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Bmti: da crisi Golfo no impatto generalizzato a rialzo su prezzi

Bmti: da crisi Golfo no impatto generalizzato a rialzo su prezzi

Dei prodotti agroalimentari, molti rialzi per dinamiche mercato

Roma, 12 mag. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente tra USA e Iran non ha determinato un impatto generalizzato e marcato al rialzo sui prezzi dei prodotti agroalimentari. E’ il risultato della analisi basata sulle rilevazioni delle Camere di commercio e dei mercati all’ingrosso. Per alcuni prodotti, i rialzi su base annua che si osservano attualmente sono riconducibili a dinamiche di mercato: è il caso delle carni, in particolare di quelle bovine, con un incremento per il vitellone a fine aprile del +10% rispetto ad un anno fa, dettato però dalla minore disponibilità di capi da macello che si è registrata nei mesi scorsi. Aumenti, comunque contenuti, si sono osservati tra gli oli di semi, prodotti che oltre ad un uso alimentare hanno anche un utilizzo biofuel e dunque risentono dell’aumento del prezzo del petrolio. L’olio di palma è cresciuto del +9% rispetto a fine febbraio.

Tuttavia, il forte aumento del prezzo del petrolio e, di conseguenza, dei carburanti, in particolare del gasolio, insieme alla crescita del gas e alle interruzioni nelle catene di approvvigionamento, sta determinando un incremento dei costi energetici, di trasporto e di imballaggio a carico delle imprese del settore agroalimentare, con il rischio concreto di una trasmissione sui prezzi lungo la filiera fino al consumo.

Tra gli input produttivi che hanno mostrato forti aumenti va segnalato il gasolio agricolo, che, sulla base delle ultime rilevazioni della Camera di commercio di Milano, mostra un aumento del +42% rispetto alla settimana antecedente lo scoppio del conflitto tra USA e Iran. Nonostante alcuni segnali di rallentamento nell’ultima settimana, i prezzi dei fertilizzanti rimangano su livelli elevati. In particolare, i prezzi dell’urea sono superiori di quasi il +50% rispetto allo scoppio del conflitto.

Sul fronte della logistica, l’aumento del prezzo del carburante per le navi e la crescita dei costi assicurativi a causa del conflitto ha determinato, nel periodo successivo allo scoppio del conflitto, un aumento del costo dei noli marittimi per il trasporto di container. In particolare, il costo dei noli sulla direttrice Shanghai-Genova fa segnare un aumento del +8% dallo scoppio del conflitto, sebbene restino ancora lontani i livelli record che furono raggiunti durante il periodo post pandemico a causa della paralisi della logistica.

Infine, occorre ricordare che l’aumento del prezzo del petrolio e dell’energia, oltre alle criticità logistiche, sta comportando dei forti aumenti delle quotazioni anche di alcune materie prime per gli imballaggi. I dati rilevati ad inizio maggio mostrano dei forti aumenti rispetto al periodo precedente lo scoppio del conflitto: i prezzi del polietilene e del polipropilene sono più che raddoppiati mentre il PET è aumentato del +70%.