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Biagio Izzo e quella passione infinita per il teatro:“è la mia donna, ne sono follemente innamorato”

Biagio Izzo e quella passione infinita per il teatro:“è la mia donna, ne sono follemente innamorato”
Biagio Izzo

L’istrionico attore si racconta alla vigilia del debutto all’Abc di Catania con “L’arte della truffa”

Spontaneo, caloroso, irresistibilmente diretto. La sua comicità nasce dall’osservazione attenta della realtà, dai tic di quartiere alle contraddizioni di un Sud che sa essere drammatico e meravigliosamente esagerato allo stesso tempo. In un panorama dello spettacolo in continua evoluzione, Biagio Izzo resta una certezza: quella risata genuina che nasce dal cuore di Napoli e arriva, senza filtri, fino all’ultima fila. Porta in scena ‘L’arte della truffa’ di Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e Augusto Fornari che firma anche la regia. Prodotta da AG Spettacoli, la commedia rientra nella stagione teatrale Turi Ferro e verrà rappresentata da domani al 29 marzo 2026 al Teatro Abc di Catania, con una imperdibile tre giorni – dal 17 al 19 marzo – al Teatro Golden di Palermo.

Biagio, diciamolo: nel Belpaese la truffa è un reato o una competenza trasversale?
“Cominciamo bene (ride, ndr)”.

Allora riformuliamo la domanda: la truffa ‘a fin di bene’ è davvero il segreto di sopravvivenza dell’italiano medio?
“Una truffa resta pur sempre una truffa, e qualcuno ne paga le conseguenze. Mi auguro che non sia questa la chiave della sopravvivenza nel nostro Paese. Per quanto si possano escogitare espedienti e arrangiamenti, in una società civile non dovrebbe mai essere necessario ricorrere all’illegalità per andare avanti”.

Quanto è sottile il confine tra furbizia e moralità nella commedia che porta in scena?
“Sono due elementi che si intrecciano e, in un certo senso, si completano. L’una ha bisogno dell’altra: è proprio da questa tensione che nasce il cuore della storia”.

Oggi si fa il tifo per l’onestà o per il colpo ben riuscito?
“Quando qualcosa riesce bene, viene spontaneo riconoscerne l’abilità, anche se si tratta di una truffa. Ma, personalmente, continuo a fare il tifo per l’onestà”.

Dal punto di vista attoriale, cosa l’ha divertita di più nella costruzione del personaggio?
“La sua leggerezza, la furbizia, la scaltrezza. Ma soprattutto la possibilità di affrontare un tema delicato con equilibrio, evitando, sia di urtare la sensibilità dei benpensanti, sia di trasformare lo spettacolo in un’esaltazione dell’illegalità”.

Qual è l’insegnamento più grande che continua a darle Napoli, maestra nell’arte dell’arrangiarsi e madre di quella commedia dell’arte di cui lei è figlio?
“È una fucina inesauribile di idee. Si dice spesso che il napoletano abbia una marcia in più: siamo vulcanici, come il Vesuvio. Ma credo che ogni artista tragga ispirazione dal luogo in cui vive. Osservare la propria città, giorno dopo giorno, significa scoprirne dettagli sempre nuovi. Eduardo De Filippo attingeva dalla strada: è un’eredità che noi napoletani continuiamo a portarci dentro”.

Cosa trasmettere alle nuove generazioni?
“Educazione e rispetto. Rispettare gli altri significa camminare insieme nella stessa direzione, senza conflitti né inganni. La mancanza di rispetto genera solo bruttezza e disordine. La cronaca quotidiana ce lo ricorda fin troppo spesso”.

Un’altra realtà complessa è la Sicilia. Che rapporto ha con quest’isola?
“La amo profondamente, mi sento a casa. Napoli e la Sicilia si somigliano nel carattere: condividiamo una visione filosofica della vita. Apparentemente leggeri e spensierati, siamo in realtà popoli profondi, con una memoria lunga”.

Da Sud a Nord è un lungo applauso. Dopo tanti successi tra teatro, cinema e televisione, cosa rappresenta oggi il palcoscenico?
“È la mia vita, non soltanto il mio lavoro. Ho orientato ogni scelta, anche personale e familiare, pur di fare teatro. Ho iniziato come professionista nell’83-‘84 e da allora non ho mai smesso di sentire questa passione. Il teatro è la mia donna, e ne sono follemente innamorato”.

Qual è stata la rinuncia più grande per inseguire questo amore?
“Ho lasciato un posto fisso, quando ancora esisteva, e ho interrotto gli studi in Ingegneria navale. Ho scommesso tutto su questo mestiere”.

Ha rimpianti?
“Nessuno. Rifarei ogni scelta, esattamente allo stesso modo”.

L’affetto del pubblico la ripaga abbondantemente. Come vive la popolarità?
“Con naturalezza. Ci si abitua, fa parte del gioco. È una conseguenza del lavoro che hai scelto di fare. Noi attori viviamo anche di questo, ma non possiamo permetterci di adagiarci sugli allori”.

La spaventa l’idea di non far più ridere?
“Non do mai per scontato di dover far ridere. E non vorrei essere considerato soltanto un comico. Un attore deve confrontarsi con tutte le emozioni. Non mi piace essere etichettato come ‘quello divertente’: sono anche altro”.

Dietro il sorriso e la battuta pronta, chi è davvero Biagio Izzo?
“Una persona normale, con una famiglia, dei figli, una moglie, responsabilità e problemi come tutti. Ho scelto un mestiere che mi dà visibilità, ma questo non significa dimenticare di essere, prima di tutto, un uomo”.

Guardando agli esordi, c’è un consiglio che si darebbe?
“Di scegliere con attenzione le persone con cui condividere il percorso professionale. È l’unico cruccio che mi porto dietro: aver incontrato, talvolta, figure poco raccomandabili. Ma fa parte della vita, e la vita va vissuta fino in fondo”.

Per chiudere il cerchio: se aprisse un master in ‘Arti del raggiro’, crede che andrebbe sold out più dello spettacolo teatrale?
“Chi vivrà vedrà”.