Duro colpo ai vertici al clan di Corleone e alla mafia rurale. Tre persone, ritenute responsabili a vario titolo del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso, sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo di Palermo su richiesta dalla procura distrettuale antimafia ed eseguita dai carabinieri.
Si tratta di Mario Grizzaffi, 60 anni; Mario Gennaro, 54 anni, e Pietro Maniscalco, 63 anni.
Tra gli arrestati, il nipote del boss Riina
Tra gli arrestati, il nome di spicco è quello di Grizzaffi: nipote del boss dei boss Totò Riina e divenuto capo del mandamento di Corleone dopo la morte sia dello zio sia di Bernardo Provenzano avvenuta l’11 aprile del 2006.
Danneggiamenti, incendi e furti
In particolare, i reati contestati ai tre sono riferibili a danneggiamenti, incendi e furti di mezzi appartenenti ad aziende agricole di Corleone – tra cui uno utilizzato da una cooperativa che opera in immobili confiscati alla mafia – nonché estorsioni nei confronti di esercenti locali, finalizzate a dilazionare il pagamento di debiti contratti verso questi ultimi.
L’indagine durata sei anni sul clan mafioso
L’indagine, condotta dal 2017 al 2023, ha consentito di definire gli assetti della famiglia mafiosa di Corleone, individuando i vertici ed ha permesso di ricostruire significativi episodi nei quali sono state attuate condotte a carattere intimidatorio, manifestazione di una “mafia rurale” ancora operativa.
Gli indagati, sfruttando la rilevante forza intimidatoria derivante dal vincolo associativo, avrebbero esercitato un considerevole potere di controllo del territorio, tale da permettere loro di intervenire nella risoluzione di controversie private, nella gestione dei confini dei terreni agricoli e nella compravendita degli stessi, tanto che anche semplici cittadini si sarebbero rivolti al sodalizio per ottenere l’autorizzazione preventiva all’acquisto di fondi agricoli e per dirimere dispute sorte tra privati.
Cgil Palermo. “Preoccupati per pratiche mafiose”
La Cgil Palermo esprime “plauso all’Arma dei carabinieri e alla procura di Palermo per gli arresti frutto di un’indagine che ha ricostruito l’esistenza di una “mafia rurale” ancora molto attiva a Corleone. In manette anche il nipote di Totò Riina”.
Il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo sottolinea: “Esprimiamo plauso per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dai magistrati ma anche forte preoccupazione rispetto al persistere di pratiche e modalità mafiose, ancora operanti nel corleonese con un’azione di controllo esercitata a forza di intimidazioni, minacce danneggiamenti. Una mentalità che ancora persiste e che denota l’insistenza e la pervasività della mafia, nonostante i colpi inferti e l’impegno delle istituzioni e dell’antimafia sociale. Si conferma l’interesse dei mafiosi per la ‘roba’, anche per quella oggetto di confisca e di chi ha in gestione beni sottratti alla mafia”.
E conclude: “La speranza è che prevalga, rispetto a una mentalità che cerca ancora favori e protezione, la reazione della parte sana della società”.
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