“Siamo aperti con dignità”, “La mafia è una montagna di merda”. Queste sono le frasi su due cartelloni appesi in questi giorni all’esterno del ristorante “Al Brigantino” nella piazza di Sferracavallo dopo i colpi di kalashnikov sparati contro l’attività nella notte tra il 24 e il 25 aprile. In tanti ieri, tra commercianti anche della città, residenti e famiglie, hanno partecipato alla manifestazione pacifica per dire no alla criminalità e chiedere più sicurezza alle istituzioni organizzata sabato pomeriggio dall’associazione Filiis.
Preoccupazione a Sferracavallo: “Siamo soli, servono controlli”
C’è preoccupazione tra residenti e commercianti di Sferracavallo, una borgata che prima era vista come una piccola “isola felice” ma che adesso sembra essere finita nel mirino di criminali che agiscono senza scrupolo. “In tredici anni di attività – dichiara una commerciante a QdS.it – non ho mai avuto paura come adesso. Non mi aspettavo il furto alla barberia subito dopo l’intimidazione al ristorante. Siamo preoccupati. Non chiediamo più controlli, ma controlli. Siamo soli. Servono più presidi. L’altro giorno è passata una pattuglia dei carabinieri che ha presidiato per un po’ la zona della piazza e devo dire che al pensare solamente che sono presenti i militari mi fa stare un po’ più tranquilla, ma presidi del genere qui a Sferracavallo devono essere fatti di sera”.
Un residente che abita a pochi metri dal ristorante “Al Brigantino” racconta a QdS.it di aver sentito i colpi quella sera: “Non riuscivo a prendere sonno quando verso le 3 ho sentito forti colpi e ho pensato che erano i soliti fuochi d’artificio che vengono esplosi. L’indomani uscendo di casa mi sono accorto dei colpi sparati al ristorante. Personalmente, adesso ho paura a uscire di sera solo in zona. Siamo abbandonati, chiediamo più controlli”.
“Prima c’era una caserma dei carabinieri qui. Chiediamo più presidi – dice un altro residente -, non ci aspettavamo questi eventi qui a Sferracavallo perché è una zona tranquilla. La borgata è scossa da questi eventi”. “Un po’ di insicurezza c’è – sottolinea un altro residente -, soprattutto la sera dove ci sono molte persone che portano disagi.
“La notte non dormo più, non trovo più la forza di portare avanti il lavoro iniziato 40 anni fa”, ha detto Gaetano Testaverde, padre del titolare del “Al Brigantino” durante la manifestazione di sabato pomeriggio. “Per fortuna c’è mio figlio, che ha una forza immensa, altrimenti l’unica soluzione era andare via da qui”.
Le indagini sulle intimidazioni tra San Lorenzo e Sferracavallo
Due settimane prima del raid “Al Brigantino”, a finire nel mirino delle intimidazioni una rimessa di auto in via Sferracavallo: due persone, a bordo di una Fiat Panda rubata, hanno sparato con una mitragliatrice diversi colpi contro l’attività commerciale colpendo diverse auto e il gabbiotto dei custodi che si trovavano all’interno, ma che fortunatamente sono rimasti illesi. Il 10 aprile, invece, colpi di mitragliatrice hanno raggiunto il deposito di Sicily by Car di via San Lorenzo, anche in questo caso diverse le auto colpite dai proiettili.
Dietro queste intimidazioni ci sarebbe una banda di giovani che prova ad imporsi con metodi violenti e plateali, armati di kalashnikov. Gli investigatori non escludono nessuna pista: si potrebbe trattare di un’organizzazione strutturata legata alla criminalità o dei gruppi di giovani fuori controllo che cercano di imporsi con le armi e il pizzo. Ma sempre sotto la supervisione mafiosa.
Banda inesperta
Se da un lato è certa la pianificazione e la crudeltà dei raid, dall’altro emerge anche l’inesperienza della banda come ad esempio a Sferracavallo quando a fine anno vennero lasciate delle bottiglie con liquido infiammabile davanti a dieci attività commerciali accompagnate da un pizzino con la richiesta di 5 mila euro. Dalle telecamere di videosorveglianza si sono visti due uomini più volte incerti sull’azione da compiere, costretti a consultare più volte un foglio dove erano state date le indicazioni. Tra i locali destinati c’era anche “Al Brigantino”, ma in quel caso la bottiglia incendiaria fu lasciata erroneamente in un altro locale.
Nel corso del raid al deposito di Sicily by Car i proiettili hanno raggiunto anche muri di abitazioni, rischiando di poter far male a qualcuno. Infatti, in quel momento in un appartamento era in corso una festa.
Le sparatorie degli ultimi giorni e i raid a Sferracavallo, in comune la stessa arma
Le sparatorie degli ultimi giorni a Palermo, prima in via Don Minzoni e poche ore dopo in via Montalbo hanno in comune l’arma, un kalashnikov. In entrambi gli episodi, il primo mercoledì notte e il secondo giovedì pomeriggio, i proiettili sono stati esplosi da una mitragliatrice. Si tratta della stessa arma utilizzata per le intimidazioni di queste settimane che hanno colpito prima il deposito di Sicily by car e poi a Sferracavallo un’autorimessa e il ristorante Al Brigantino.
Intimidazioni a Sferracavallo e sparatorie: accertamenti se si tratta della stessa arma
La Squadra Mobile di Palermo e la Scientifica sono a lavoro per accertare se il kalashnikov che ha sparato in via Montalbo e in via don Minzoni sia lo stesso utilizzato per le intimidazioni a San Lorenzo e Sferracavallo. Gli accertamenti sull’arma potranno aiutare gli investigatori a comprendere se dietro questi episodi ci sia lo stesso gruppo criminale o si tratta di gruppi diversi che agiscono come “cani sciolti”.
Sparatoria in via Montalbo, ferita per errore un’anziana
C’è anche una donna di 71 anni tra i feriti della sparatoria di via Montalbo a Palermo che si è verificata giovedì nel tardo pomeriggio. M.M. le sue iniziali, è stata colpita da uno dei proiettili destinati al 37enne D.D.I. ferito alla gamba poco dopo essere uscito da una macelleria della zona. L’anziana è rimasta ferita all’altezza del collo del femore destro, ma non sarebbe in pericolo di vita. I medici stanno valutando se sottoporre la donna ad un intervento chirurgico per estrarre il proiettile.
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