soltanto di conservare un patrimonio, ma di rilanciarlo. Questa è la forza di un modello che il nostro Paese ha costruito e che rappresenta un punto di riferimento anche in Europa”.

